Nuove ergonomie, parte 2Gli artisti che si cimentano nella creazione di oggetti d’arredo

La casa si configura sempre più come un contenitore ibrido, dove esigenze diverse si mescolano e sovrappongono. In questo contesto si colloca la proposta non solo delle gallerie di design, ma anche di alcuni marchi, di circondarsi di opere di “arte funzionale”

Luxy e Andrea Bianconi insieme per il progetto Sit Down To Have an Idea, con foto di Guia Besana

Gli oggetti di Anna Aagaard Jensen mirano a produrre un cortocircuito tra design e funzionalità chiamando in causa la relazione, intricata e intrigante, che la progettazione di mobili intrattiene con un altro ambito creativo: quello dell’arte. Se infatti c’è un campo tradizionalmente lontano dal bisogno di servire a uno scopo pratico è proprio l’arte. Eppure, mai come di questi tempi gli artisti si sono cimentati nella creazione di oggetti d’arredo, vuoi perché coinvolti dalle aziende, vuoi perché mossi dal desiderio di espandere il loro raggio d’azione. 

Il mantra per cui la forma segue la funzione è inoltre messo in questione dal mercato in ascesa del design da collezione, che con la sua estetica irriverente, difficilmente riproducile, la sua tiratura limitata a pochi esemplari – se non addirittura a uno solo – contraddice il principio della serialità indeterminata su cui si fonda il progetto del mobile industriale.

«La funzionalità è il limite tra arte e design», afferma la fondatrice della galleria milanese Nilufar, Nina Yashar. Nei suoi spazi – in via della Spiga il primo, a cui nel 2015 si è aggiunto il Depot di viale Lancetti – è possibile incontrare oggetti unici o in serie limitata realizzati in collaborazione con architetti, designer e persino artisti provenienti da ogni parte del mondo. Scopritrice di talenti, nonché collezionista instancabile, Yashar ha raccontato che a colpirla, del lavoro di un creativo, è «l’interpretazione della funzionalità con forme insolite e pensieri progettuali inediti». 

Il tappeto Purple Mandy realizzato da Daniele Innamorato per Nilufar è un esemplare unico, della serie dRUGS

Tra i pezzi presentati lo scorso giugno al Fuorisalone ci sono per esempio la lampada e la panca Out of Body dell’artista Patrick Tuttofuoco e due tappeti di Daniele Innamorato della serie dRUGS «che richiamano la psichedelia dell’ecstasy – disegnati dalla memoria culturale del periodo rave anni Novanta – ma con un pensiero estetico più romantico dedicato all’estasi filosofica dell’antica Grecia», spiega Innamorato, cofondatore con Federica Perazzoli del progetto artistico Kings, che come in una Factory warholiana spazia attraverso diverse forme espressive, non ultima la creazione di oggetti d’arredo. 

Ma tra i progetti che Nilufar ha realizzato quest’anno c’è anche Reborn, in collaborazione con Ginori 1735: quattro talenti internazionali – l’artista franco-libanese Flavie Audi, il designer Martino Gamper, il pittore Andrea Zucchi e la stessa Perazzoli – firmano una collezione di pezzi unici per la tavola e l’arredo che dona una seconda vita agli scarti delle porcellane. A collaborare con gli artisti alla creazione di oggetti in edizione limitata sono oggi anche le aziende: da Poltrona Frau, che ha fatto reinterpretare la sua storica poltrona Archibald dall’artista digitale di origini argentine Felipe Pantone, a Luxy, che ha invece coinvolto il pittore, scultore e performer Andrea Bianconi nel progetto di quattro poltrone d’artista a disposizione del pubblico. 

Presentate inizialmente in un Instagram corner, le poltrone sono una rivisitazione dei modelli Biga e Italia cui Bianconi, in modo un po’ duchampiano, ha aggiunto la scritta “Sit Down To Have an Idea”. Come a dire che l’arte oggi la si può trovare ovunque, che può espandersi ovunque, persino nel dominio del design industriale. «Smessa la funzione di oggetti che conciliano l’ozio, le poltrone che ho personalizzato con lo slogan “Sit Down To Have an Idea” diventano una sorta di incubatore di idee. Una sedia per tutti è un’idea per tutti», ha dichiarato l’artista che con questo intervento vuole indurre una riflessione sull’abitare contemporaneo e sui nuovi bisogni estetici e funzionali. 

Se la capacità di lavorare dappertutto, diventata strutturale con il lockdown, ha reso il confine tra ufficio e spazio domestico labile, protagonista di questa rivoluzione è la casa, che si configura sempre più come un contenitore ibrido, dove esigenze diverse si mescolano e sovrappongono. In questo contesto si colloca la proposta non solo delle gallerie di design, ma anche di alcuni marchi, di circondarsi di opere di “arte funzionale” che, ancora secondo Nina Yashar, «definiscono lo spazio in cui vengono inserite, diventando il cuore da cui poter sviluppare il resto del progetto d’arredo». 

Di Flos, la lampada da tavolo To-Tie disegnata da Guglielmo Poletti è un trionfo di rigore poetico (ph. Francesco Caredda)

Lo ha fatto Slide con il designer Marcantonio e Horm con la poltrona Mass Pressure, nata dalla matita dell’israeliano Dror Benshetrit: tre elementi di poliuretano espanso ecologico sono compressi da una struttura in tubolare metallico a creare un vero e proprio concept artistico. E lo fa ogni anno Flos con i suoi oggetti luminosi tra minimalismo e arte ambientale. Dimostrando che qualcosa di inafferrabile come la luce ha il potere di trasformare la percezione dello spazio.

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