Alzare l’asticellaL’Europarlamento chiede di adeguare i parametri del reddito minimo negli Stati membri

Nella plenaria di febbraio verrà approvata una risoluzione per proporre alla Commissione di introdurre una cornice giuridica comune, per trovare uno standard condiviso «almeno pari alla soglia nazionale del rischio di povertà»

Pixabay

Il Parlamento europeo chiede agli Stati membri di aumentare gradualmente gli schemi di reddito minimo per le persone prive di risorse sufficienti, portandoli a un livello adeguato e almeno equivalente alla soglia nazionale di rischio di povertà. Una richiesta che rientra nell’ambito di una più ampia strategia di lotta alla povertà e di incentivi per promuovere il reinserimento nel mercato del lavoro di coloro che possono lavorare: è necessario inoltre migliorare l’inclusività e l’accessibilità del salario minimo per far fronte all’attuale crisi del costo della vita.

C’è stato un primo voto tra gli eurodeputati della commissione per l’Occupazione e gli Affari sociali (Empl), che ha approvato la proposta a larga maggioranza: 27 a favore, 8 contrari e 9 astenuti. La commissione ha adottato quindi una proposta di risoluzione in cui si afferma che una direttiva europea sul reddito minimo adeguato contribuirebbe a migliorare ulteriormente l’accessibilità, l’adeguatezza e gli aspetti abilitanti dei regimi di reddito minimo per promuovere la convergenza sociale verso l’alto. La bozza di testo sarà aggiunta all’ordine del giorno della plenaria di febbraio.

A oggi, scrive la Stampa, «tutti gli Stati membri hanno una forma di reddito minimo in vigore, ma la Commissione ritiene che non sempre siano adeguati, non sempre raggiungano chi ha effettivamente bisogno e non sempre motivino le persone che sono in grado di lavorare a entrare nel mercato occupazionale».

Nel 2021, ad esempio, più di novantacinque milioni di europei erano a rischio povertà o esclusione sociale e l’Unione europea vuole che almeno quindici milioni escano da questa condizione entro il 2030. Solo che l’inflazione degli ultimi anni – con le prospettive per i prossimi – rende tutto più complicato.

«Il salario minimo dovrà essere adeguato», si legge ancora sulla Stampa, vuol dire che le misure di sostegno dovranno essere stabilite «sulla base di una metodologia “trasparente e solida” e il loro livello riesaminato annualmente, se necessario ritoccandolo. Inoltre gli Stati dovranno assicurare miglioramenti sul fronte dell’accessibilità, per fare in modo che i criteri non siano discriminatori, semplificando le procedure per la domanda e fornendo maggiori informazioni a chi ne ha diritto».

Il Parlamento vuole poi alzare l’asticella «per promuovere la convergenza sociale verso l’alto». La richiesta più forte riguarda infatti la necessità di trasformare una semplice raccomandazione di Bruxelles in una vera e propria direttiva, con parametri comuni per tutti gli Stati membri entro i quali adeguare i rispettivi sistemi nazionali. Secondo gli eurodeputati, inoltre, «i programmi di reddito minimo dovranno essere disponibili a chiunque ne abbia bisogno». In particolare vorrebbero rimuovere tutti gli ostacoli burocratici per «i gruppi svantaggiati, come i senzatetto»: per esempio concedendo il sussidio anche a chi se non si è in possesso di un indirizzo fisso, di un conto corrente bancario oppure se non si dispone di «competenze e risorse digitali.

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