Caro carburante e consensiIl governo pensa a una retromarcia sul taglio delle accise sulla benzina

Oggi il tema verrà discusso in consiglio dei ministri. Anche perché Meloni dall’opposizione chiedeva di abolire le tasse sui rifornimenti, salvo poi arrivare a Palazzo Chigi e dover gestire i conti pubblici. La percezione nell’opinione pubblica è che la destra non mantenga le promesse. Ma Salvini è il primo a intestarsi la richiesta di valutare un intervento

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Oggi in consiglio dei ministri è in agenda anche il caro benzina e gasolio. La premier Giorgia Meloni era determinata a confermare la scelta fatta in manovra di non rinnovare lo sconto sulle accise della benzina, perché costoso e iniquo. Ma ora l’allarme per l’aumento dei prezzi al distributore, il rischio di consumare la fine della luna di miele con il Paese su un tema su cui in passato aveva battagliato tanto, la pongono davanti a un bivio.

Come scrive Repubblica, non è solo Matteo Salvini a pensare che si debbano trovare i soldi – oltre 1 miliardo al mese – per tagliare quelle accise. In Consiglio dei ministri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti riferirà dei controlli anti-speculazione della Guardia di Finanza. Il ministro del Made in Italy Adolfo Urso propone di dare più potere al garante dei Prezzi per intervenire, fissando dei tetti per calmierare i rincari. Ma potrebbe non bastare. E si rischia lo scontro tra i ministri.

«È una fake news che ci sia la benzina a 2,5 euro. Io faccio ogni giorno l’autostrada perché sono un pendolare e la benzina è 1,8 euro», s’indigna Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario a Palazzo Chigi e consigliere ascoltato da Meloni. «Non è in discussione la reintroduzione di uno sconto sul carburante», aggiunge. I soldi che Draghi aveva usato per tagliare le accise, spiegano al ministero dell’Economia, sono stati destinati in manovra a «misure più mirate ad aiutare i più deboli».

Anche Claudio Spinaci, presidente dell’Unem (Unione energie per la mobilità), alla Stampa dice: «Speculare sui prezzi dei carburanti? È un’accusa senza fondamento, perché tra l’ultima settimana di dicembre e i primi giorni di gennaio il prezzo industriale dei carburanti, stante la sostanziale stabilità dei mercati internazionali, non è variato e la differenza che vediamo oggi è dovuta al solo aumento delle accise. Al momento, secondo i dati dell’osservatorio ministeriale, in modalità self siamo, come media nazionale, intorno a 1,82 euro/litro per la benzina e a 1,88 per il gasolio, cioè circa 18-19 centesimi in più rispetto a quelli di fine anno. Non vedo dove sarebbe la speculazione se la differenza è pari all’aumento delle accise Iva compresa».

Un effetto era atteso, un rimbalzo al distributore inevitabile, svanita la sforbiciata da 25 centesimi al litro. La convinzione è che la situazione si vada normalizzando. E che gli aumenti della benzina «a livelli sconsiderati» riguardino casi specifici, non generalizzati, in autostrada e non nelle città, e siano frutto di speculazione. Ecco perché i controlli della Guardia di finanza.

Ma, c’è un ma. Riguarda la percezione dell’opinione pubblica. Meloni dall’opposizione chiedeva di abolire tutte le accise sui carburanti. Ecco perché, ora che da premier deve far quadrare i conti pubblici, ha la difficoltà di spiegare perché non fa quel che chiedeva agli altri governi di fare. Dalle rilevazioni emerge che «la gente se ne sta rendendo conto», spiega la sondaggista Alessandra Ghisleri. «Sulle accise si chiedono ‘ci hanno sempre detto che andavano tolte, perché le hanno aggiunte?’». Il punto è anche tutto politico, a un mese dal voto in Regioni cruciali come Lazio e Lombardia.

Salvini, sempre lesto a tastare l’umore dell’opinione pubblica, è il primo a intestarsi la richiesta di valutare «un intervento». Aggiunge, da vicepremier responsabile, che si dovrà valutare «se ci sono i denari per intervenire». Ma anche Licia Ronzulli, capogruppo di Forza Italia, afferma che «se i prezzi resteranno troppo elevati chiederemo di tagliare le accise e lavoreremo per una riduzione strutturale».

Venerdì Urso vedrà sul tema 19 associazioni dei consumatori e ascolterà le loro proposte. Ma sotto la pressione dell’opinione pubblica nel governo si allarga il partito di chi pensa che sia meglio agire subito, intestarsi una retromarcia rispetto alla manovra, piuttosto che sedimentare nell’opinione pubblica l’idea che la destra non mantenga le promesse. L’ipotesi è di convocare un consiglio dei ministri già giovedì.

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