Lusingare il palatoQuando la storia di una Maison è così densa di accadimenti da poter parlare di Patrimonio Enologico

Eccellenze e curiosità di alcuni dei vitigni più esclusivi e ricercati della regione della Champagne, raccontati secondo il punto di vista di una grande casa vinicola

Da grandi appassionati (e consumatori) di vino, siamo soliti parlare di etichette, imbottigliamenti, annate. Tuttavia ci sono alcune realtà con le quali è possibile – per storicità e prestigio – raccontare un bagaglio di esperienze e produzioni davvero consistente e fuori dall’ordinario. Ci piace pensare che per una realtà quale è oggi Veuve Clicquot, si possa parlare di un vero e proprio patrimonio enologico e non solo di lotti o partite di vendita. Il motto che recita che dietro a una grande uomo c’è sempre una grande donna potrebbe essere applicato anche qui, per questa incredibile casa vitivinicola. Madame Clicquot è la persona che ha rivoluzionato il mondo dello Champagne grazie alla sua passione, alla sua visione e a una buona dose di creatività. A lei dobbiamo l’intuizione del primo Millesimato nel 1810, l’ideazione de la table de remuage – che presto adotteranno anche le altre aziende – fino al primo rosé ottenuto per assemblaggio di uve datato 1818. Se prima di allora infatti la tradizione vantava vini rosati grazie all’aggiunta di preparazioni a base di sambuco, Madame Clicquot provò con del vino rosso di Bouzy. Et voilà!
Come è iniziato tutto? Il vigneto Veuve Clicquot fu realizzato a partire dalle prime particelle di vite situate tra Verzy, Verzenay e Bouzy, di proprietà di Philippe Clicquot, suocero di Madame ed effettivo fondatore dell’azienda. 393 ettari tutti di proprietà della famiglia e distribuiti tra i migliori Crus per qualità e classificazione. La maggior parte di questi vigneti è classificata come Grand Cru e va a comporre l’assemblaggio di quella che noi oggi conosciamo come La Grande Dame: oltre il 90% di Pinot Nero per celebrare l’incredibile ricchezza e adattabilità di questo vitigno così amato dalla donna di casa. L’azienda possiede oggi una delle più vaste collezioni di bottiglie riserva della Champagne (400 vini con un invecchiamento di oltre trent’anni), insieme alle leggendarie Crayères (cantine di gesso) in cui, dal 1909, vengono preziosamente conservate tutte le Cuvée della Maison. Nel corso degli anni si sono fortunatamente susseguiti pochi Chefs de Cave, assicurando una coerenza di fondo sempre costante e una maggiore capacità di preservare intatta, e anzi sempre “giovane”, la tradizione enologica della cantina. Dal 2020 la Maison può contare sulle conoscenze e sulla professionalità di Didier Mariotti il quale, con il suo lavoro e le sue scelte, si ritrova ad essere responsabile dello stile della maison, trasmettendo il know how precedentemente arrivatogli e puntando sempre lo sguardo verso il futuro. Nella sua posizione lo Chef de Cave segna il cammino di Veuve Clicquot, perseguendo il design e la creazione di Cuvée iconiche.

Con il passare del tempo e il mutare dei gusti, delle preferenze della clientela, delle abitudini gustative, si è arrivati a creare altre etichette, ognuna con caratteristiche diverse e uno studio mirato su ogni dettaglio.

Il nome La Grande Dame si ispira chiaramente al soprannome di Madame Clicquot: «La Grande Dame de la Champagne». Per renderle omaggio, in occasione del lancio de La Grande Dame 2012, è stata realizzata una collaborazione con l’artista giapponese Yayoi Kusama, che ha creato un coffret in edizione limitata e un’opera speciale per enfatizzarne il formato Magnum. Si tratta del 23° Millesimato dal 1972, l’anno in cui Veuve Clicquot ha presentato la sua prima Cuvée de Prestige per celebrare il bicentenario della Maison. Un vino che non scende sotti i 93 punti e che nonostante l’annata difficile (2012) per la viticoltura ha preservato grande armonia e delicatezza di gusto. La sua temperatura ideale di servizio varia tra i 10 e i 12 gradi.

Yellow Label è invece quella bottiglia che riconosciamo per il suo colore giallo, scelto nel 1877 da Edouard Werlé per differenziare i suoi champagne da quelli commercializzati sul mercato britannico. Se lo stile della Maison Clicquot è riassumbile in quattro dimensioni: freschezza, forza, aromaticità e setosità, possiamo dire che lo Yellow Label è in assoluto lo champagne più rappresentativo del brand. La prevalenza del Pinot Noir ne definisce la struttura, un’aggiunta di Pinot Meunier completa l’assemblaggio e infine lo Chardonnay apporta eleganza e raffinatezza. Per garantire la qualità e la continuità dello stile Yellow Label, l’assemblaggio può essere creato con vini di riserva fino al 45%. Piccola caratteristica: tutti i vini di riserva vengono conservati separatamente su fecce fini, per preservare le qualità esclusive dei loro vigneti e annate. La temperatura ideale di servizio è tra gli 8 e i 10 gradi.

Risale invece al 1818 invece il momento in cui Madame Clicquot azzardò l’invenzione del primo champagne rosé della storia realizzato per assemblaggio. Il tradizionale Yellow Label viene completato con un 12% di vino rosso Pinot Noir, appositamente selezionato per apportare forza e ricchezza aromatica. Oggi la maggior parte delle case di produzione ha di fatto adottato il metodo Clicquot per la produzione di rosé. La temperatura ideale di servizio è tra gli 8 e i 10 gradi anche in questo caso.
Una storia di famiglia, fatta di tante piccole e grandi sfumature, che fissano il fascino incredibile di questa Maison che anche in tempi attuali non smette di rinnovarsi e stare al passo con i tempi. Un sottile equilibrio di modernità e classicità, di eleganza e dinamismo, che regalano ogni giorno un risvolto diverso dello stesso racconto. E noi siamo pronti a restituirvelo.

 

 

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