À la belle étoileLa pasticceria ti salverà la vita

Un nuovo film francese racconta la professione più dolce e il suo valore formativo e di riscatto sociale. A dimostrazione di come anche i mestieri del cibo debbano avere una narrativa diversa per tornare ad essere scelti dai giovani

Foto di Dan Rooney su Unsplash

È la prima dolce notizia dell’anno: il prossimo febbraio uscirà sugli schermi un vero e proprio film che racconta la storia di un adolescente, appassionato di dolci, che, con forza di volontà e coraggio, diventa campione del mondo di pasticceria. È di sicuro la prima volta in cui un lungometraggio, anche se di fiction, mette così tanto in luce il mestiere del pasticciere, la prima volta in cui l’eroe di un film è un giovane commis che sogna di diventare professionista nel settore dolce, e ha l’ambizione di diventare persino campione. La prima volta in cui gli idoli di un ragazzo non sono stelle del cinema o del calcio, ma davvero i MOF (Meilleurs ouvriers de France) pasticceri francesi. Ebbene sì, perché la storia si svolge in Francia, dove da tempo le professioni artigiane sono codificate, strutturate, e soprattutto rispettate e definite da una legislazione chiara, da regole certe e da una narrativa ben distante da quella imperante nel nostro Paese.

L’acronimo MOF designa uno dei titoli più prestigiosi oltralpe, e corrisponde a “Meilleur Ouvrier de France”: è un riconoscimento prestigioso che porta con sé un importante patrimonio storico e valorizza l’eccellenza nella professione. È un vero onore essere riconosciuto dai colleghi e dal proprio Paese, per i propri valori di eccellenza professionale, innovazione e capacità di trasmissione agli altri. Il titolo si conquista partecipando a un concorso, tutt’altro che facile. La competizione MOF richiede mesi o addirittura anni di preparazione intensiva. Valuta la manualità, la conoscenza delle tecniche moderne e tradizionali, il know-how e la creatività dei candidati che rappresentano più di duecento professioni. Gli artigiani che partecipano provengono da sedici settori diversi e variegati come l’industria alberghiera, il tessile, il design floreale, la pelletteria o la lavorazione della ceramica. All’interno di ogni categoria, diversi gruppi rappresentano varie specialità. Tecnicamente, qualsiasi cittadino francese di almeno 23 anni può partecipare al concorso con una quota di iscrizione di 60 euro. Tuttavia, pochi hanno la preparazione e la motivazione necessarie per essere candidati seri. Questa competizione si distingue anche per l’assenza di classifica. Infatti, il titolo di MOF viene assegnato in base alla media dei voti di ciascuna prova. Potrebbero quindi esserci più vincitori o nessuno, se nessuno ha raggiunto un punteggio sufficiente per aggiudicarsi il titolo. Oggi, meno di 10.000 persone possono rivendicare il titolo di Meilleur Ouvrier de France, che viene assegnato a vita. Molti vincitori scelgono poi di aderire alla Société Nationale des Meilleurs Ouvriers de France, una sorta di associazione di ex studenti.

Il settore dell’ospitalità è solo uno dei comparti che partecipano al concorso, le categorie Chef e Pastry Chef sono quelle che hanno sicuramente più popolarità negli ultimi anni. Il colletto tricolore e il logo MOF sulle giacche dei vincitori sono la prova che questi professionisti hanno raggiunto un livello davvero notevole, e la data sotto al logo sulle loro giacche indica l’anno in cui è stato assegnato il titolo.

Alcuni dei più noti e rispettati chef e professionisti dell’ospitalità fanno parte di questo gruppo ristretto, e  questo riconoscimento comporta una grande responsabilità: ogni MOF è tenuto infatti a far progredire la propria professione e guidare la nuova generazione di artigiani nella ricerca dell’eccellenza e dell’innovazione. Sono inoltre incoraggiati a sviluppare le competenze professionali, apprendere nuove tecniche e migliorare se stessi, per far progredire la professione e – di conseguenza – per migliorare il posizionamento delle loro attività e, sul lungo periodo, la riconoscibilità e la reputazione del loro Paese nel mondo.

Ma questo film è un grande stimolo perché mostra a quale punto l’artigianato, e in questo caso la pasticceria, veicoli i valori essenziali dell’apprendimento, della trasmissione, della fatica, della pazienza, della solidarietà e dell’apprendistato. In questo lungometraggio si comprende quanto la strada della pasticceria possa essere una via maestra per la realizzazione e il riconoscimento, per chi vuole crederci, si dà da fare e lavora.

Uno dei giornali di pasticceria più amati di Francia, Fou de Pâtisserie, è entusiasta di questo film, perché riconosce un grande valore alla professione. Scrive il direttore nell’editoriale: «Ci siamo innamorati dell’impressionante interpretazione di Riadh Belaïche, più conosciuto sui social network come @justriadh, star di Instagram da 4,6 milioni di follower. Lui incarna con profondità e impegno inconsueto il ruolo di questo giovane pasticcere dalla vita ammaccata, dal futuro incerto, sballottato tra famiglia di origine e famiglia affidataria, ma che a forza di speranza e di volontà, di audacia e di fede nella sua buona stella, raggiunge le più alte vette della pasticceria francese. Da ovunque si venga, chiunque si sia, la pasticceria può essere un magnifico percorso di vita e un formidabile terreno di gioco. Un film emozionante, viscerale, sincero, che ci fa sentire bene e terribilmente gourmand». E che di sicuro sarà in grado di smuovere, come hanno fatto per il mondo della cucina Masterchef e affini, le scelte dei ragazzi che troveranno una nuova ispirazione nel campo dell’accoglienza e della creatività legata al cibo. O almeno ce lo auguriamo. A quando una versione italiana? 

 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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