Il cielo sopra Palazzo ChigiMeloni ora vorrebbe firmare il piano d’azione con la Germania (ereditato da Draghi)

Il 3 febbraio la premier sarà a Berlino in visita da Scholz. E in vista della discussione sul piano di aiuti europeo, il governo ha riaperto il fascicolo di un accordo italo-tedesco a cui aveva lavorato l’esecutivo precedente. I falchi tedeschi vorrebbero rendere solo più elastica la norma sugli aiuti di Stato, ma si creerebbe una situazione di concorrenza sleale tra i Paesi. Ecco perché Roma non può restare isolata

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

La data è il 3 febbraio, quando la premier Giorgia Meloni sarà a Berlino. E per provare a non restare isolato dalle alleanze franco-tedesche in Europa, Palazzo Chigi starebbe pensando – scrive Il Foglio – di riaprire il dossier ereditato da Draghi su un piano d’azione comune con la Germania. Anche per ammorbidire le posizioni tedesche sulla necessità di una solida risposta europea al piano di sussidi e incentivi americano che rischia di mettere in difficoltà l’industria europea.

Il primo febbraio, la Commissione europea presenterà il suo pacchetto di aiuti. Il vertice straordinario del 9 e 10 febbraio è destinato poi a concentrarsi sulle misure di sostegno all’economia continentale. Ma, nonostante, il pressing di molti Paesi e la disponibilità di Ursula vonder Leyen a sottoporre ai leader un quadro di interventi in tempi brevi, si tratta di un percorso per nulla semplice. Le posizioni tra gli Stati membri non sono univoche. E anche stavolta si replica lo schema Nord-Sud e “falchi” contro “colombe”.

Il vero punto interrogativo riguarda l’emissione di nuovo debito comune, che sta mettendo in allarme partner come la Germania o l’Olanda. La prospettiva di un “Secondo Recovery Fund” è uno spauracchio per i nordici. E vede il favore di Francia, Italia e Spagna. Berlino insiste affinché la situazione si affronti proprio rendendo più elastica la normativa che vieta i sostegni pubblici alle imprese. Ma rappresenterebbe anche lo strumento più “invasivo”, determinando una situazione di concorrenza sleale tra i Paesi in grado di spendere di più – come la Germania ha già fatto – e quelli che hanno margini fiscali ridotti. Sostanzialmente le aziende tedesche o francesi godrebbero di un vantaggio competitivo che farebbe letteralmente esplodere il mercato unico e la libera concorrenza.

Non è un caso che la presidente del consiglio italiana, Giorgia Meloni, abbia sottolineato la concorrenza sleale di Berlino: «Preoccupa che la Ue pensi di poter risolvere il problema della scarsa competitività delle nostre aziende, anche a fronte degli ingenti investimenti degli Usa alle loro aziende, solo con un allentamento della normativa sugli aiuti di Stato. Determinerebbe una distorsione del mercato interno». L’Italia si presenta, quindi, su una linea simile a quella illustrata dal presidente del Consiglio Ue Michel: «Un fondo sovrano per aiutare le aziende o a una maggiore flessibilità su fondi già esistenti e sugli investimenti non utilizzati».

È per questo che Meloni non può restare isolata. Per cui non solo ha riallacciato i rapporti con Emmanuel Macron con la telefonata della scorsa settimana, ma ora punta a un dialogo anche con il Cancelliere tedesco Olaf Scholz. E per farlo sarebbe pronta a riprendere in mano il dossier di Mario Draghi su un “Piano d’azione ” comune con la Germania. Passo preliminare prima di un accordo più vincolante, sul modello del Trattato del Quirinale firmato con l’Eliseo.

Come spiega Il Foglio, Draghi e Scholz ci avevano lavorato e la firma era stata fissata a metà ottobre. Il resto è storia, dalla caduta del governo alle elezioni. Ora, in vista dell’incontro a Berlino del 3 febbraio, i consiglieri diplomatici di Meloni hanno riaperto il fascicolo. Snobbare gli accordi di collaborazione con Francia e Germania è un lusso che il sovranismo italiano non può permettersi.

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