Prima di mezzanotteGuerra, futuro dei giovani e lavoro: Mattarella prepara (di nuovo) il discorso di fine anno

Sarà il primo messaggio augurale del nuovo settennato, dopo la rielezione del 29 gennaio scorso. Unica differenza la location scelta per la diretta tv: l’ala neoclassica della Palazzina, al termine della cosiddetta Manica Lunga, da dove parlerà in piedi

Ufficio Stampa Quirinale/Francesco Ammendola/LaPresse

Solidarietà, responsabilità, Costituzione, giovani, lavoro. Ecco le parole chiave del messaggio di fine anno che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella rivolgerà agli italiani domani, all’ora di cena. Sarà il primo discorso augurale del nuovo settennato, dopo la rielezione del 29 gennaio scorso. Unica differenza la location scelta per la diretta tv: l’ala neoclassica della Palazzina, al termine della cosiddetta Manica Lunga, da dove parlerà in piedi.

Iniziato con Sergio Mattarella l’anno finisce con lui. Di mezzo l’invasione della Russia in Ucraina, il rincaro del gas, la caduta del governo Draghi, l’inedito delle elezioni in autunno, Giorgia Meloni prima donna premier. Mattarella lo scorso Capodanno ci aveva salutati e invece poi è stato rieletto a furor di Parlamento e quindi domani farà il suo ottavo discorso alla nazione.

Un intervento non lungo, cui ha iniziato a lavorare insieme ai collaboratori più stretti, come racconta Repubblica. Sarà rivolto ai cittadini, come ha sempre fatto. Quattro le parole chiave cerchiate di rosso sul taccuino del Presidente: solidarietà, visione, responsabilità, comunità. La bussola di Mattarella. E naturalmente la Costituzione, che in questi giorni taglia il traguardo del 75esimo anniversario.

A 81 anni – scrive Concetto Vecchio su Repubblica – ha girato instancabilmente l’Italia, l’Europa e persino l’Africa. Ha parlato lo stretto necessario. E ha soprattutto ricucito gli strappi, facendo opera di diplomazia, specie con l’Europa. In estate la destra pensava di dargli una spallata (ricordate l’uscita di Silvio Berlusconi?), ma poi hanno capito che sarebbe stato un suicidio. Questa destra sovranista è agli antipodi del modo di vedere il mondo di Mattarella, ma con la premier il Capo dello Stato ha instaurato sin da subito un rapporto di civile convivenza. Le ha dato una mano durante la formazione dell’esecutivo. A novembre, allo scoppio della tensione con la Francia sui migranti, proprio mentre era in visita di Stato in Olanda, è stato Mattarella a chiamare Macron ristabilendo, d’accordo con palazzo Chigi, un canale di comunicazione. Ha mediato con Ursula von der Leyen, affinché accogliesse la richiesta del governo di disporre di più margini sul Pnrr.

Sull’Ucraina offesa e ferita da «una sciagurata aggressione» è tornato innumerevoli volte, a cominciare dal primo accorato intervento nel gelo di Norcia, il 25 febbraio. Ha difeso strenuamente le sanzioni contro Mosca. E ha ricordato che non si può non stare dalla parte della Nato. A Strasburgo, a fine aprile, parlando al Consiglio europeo, ha proposto una conferenza di pace «nello spirito di Helsinki, non di Jalta». La pace, ha però sottolineato con chiarezza, deve essere «giusta». Anche le notizie che giungono dall’Iran lo hanno indignato. È stato tra i pochi leader a dedicarvi più di un pensiero di condanna pubblica. Il momento di maggior amarezza è stato la caduta di Mario Draghi a luglio. Finiva così l’esperienza del governo del Presidente e quel pomeriggio, presentandosi al cospetto degli italiani, per annunciare lo scioglimento delle Camere, è apparso sinceramente deluso per la decisione del Parlamento proprio mentre i progetti del Piano di resilienza entravano nel vivo. Ne ha però rispettato le indicazioni, rinunciando a intenti manovrieri, nella convinzione morale che il Presidente della Repubblica è l’arbitro della partita. Un arbitro con le sue idee, che vengono fuori quando invita i disabili o i cittadini in difficoltà nei giardini del Quirinale per la festa del 2 giugno, o quando ricorda che dietro i migranti che sbarcano ci sono uomini e donne. A dicembre ha contratto il Covid. Non si può abbassare la guardia, ha ricordato davanti a mezzo governo lo scorso 28 ottobre, difendendo i vaccini.

Sergio Mattarella entra nel suo ottavo anno. Non ha fatto nulla per farsi rieleggere, a gennaio. Lo hanno votato al termine di una settimana di colpi di scena che la politica nostrana difficilmente dimenticherà.

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