Gaetano PesceLeggero, trasparente e resistente come la resina

“È bello continuare”. Si intitola così la mostra (fino all’1 aprile a Milano) dello scultore e designer classe 1939. La tappa fondamentale di un viaggio a trent’anni anni dal debutto delle sue “pelli industriali”

Courtesy of Galleria Luisa Delle Piane

«Questo quadro raffigura un bambino che, alla finestra della sua stanzetta, guardava i colli Euganei. Guardava e cominciava a disegnare». Quel bambino si chiamava Gaetano Pesce e l’opera si intitola Este, il Comune in provincia di Padova dove l’artista ha vissuto fino ai quindici anni. È questa una delle dodici “pelli industriali” – realizzate dal designer e architetto dal 1995 a oggi – in mostra alla Galleria Luisa delle Piane fino al 1 aprile. Un’esibizione che non è facile raccontare: le fotografie non possono rendere l’impatto visivo regalato da questi maxi-fogli di resina poliuretanica che riportano parole, figure geometriche, linee, macchie di colore (due gli autoritratti) e narrano storie diverse, fatte di resina colorata.

Le pelli arrivano a Milano a circa trent’anni dal loro debutto, anche allora per l’impegno di Luisa delle Piane che le scopre a New York nel 1995 e insiste per portarle al Salone del Mobile del 1998. «A quell’epoca stavo sperimentando un supporto diverso dalla carta e dalla tela, secondo me diventati ormai obsoleti per disegnare o dipingere», racconta Gaetano Pesce che, dal 1983, vive e lavora a New York. «Così ho cominciato a fare esperimenti con la resina poliuretanica, un materiale che stavo iniziando a usare per realizzare oggetti, sedie, vasi. Il risultato sono stati questi fogli sottili, flessibili, dotati di lucentezza, sui quali ho dipinto con la resina liquida, un materiale interessante e una sfida perché solidifica in tempi molto rapidi».

Courtesy of Galleria Luisa Delle Piane

«La resina per me è stata una scoperta del tutto casuale, capitata durante uno dei miei primi soggiorni a New York. Ero in un negozio di articoli di Belle Arti, cercavo delle matite e ad un certo punto, alzando lo sguardo, ho visto davanti a me un vaso fatto di resina. Sono stato subito attratto da questo materiale leggero e trasparente come il vetro ma molto più resistente. E dalle sue caratteristiche particolari perché la resina è un liquido che diventa solido, può essere trattata con uno stampo, può essere modellata: è un materiale contemporaneo, versatile, resistente – molto più di quelli tradizionali – ed è interessante come reagisce alla luce».

Così, dopo le poltrone Up, le lampade Moloch e il divano Tramonto a Manhattan, per citare tre dei suoi pezzi iconici – lavori che oggi si trovano al MoMa di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra o al Centre Pompidou di Parigi – nei primi anni Novanta Gaetano Pesce comincia a dipingere. «Luisa delle Piane è stata la prima a interessarsi al mio lavoro, coraggiosa allora a propormi di esporre le pelli al Salone del Mobile del 1998, e coraggiosa anche oggi che mi chiede di tornare con questi lavori, di sicuro meno conosciuti dal grande pubblico rispetto ai progetti di architettura e design. Tanto più che alcuni dei pezzi esposti sono inediti, come Fish Skin, mai esposto prima d’ora», spiega l’artista. 

Courtesy of Galleria Luisa Delle Piane

Le dodici opere in mostra sono state realizzate in momenti diversi e delineano un percorso dagli anni Novanta a oggi. «Dopo Este, sono particolarmente affezionato a un’altra delle opere esposte a Milano. Si intitola Il piede. È uno dei lavori nei quali ho unito l’immagine e la parola scritta ed è un affettuoso omaggio a una tra le parti del corpo meno considerate, quando invece è importantissima perché sono i piedi a permetterci di andare avanti e scoprire strade sconosciute. Andare all’indietro è molto più difficile».

La mostra È bello continuare, pelli industriali di Gaetano Pesce, è alla Galleria Luisa delle Piane di Milano, in via Giusti 24, fino al 1 aprile. Ingresso libero; aperta il sabato dalle 15.30 alle 19.30 e – da martedì a sabato – dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 19. 

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