Reaching for the StarsPatrizia Sandretto e il collezionismo come autoritratto

La Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo si uniscono per celebrare le stelle dell’arte contemporanea a Firenze. La mostra inaugurata oggi propone oltre settanta opere dei più importanti artisti italiani e internazionali, tra cui Maurizio Cattelan, Cindy Sherman, Damien Hirst, Lara Favaretto, William Kentridge

Credits: Fondazione Palazzo Strozzi - Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Quando si affaccia al mondo dell’arte, poco più di trent’anni fa, il collezionismo è ancora un mondo avvolto nel mistero o almeno nel riserbo. In Italia, per esempio, ci sono sempre stati ottimi collezionisti ma nessuno aveva ancora pensato di trasformarlo in un’occupazione a tempo pieno, incrocio di passione e professionismo, consapevole che nella nuova società internazionale avrebbe potuto portare a un ruolo pubblico assai definito.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo è stata, in tal senso, un pioniere del nuovo modo di collezionare arte, che ha voluto fortemente far partire da se stessa. Se l’inizio di questa avventura è negli anni Novanta, fin dai primi acquisti doveva essere chiaro che l’arte da comprare era quella della sua generazione, proprio come fece a suo tempo Peggy Guggenheim: sostenere e acquistare gli artisti con cui si entrava in contatto, si condividevano esperienze e incontri, un percorso se non di vita almeno di comunione di intenti. E Patrizia ha fatto esattamente questo, ha evitato di comprare i “grandi” del passato – per esempio nella sua collezione non c’è traccia di Arte Povera, che per una torinese sembra assurdo – non si è mai mossa per investimento, anche se nove volte e mezzo su dieci le è andata bene, e le opere si sono molto rivalutate nel tempo, ha cercato qualcosa che fosse precisa espressione della sua esistenza di donna molto preparata, studiosa e particolarmente attenta a circondarsi di persone da cui assorbire energia. Una di queste è Francesco Bonami e l’idillio ha funzionato molto bene, perché entrambi devono qualcosa all’altro.

All’inizio fu l’arte inglese – Anish Kapoor, Damien Hirst, Sarah Lucas – che spopolava negli anni Novanta; poi gli italiani della stessa generazione, in particolare Maurizio Cattelan, di cui possiede alcune tra le opere più importanti; e ancora le donne, quindi l’arte impegnata, le videoinstallazioni, persino la pittura almeno nelle sue forme sperimentali.

Una collezione senza confini, che guarda in ogni parte del mondo, da oggi fino al 18 giugno rappresentata al Palazzo Strozzi di Firenze, ovvero il museo che di mostra in mostra innalza il livello qualitativo della proposta.

Credits: Fondazione Palazzo Strozzi – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Reaching for the Stars”, curata da Arturo Galansino, raccoglie settanta “greatest hits” della collezione privata di Patrizia Sandretto scelti (non senza fatica) tra gli oltre mille acquistati in trent’anni.

Capolavori contemporanei, è davvero il caso di ribadirlo, che hanno segnato la storia del collezionismo mondiale – Patrizia Sandretto sviluppa negli anni una fittissima rete di relazioni che l’ha portata a essere una delle personalità più influenti nel settore – accompagnando al contempo la nascita della Fondazione, inaugurata a Torino nel 2001, oltre alla sede storica di Guarene nelle Langhe, il palazzo di famiglia Re Rebaudengo, e ai nuovi progetti in Spagna e in un’isola della laguna veneziana.

Invidiabile che in questo percorso, come in tutte le opere che sono nella sua casa torinese o ospitate nei musei di mezzo mondo, non vi siano errori di valutazione. Merito certo della pervicacia di Patrizia Sandretto – nel suo grado di informazione – dei consulenti di cui si circonda, dell’high society dell’arte che frequenta.

Credits: Fondazione Palazzo Strozzi – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Vivere con una passione così divorante aiuta certamente a trovare il senso di sé, ma non è tutto. Patrizia è madre, nonna, collezionista di gioielli e bijoux con la stessa identica competenza, tant’è che starebbe pensando a un museo che li raccolga e li esponga perché proprio non le va di tenere i segreti per sé e ama condividerli con il pubblico.

Altra “mania”, i vestiti, realizzati su misura dal sarto torinese Paolo Frezzato – Pièce Unique, che raramente mette due volte. Civetteria? Anche, come è giusto sia per una donna elegantissima senza mai sbordare nello sfarzo, inappuntabile in ogni circostanza, sorridente, gentile e determinatissima.

Ciò che funziona, e la distingue da buona parte dei colleghi, è vivere il collezionismo come un autoritratto. Gli specchi sono regali, inarrivabili ai più, ma noi ci accontentiamo lei sia disposta a prestare agli altri così tanta bellezza.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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