L’alleanza del tankIl ruolo dell’Italia nel nuovo giro di aiuti militari internazionali all’Ucraina

Roma invierà un primo scudo missilistico a Kyjiv grazie a batterie di Aspide e il sistema radar Spada. Poi assieme ai francesi sarà garantito il rifornimento di Samp-T. Ma il ministro della Difesa Crosetto sottolinea che servirà «rifornire le scorte nazionali dopo gli invii di armi»

AP/Lapresse

Con il sesto decreto interministeriale tra pochi giorni l’Italia invierà all’Ucraina un primo scudo missilistico, grazie ai rifornimenti di missili Aspide e il sistema radar Spada. Roma sta provando a ritagliarsi un ruolo da co-protagonista nel sostegno occidentale a Kyjiv.

Nella giornata di ieri il protagonista è stato il presidente americano Joe Biden, che ha annunciato l’invio di 31 carri armati M1 Abrams. Poi l’attenzione dell’Europa si è spostata sul cancelliere tedesco Olaf Scholz, che ha confermato la storica decisione di inviare 14 Leopard 2 all’Ucraina e autorizzare gli altri Paesi europei che si sono detti pronti (a Polonia, Finlandia, Danimarca ieri si sono aggiunte Olanda e Spagna) a fare altrettanto: serviva l’ok di Berlino per permettere agli altri di ri-esportare i tank tedeschi.

Ma anche l’impegno di Roma non sarà poi marginale. «Insieme ai francesi stiamo mandando uno dei sistemi di difesa aerea più sofisticati al mondo, basti pensare che uno solo dei missili con cui viene equipaggiata la batteria Samp-T costa un milione di euro. E poi basta fare due conti, ad oggi il valore di tutti gli aiuti italiani inviati alla resistenza ucraina supera il miliardo di euro, una quota più che consistente del bilancio annuo dedicato al ministero della Difesa», fanno sapere da Palazzo Chigi.

L’Italia, scrive il Corriere della Sera, invia uno dei pezzi più pregiati della sua Difesa, seguendo un principio molto chiaro: al momento nessuno può permettersi di ragionare in termini di risorse finanziarie disponibili.

Per questo, «anche di fonte al Copasir», si legge nell’articolo, «il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ribadisce che è sul tavolo dell’Europa la proposta italiana (ma non solo) di escludere gli investimenti militari dal Patto di stabilità Ue, anche perché “serve rifornire le scorte nazionali dopo gli invii di armi a Kyjiv”».

Per l’ultimo decreto che definisce la sesta fornitura di aiuti militari italiani «mancano una decina di giorni», dicono nel governo, ma le forniture già inviate e quella delle prossime settimane rischiano di lasciare spazio vuoto nei magazzini militari italiani e serviranno nuovi finanziamenti per tornare a riempirli.

Allora Crosetto rilancia l’obiettivo di raggiungere, per le spese militari italiane, il due per cento rispetto al Pil nel giro di pochi anni seguendo quanto chiede la Nato, ma anche di poter uscire dai vincoli degli accordi europei sul bilancio: «Oggi nessun Paese è in grado di tagliare gli investimenti sulla Difesa. Anche perché l’aiuto che abbiamo dato in questi mesi all’Ucraina ci impone di ripristinare le scorte che servono per la Difesa nazionale, per cui le due cose sono collegate, anche il ministro Giorgetti condivide».

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