Faida sgonfiaL’assalto dei dissidenti della Lega alla leadership di Salvini è stato una disfatta

La lista elettorale autonoma per le regionali in Lombardia avrebbe dovuto mettere in difficoltà il Capitano. Invece i fuoriusciti del Carroccio sono soltanto i sei che sono entrati nella lista di Letizia Moratti

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Doveva essere lo scacco matto a Matteo Salvini. Almeno in Lombardia. Con una lista di candidati traditi da un decennio di gestione padronale della Lega Salvini premier e pronti a sostenere Letizia Moratti. Doveva essere l’occasione per provare a riprendersi le redini del partito originario, ritrovare l’identità perduta, attrarre di nuovo i voti e militanti dispersi.

La lista era già pronta da depositare prima della scadenza, oggi, di tutte le liste elettorali per le elezioni regionali del 12-13 febbraio. E invece la faida interna – con la costituzione prima di una corrente interna del Comitato Nord nato con il beneplacito di Umberto Bossi, e non per sua diretta volontà come è stato raccontato, diventato poi un gruppo consiliare nel dicembre scorso e infine un gruppo spaccato fra chi voleva allearsi con la Moratti e chi invece con Attilio Fontana – si è trasformata in una caotica disfatta.

Con Bossi che un po’ ci fa e un po’ chissà, e che ha continuato a invocare l’unità della Lega, perduta come la sua identità, arrivando al punto di considerare la discesa in campo di Letizia Moratti un complotto di Salvini contro l’amico Attilio Fontana.

Doveva essere lo scacco matto, o quasi, al leader della Lega, grazie anche al lavoro di tessitura del Mal, il Movimento autonomista lombardo creato da Gianni Fava, ex deputato, maroniano e liberale, che ha sostenuto fin da subito la proposta civica di Letizia Moratti, attenta alla galassia autonomista, con cinque esponenti della vecchia guardia bossiana, fuoriusciti dalla Lega, nella lista Moratti. Con un doppio obiettivo: trovare uno spazio elettorale per poi rilanciare il movimento padano dopo le elezioni regionali.

E invece è andata così: ieri mattina è arrivato un comunicato del Comitato Nord per annunciare che i loro consiglieri regionali non si candideranno con la Moratti «data l’impossibilità per il comitato di presentarsi a sostegno del governatore uscente Attilio Fontana in quanto non coerente con la nostra storia politica».

Anche se Federico Lena aveva già annunciato di non volersi ricandidare, Max Bastoni era stato stoppato dal veto della Moratti per le sue posizioni più estreme e il legame in passato con il destrorso Mario Borghezio, mentre il capogruppo del Comitato Nord, Roberto Mura, avrebbe dovuto essere inserito nella lista della Moratti.

Cosa è successo? Da una parte ci sono state le riserve di Carlo Calenda, il quale temeva che una lista Lega Nord avrebbe respinto quegli elettori riformisti a sinistra insoddisfatti dalla candidatura identitaria di Pierfrancesco Majorino, alleato con il Movimento 5 Stelle.

Dall’altra, la faida all’interno del Comitato Nord ha creato una frattura scomposta. Angelo Ciocca – europarlamentare in cerca di un salvagente per le prossime elezioni europee, coordinatore con Paolo Grimoldi del Comitato Nord – è favorevole a un’alleanza con Letizia Moratti, e ha chiesto che fossero inseriti nella lista di Lombardia Migliore sia Roberto Mura sia Antonello Formenti e al contempo si è messo a trattare un apparentamento con Noi moderati di Maurizio Lupi.

E last but not the least, Paolo Grimoldi, ex segretario della Lega Nord poi emarginato, che rappresenta l’altra corrente nella corrente del Comitato Nord rimasta nell’alveo di Salvini, e deciso a sostenere Fontana anche nella speranza, pare, di riavere il ruolo perduto, ha sollecitato Bossi a chiamare Letizia Moratti per dirle «mi fai un torto». E così l’estenuante contesa per il Comitato Nord fra Fontana, Bossi e la Moratti che dura da settimane si è trasformata in un castello sulla sabbia travolto dalle onde del mare.

E così l’operazione di delicata cucitura avviata dal Mal di Gianni Fava e da Gianluca Pini per creare un progetto di più ampio respiro per rilanciare dopo le regionali la Lega Nord si è per ora fermata alla candidatura di pochi dissidenti all’interno della lista Moratti. «Ciocca ha voluto forzare la mano e la trattativa è saltata, alle spalle di Umberto Bossi», ci ha detto un dirigente leghista, avversario di Salvini. Tutto questo è accaduto nell’arco di ventiquattro ore.

Ieri chi accarezzava il sogno di dare scacco matto a Salvini e di godersi i fuochi di artificio con la presentazione di una lista che richiamasse la Lega Nord, era convinto di finire nella lista della Moratti per trovare uno spazio elettorale e poi ricreare davvero il sindacato del Nord. Perciò il comunicato stampa del Comitato Nord che giura fedeltà a Bossi e a Fontana sembra come la storia della volpe e dell’uva e in contraddizione con tutte le dichiarazioni fatte nei giorni scorsi dai protagonisti di questa caotica storia.

Morale: chi di faida ferisce, di faida perisce. E ora per riprovare a dare scacco matto a Salvini, non resta che aspettare l’esito delle elezioni e della probabile nuova emorragia di consensi della Lega alle elezioni regionali. What a mess.

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