Grandi Langhe 2023Meno irregolari e più formazione per vendemmie pulite e giuste

Nel dibattito organizzato dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani emerge il problema della mano d’opera irregolare usata per la raccolta. La soluzione può essere un percorso formativo per apprendere le competenze, valorizzare le professionalità e migliorare le condizioni dei lavoratori

Foto di Andrea Cairone su Unsplash

“Changes” è il titolo dato al dibattito e confronto sui grandi temi legati al mondo del vino e della sua produzione che il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, per il secondo anno consecutivo, ha organizzato all’interno di Grandi Langhe 2023, due giorni di presentazioni e anteprime sulle nuove produzioni vinicole locali organizzati dal Consorzio stesso assieme al Consorzio Tutela Roero, con il supporto di Regione Piemonte e il sostegno di Intesa Sanpaolo, e tenutisi a Torino il 30 e 31 gennaio.

Il tema della riflessione, “Gestione della manodopera in vigna: fenomeno, problematiche e possibili soluzioni”, ha portato l’attenzione delle istituzioni, del mondo del vino e dell’opinione pubblica sulle questioni legate alle modalità di reclutamento e impiego della manodopera in vigna.

Jean-Renè Bilongo, Presidente dell’Osservatorio Placido Rizzotto di Flai Cgil, ha fotografato il fenomeno in ambito nazionale e illustrato i risultati emersi dal sesto rapporto agromafie e caporalato realizzato dall’Osservatorio, evidenziando i circa 230 mila occupati impiegati irregolarmente nel 2021 nel settore primario (oltre un quarto del totale degli occupati del settore), in larga parte «concentrata nel lavoro dipendente, che include una fetta consistente degli stranieri non residenti impiegati in agricoltura». In diverse regioni del sud Italia il lavoro agricolo subordinato irregolare è arrivato a superare il 40% della manodopera impiegata e in molte regioni del centro e del nord i tassi di irregolarità hanno raggiunto valori compresi tra il 20 e il 30%. Il lavoro sommerso risulta quindi essere una quota rilevante del settore primario: il valore aggiunto generato dalla sola componente non regolare rappresenta infatti il 16,9% del totale del comparto agricolo.

A seguire Davide Donatiello, docente di Sociologia dell’Università di Torino, ha ricondotto l’analisi su una dimensione regionale e locale sottolineando come il fenomeno sia presente anche in Piemonte e come si renda necessario un lavoro sinergico fra i diversi territori nei quali i lavoratori irregolari si spostano a seconda del periodo dell’anno, in modo da concordare politiche e interventi che possano dare risposte efficaci.

A questo proposito Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, ha dichiarato: «Da anni ci impegniamo per l’emersione ma soprattutto per proporre soluzioni al fenomeno che sappiamo essere una criticità da sanare. Insieme al mondo delle cooperative agricole abbiamo avviato progetti e interlocuzioni continue che hanno portato alla definizione di protocolli che disciplinano il reclutamento, le retribuzioni e le condizioni dei lavoratori. Inoltre, con l’Accademia della Vigna, progetto ideato e coordinato dall’impresa sociale Weco, abbiamo avviato un percorso formativo per dare modo ai lavoratori di apprendere quelle competenze che possano valorizzarne le professionalità e migliorarne le condizioni».
Accademia della Vigna è infatti un’iniziativa che integra le dimensioni di formazione e di esperienza lavorativa nel settore vitivinicolo delle Langhe, coniugando le esigenze delle aziende agricole e quelle dei lavoratori del comparto al fine di generare concrete ricadute occupazionali.
Il progetto intende facilitare il reperimento di risorse umane qualificate nelle operazioni di viticoltura e aumentare le competenze interne alle aziende viticole, garantendo uno standard di lavoro qualitativamente elevato e socialmente sostenibile e potenziando la responsabilità sociale delle imprese, generando così ulteriori opportunità di integrazione sociale e lavorativa sul territorio, in un ciclo virtuoso che mira a rendere l’iniziativa un modello applicabile anche in altre aree geografiche.

Conclude Ascheri: «Infine stiamo valutando di dare vita a un soggetto terzo, con la collaborazione di diversi attori, per poter disintermediare la selezione e proporre alle cantine consorziate un interlocutore affidabile e che agisce nel pieno rispetto delle norme».

Foto da CS

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