Campioni di staffetta In Valpolicella il passaggio di testimone è una risorsa

Nella terra dell’Amarone è boom di giovani alla guida delle aziende vitivinicole, che spingono anche l’approccio sostenibile. Il Consorzio ha deciso di metterli in rete e farli partecipare attivamente alle decisioni-chiave per la denominazione

Il Gruppo giovani del Consorzio Tutela Vini Valpolicella (foto da US)

Lo chiamano “ricambio generazionale”, ma il passaggio di testimone non è esattamente rapido come accade durante una staffetta.

Innanzitutto non è automatico. Richiede il suo tempo, si tratta più di un procedimento che di un’azione immediata, ma soprattutto non può trattarsi di un ricambio netto, un po’ perché le generazioni sono convenzioni – macro-insiemi che comprendono individui di tante età diverse – un po’ perché il processo è tanto più efficace quanto più la generazione precedente e quella successiva si sovrappongono e dialogano, scambiandosi punti di vista, esperienze e insegnamenti. Insomma, una generazione deve guidare l’altra e viceversa.
Tra le regioni vitivinicole italiane, la Valpolicella sembra aver preso sul serio la delicatezza del passaggio, tanto che il Consorzio di Tutela ha deciso di promuovere la formazione di una rete di ragazzi under 40 tra i propri associati – circa 1.560 aziende sul territorio. Si chiama Gruppo giovani e per adesso è un’associazione informale, ma ha un coordinatore a cui viene permesso, seppur non in via ufficiale, di prendere parte al Consiglio di amministrazione in rappresentanza dei propri compagni. E allo studio c’è una modifica dello statuto del Consorzio per formalizzare la partecipazione.

La rivoluzione giovane traina la sostenibilità
Per dirla coi numeri, pare che la Valpolicella sia nel bel mezzo di una “rivoluzione” anagrafica. Stando infatti ai dati diffusi dal Consorzio Valpolicella in occasione dell’edizione 2023 di Amarone Opera Prima – evento di debutto della nuova annata 2018 appena entrata in commercio – negli ultimi dieci anni il numero di giovani under 40 alla conduzione di aziende vitivinicole è salito del 100%. In pratica, è come se la patria dell’Amarone si trovasse nel momento in cui il testimone è proprio a metà del passaggio, sostenuto a un’estremità dalla mano dell’atleta precedente e afferrato all’altra estremità dalla mano dell’atleta successivo, pronto a staccare in velocità.

Nel frattempo, all’interno della denominazione l’approccio sostenibile alla produzione cresce. I dati dell’Agenzia veneta per i pagamenti (Avepa), mostrano infatti che tra il 2012 e oggi l’incidenza di imprese biologiche o certificate secondo il Sistema di qualità nazionale di produzione integrata (Sqnpi) è salita dal 3% al 33%. Se un decennio fa gli ettari interessati erano solo 212, oggi sono ben 2.873 su 8.586: più di dieci volte tanto e più di un quarto del totale.
Secondo il presidente del Consorzio, Christian Marchesini, non si tratta di un caso, la transizione green è «Un aspetto strategico che le giovani generazioni sposano con maggior convinzione». È anche a partire da quest’idea, che l’ente di tutela ha spinto per creare una rete. «Alla fine dello scorso anno abbiamo dato vita al primo Gruppo giovani di un consorzio vitivinicolo italiano – spiega – è giusto che le quasi 350 imprese under 40 della Valpolicella abbiano modo di far sentire la propria voce e soprattutto facciano squadra in ottica migliorativa della nostra economia».
E ce n’è bisogno, perché la pista su cui si corre questa staffetta è segnata da crisi energetica e inflazione. Un contesto in cui anche il più celebre vino rosso veronese, l’Amarone della Valpolicella, ha chiuso il 2022 in equilibrio tra la contrazione nei volumi dell’export (-7,2%) e la crescita delle vendite nazionali (+1,5%) dello scorso anno, rispetto a un 2021 straordinario su tutti i fronti.

Carattere trasversale e condivisione
Produttori di uve, imbottigliatori e anche chi si occupa dell’intero procedimento, dalla vigna fino alla bottiglia con la propria etichetta. I membri del Gruppo giovani sono ormai più di cinquanta e abbracciano tutte le tipologie di aziende che compongono la filiera. Requisiti essenziali: essere iscritti al Consorzio e avere tra i 18 e i 40 anni. «Si tratta di una vera e propria rete, che ci permette di comunicare tra di noi, ma soprattutto di conoscerci e di collaborare. Una cosa da cui traggono beneficio tutti» spiega Davide Manara, coordinatore del gruppo. «A volte, dalla semplice condivisione di informazioni, possono nascere opportunità di lavoro, ci aiutiamo ad esempio a trovare importatori o distributori. E si sono create anche molte amicizie», racconta. «L’incremento dei giovani alla guida delle aziende in Valpolicella si fa sentire. Da una parte ci sono le nuove aziende, spesso fondate da ragazzi i cui genitori avevano già dei vigneti e che decidono di provare a lanciare le proprie etichette. Oppure si tratta di un passaggio generazionale in aziende preesistenti, anche storiche».
È un processo che avviene da sempre, ma che per la prima volta viene intercettato come una risorsa e indirizzato verso una formalizzazione a livello consortile. «La creazione del gruppo è un’iniziativa nuova, che in passato non era mai stata concretizzata» dice Manara. «Forse, la filosofia del “condividere” non è stata fin qui abbastanza diffusa – sorride – ma quando ci presentiamo e la spieghiamo a chi non ci conosce, il valore del nostro impegno viene colto immediatamente».

Tra prove di Cda e nuove prospettive
Una o due volte al mese il Gruppo giovani si riunisce, solitamente a turno nell’azienda di uno dei membri, ma a volte anche in Consorzio. Tra i temi principali, quelli che riguardano la denominazione, ma anche quelli che attraversano il mondo del vino in generale. «Discutiamo dell’organizzazione di eventi, oppure di temi più tecnici riguardanti la denominazione. Cerchiamo di avere un confronto a 360 gradi sia sulla nostra zona sia su quello che sta fuori, a livello nazionale o estero» spiega Manara, a cui il Consorzio sta dando la possibilità di partecipare in via informale al Consiglio di amministrazione. «Posso assistere in qualità di rappresentante del gruppo. Ovviamente non ho diritto di voto, ma ho l’opportunità di proporre le nostre idee, che vengono vagliate da tutti i consiglieri». Al momento infatti, lo statuto del Consorzio non contempla questo tipo di partecipazione, ma l’ufficializzazione è in cantiere.

Intanto l’iniziativa sta già gettando alle spalle alcuni vecchi attriti campanilisti all’interno della regione e punta a rinnovare anche il modo di comunicare verso i nuovi consumatori. «La Valpolicella è piccola, ma è anche molto varia. Conoscerci, incrociare i punti di vista e prendere decisioni assieme ci porta anche a sentirci più legati e a cambiare il modo di percepire le differenze tra zona classica e zona orientale» afferma Manara, che aggiunge: «Il fatto di essere “giovani” è un vantaggio nel comunicare verso i nostri coetanei. Tra di loro ci sono quelli che potrebbero diventare i nostri clienti futuri». Un aspetto non di poco conto, in un mondo del vino che si interroga sempre di più su come avvicinare le nuove generazioni di consumatori, apparentemente in fuga dal nettare di Bacco. Forse allora, ci vorrebbero più Gruppi giovani in questa Italia enoica.

Davide Manara

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