Attestazione identitaria Bellano diventa soggetto e scenario di un doppio appuntamento artistico

Il poetico e defilato Comune sul lago di Como si trasforma in una mostra contemporanea vivente. All’ex Circolo dei lavoratori, inoltre, spicca una esposizione aperta fino al 12 marzo, che mette insieme fotografia, pittura, performance e suono

Adelisa Selimbašić, Rana, 2022, acrilico e spray su tela, trittico, 220 x 1000 cm, foto Carlo Borlenghi

Come il dado tratto lancia la sua sfida al cielo (e alla sorte), sulla silenziosa e magica sponda orientale del celebre secondo ramo del lago lariano, Bellano, borgo tra i più belli d’Italia dal 2021, tremilacinquecento abitanti circa, sposta a favore dell’impegno civile il raggio della sua azione. Detentore di attrazioni naturali tra le più suggestive e, a torto, meno note del panorama italiano, deve all’elemento acqua la sua fortuna: come altro si potrebbe definire la costante e prodigiosa combinazione di forza e dedizione delle acque che, scavando incessantemente la dura roccia per milioni di anni, crea un canyon degno di questo nome nel cuore della Lombardia?

L’Orrido, ovvero la profonda e spettacolare gola naturale battuta dalle tumultuose acque che precipitano follemente a picco sul torrente Pioverna, è sì la principale attrazione del paese, con la sua passerella ad attraversarlo in profondità e la licenziosa – secondo la leggenda – Ca’ del Diavolo, la torretta a quattro piani dalle origini oscure, costruita a ridosso del fiume trasformato oggi in museo multimediale in grado di far vivere al visitatore, grazie alla realtà virtuale, un’esperienza immersiva e coinvolgente dell’Orrido, dalla sua gola fino alla cima della Grigna.

Eppure, Bellano non è soltanto l’Orrido, dalle cui acque gli abitanti e i paesi limitrofi hanno tratto il guadagno nel corso della storia per alimentare filande, stabilimenti siderurgici, e non ultimo lo storico ex Cotonificio Cantoni, ottomila metri quadrati in procinto di essere riavviati a una poderosa opera di rigenerazione a favore dell’arte da parte della Fondazione Alviani, nuova proprietà del complesso che in futuro lo destinerà principalmente a polo espositivo.

E che il borgo sia al centro di un risveglio, ben al di là di un sentore di primavera in una giornata di sole al lago in pieno inverno, ne è consapevole il visitatore al momento del suo arrivo in stazione, provenienza Milano, lungo la linea con capolinea Tirano. Gli echi di questa fioritura sono visibili e diffusi nell’intero borgo e hanno sguardi solenni a definire volti che sfilano, susseguendosi dal lungo muro che cinge i resti industriali dell’ex Cotonificio Cantoni fino a incorniciare le insegne delle piccole botteghe nelle viuzze strette del centro, testimoni e residui medioevali.

Allestimento Circolo, Bellano, foto Carlo Borlenghi

A offrire il benvenuto ai viaggiatori sono i bellanesi stessi in insolita veste: in posa verso l’obiettivo che ferma la loro immagine per l’eternità. Si può dire che sotto questo pezzetto di cielo sia messa in scena una creativa e affascinante espressione del sé. Esiste testimone identitario più attendibile di un ritratto? Bellano, dunque, accettata la sfida, diventa soggetto e scenario di un doppio appuntamento a forte impatto emozionale. Il ritratto di Bellano (Cinquesensi Editore), che raccoglie circa millecinquecento ritratti degli abitanti del borgo scattati da un bellanese eccezionale, il fotografo Carlo Borlenghi, non è soltanto un volume radicalmente poetico creato in sinergia con lo scrittore Andrea Vitali, altro bellanese di riguardo in un paese noto per essere borgo di artisti.

È, in verità, un’originale attestazione identitaria di un paese sui cui muri, insegne, parchi, vetrine e strade sono stati messi in mostra, grazie alla curatela di Velasco Vitali, artista a sua volta, i ritratti formato gigante dei bellanesi che hanno accettato l’invito a farsi ritrarre. Le loro immagini diffuse ad arte, rigorosamente in bianco e nero a dare forma e corpo ai soggetti, creano un bizzarro e accattivante effetto scenico degno di un set cinematografico. Passeggiare per il borgo e conoscere chi lo abita, o chi ogni giorno lo vive per lavoro, assume i contorni di una scoperta: volume alla mano si può percorrere Bellano – un capitolo a cognome – seguendo un’ideale mappa geografica di volti e aforismi, fino a raggiungere un vero simbolo per il paese: l’ex Circolo dei lavoratori, luogo deputato alla vita sociale degli abitanti da sempre, in tempi più lontani ancora residenza nota come Palazzo Lorla, oggi semplicemente Spazio Circolo, dall’eleganza innegabilmente patrizia.

Un tempio in pieno centro, congeniale alla conservazione dello spirito del luogo e alla promozione di un’indagine su arte e le sue molteplici sfaccettature, grazie all’azione ispirata di ArchiViVitali, l’associazione culturale bellanese senza scopo di lucro impegnata, tra l’altro, a promuovere la cultura a favore del borgo e del suo territorio. Il paese, quindi, si apre alla sperimentazione artistica, accogliendo nella “casa” dei bellanesi, la mostra Un segreto per pochi. Riconoscersi dentro un ritratto, curata da Alessia Romano. Si tratta di un invito a lasciarsi guidare in un percorso espositivo ricco di movimento e di ritmo, creato dalla convivenza di linguaggi diversi – pittura, scultura, fotografia, suono, video e performance, tesi ad indagare identità, memoria, ideali, credenze e ossessioni, temi spesso legati all’esplorazione del sé non solo in termini di immagini.

Lo spettatore assiste ed è al contempo coinvolto in un racconto visivo ed emotivo di un segreto dai risvolti intimamente confessionali quale può essere il ritratto, attraverso le opere di Marco Bongiorni, Daniele Costa, Luca De Angelis, Adelisa Selimbašić, Davide Serpetti, Maddalena Tesser e Vittoria Toscana, artisti contemporanei nati tra gli anni Ottanta e Novanta. Per riconoscersi nel loro segreto c’è tempo fino al 12 marzo.

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