La tregua di Meloni con i pmSulla giustizia il Terzo Polo sta con Nordio, spiega Enrico Costa

La premier difende il ministro, ma non vuole conflitti con la magistratura. E in maniera riservata continua ad assicurare che sulle intercettazioni sarà fatto poco. Il sostegno al Guardasigilli arriva non solo da Forza Italia, ma anche da Azione-Italia Viva

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio
Cecilia Fabiano/LaPresse

La premier Giorgia Meloni non vuole conflitti con la magistratura. «È necessario mettere mano alle cose che non funzionano, e quello che non funziona è un certo uso che si fa delle intercettazioni. Dobbiamo cercare le soluzioni più efficaci, ma senza la necessità di polemiche o scontri», dice da Algeri. Niente tensioni, ma dialogo, con i magistrati.

E se Forza Italia fa quadrato attorno al ministro della Giustizia Carlo Nordio e si appresta a depositare alla Camera un disegno di legge sulla separazione delle carriere, anche dal Terzo Polo annunciano che sosterranno il Guardasigilli. «Io e tutto il Terzo polo stiamo dalla parte di Nordio e lo dimostreremo con le nostre proposte», dice il deputato Enrico Costa a Repubblica. «Se essere nordiano significa stare dalla parte della Costituzione, della presunzione d’innocenza, della ragionevole durata del processo, e contro gli abusi della custodia cautelare e delle intercettazioni, ebbene sì, ammetto la mia colpa».

Costa dice di seguire il pensiero di Nordio da tempo: «Ho letto quello che scrive e lo condivido». Ma definisce «una bufala gigantesca» l’ipotesi di dimissioni del ministro: «La presidente ha nominato Nordio ben conoscendo le sue idee. E non può trasformarlo in un burocrate». Anche perché «Nordio parla da Nordio. Non dovrebbe esserci nessuna differenza tra quanto ha scritto prima di diventare ministro e quanto dice da Guardasigilli. Vorrebbero forse un ministro opportunista che dice una cosa prima di farsi nominare e affievolisce le sue tesi dopo?». La coerenza, secondo Costa, «è fondamentale. Soprattutto in una materia come la giustizia. E lo dice Azione che ha fatto approvare la presunzione d’innocenza, il fascicolo per valutare i magistrati, il diritto all’oblio per gli assolti, e l’odg per tornare alla prescrizione ante Bonafede».

Costa, ex berlusconiano, parla della necessità di «una giustizia in cui la sfera privata e i rapporti intimi non finiscano sui giornali». Dice che Calenda è d’accordo con lui e che l’opposizione del Terzo Polo non è «cieca come quella del Pd, che arriva al punto di votare contro il ritorno alla prescrizione di Orlando. Opposizione costruttiva è portare proposte e migliorare le norme».

Sulle intercettazioni «siamo contro gli abusi, le intercettazioni spiattellate sui giornali e i pdf delle ordinanze di custodia cautelare messi in Rete». E via pure il Trojan: «È uno strumento altamente invasivo che registra pure in bagno e in camera da letto». «Può fare video, prendere file dal cellulare, scaricare le foto. Va usato solo per i reati gravissimi». Secondo Costa – diversamente da quanto sostengono molti magistrati – «molte indagini possono essere risolte senza intercettazioni, con i metodi tradizionali, ma non si usa perché è più comodo premere un tasto e scaricare centinaia di ore di conversazioni. La Costituzione non consente tutto questo».

Intanto Meloni punta a evitare lo scontro con la magistratura. Di Nordio però la premier ha stima. Però considera follia entrare a gamba tesa contro i pm, prima ancora di scrivere una riforma. Difende il ministro pubblicamente, negando ogni scenario di dimissioni. Ma – come spiega Repubblica – se con una mano sfila il suo Guardasigilli dall’assedio, con l’altra tende il segno della pace ai giudici. Riservatamente, intanto, «gli ambasciatori di Fratelli d’Italia» continuano a inviare messaggi distensivi alle toghe. E assicurano che sulle intercettazioni sarà fatto poco. Di certo, ad esempio, sarà mantenuto lo strumento degli ascolti non solo per le indagini su mafia e terrorismo, ma anche corruzione e riciclaggio.

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