L’Europa è una provocazioneUn viaggio (fotografico) con lo zaino sulle spalle

“Europe Matters” racconta le identità inquiete e corali del nostro continente, dove è tornata a bussare la Storia. La diciottesima edizione di Fotografia Europea, dal 28 aprile a Reggio Emilia, si (ri)apre con un festival di musica elettronica

Mónica de Miranda, The Lunch on the beach (after Manet), Portugal 2022 © Mónica de Miranda

Un’edizione politica. Il diciottesimo anno, tanti ne compie il festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, è quello della maggiore età. L’età dell’impegno. L’Europa come provocazione. Innanzitutto, quella di provare a raccontare un continente in astinenza dalla Storia dopo aver avuto a lungo la pretesa di scriverla. Una Storia che è tornata a squarciarne la quiete anodina, con la guerra alle sue porte, svegliandoci di soprassalto dalla nostra crisi di identità.

La rassegna comincia il 28 aprile, con un’apertura lunga quattro giorni invece dei tre del passato. La città è gemellata con Sarajevo, in un’internazionalizzazione che è soprattutto interscambio. Dei Balcani, Winston Churchill diceva che «producono più Storia di quanta ne possano consumare»: qualcosa di simile vale per le inquietudini dell’Europa contemporanea. «Si rischia di scivolare nella retorica o nel già detto, abbiamo cercato di evitarlo», spiega lo storico della fotografia Walter Guadagnini, uno dei direttori artistici del festival.

Antonio Sansone per Agenzia Granata, Contestazione in Irlanda, Belfast 1974 © Fondo Sansone CSAC Università di Parma

Completano la triarchia Tim Clark, direttore di 1000 Words e curatore di Photo London Discovery, e Luce Lebart, storica della fotografia e coautrice della “Histoire mondiale des femmes photographes”. Clark sottolinea la necessità di abbandonare lo «eurocentic gaze», cioè la focalizzazione eurocentrica. Il lavoro dei visual artist esposti attraversa le generazioni e la geografia, con l’obiettivo di aprire prospettive. Di ampliare lo sguardo.

Il cuore di Fotografia Europea restano i Chiostri di San Pietro, con dieci mostre. Lì gli autori si confrontano con un’identità costantemente mutevole. Ancora Guadagnini: «Tante piccole storie che fanno una storia grande». Quando ha visto la prima bozza del progetto, l’assessora alla Cultura di Reggio Emilia, Annalisa Rabitti, ha capito che sarebbe stata un’edizione imperdibile. «Ho avuto la sensazione di un viaggio con lo zaino sulle spalle, un viaggio di quelli che ti cambiano».

Camilla De Maffei. Grande Padre © Camilla De Maffei

L’esposizione storica si concentra su Sabina Weiss, una delle protagoniste del neoumanesimo francese emerso a Parigi negli anni Cinquanta. Gli scatti restituiscono una Francia e un’Europa diverse, in bianco e nero, ma anche il mondo di allora, con i viaggi resi più avventurosi dalla logistica di un pianeta che era un villaggio, ma non ancora globale. Tutte le altre mostre sono a colori. Da segnalare il progetto “The Island” di Mónica De Miranda, con le sua contro-narrazione fatta di biografie di donne e uomini di origine africana che vivono in Portogallo.

Protest against the nearly total abortion ban © Wojtek Radwański courtesy of The Archive of Public Protests

“You will never walk alone” di The Archive of Public Protests documenta l’attivismo sociale e, in generale, le manifestazioni. L’archivio punta ad allungare la vita a movimenti di cui scompaiono le battaglie insieme agli articoli dei giornali che li hanno raccontanti, magari in una fotonotizia. Al tempo stesso, è un monito contro il populismo, che spesso quell’estetica da «piazza calda» l’ha contraffatta.

È ammaliante seguire Alessia Rollo in “Parallel Eyes”, sulle tracce dei riti ancestrali del Sud Italia. La manipolazione dell’immagine, con tecniche analogiche e digitali, vorrebbe restituire all’osservatore il mistero della magia e delle forze ancestrali di «un universo re-incantato».

Alessia Rollo, Maddalena divenuta per forza di ragione Maria, Basilicata 2022 © Alessia Rollo

L’opera video in due parti “The Brexit Lexicon” vocabolarizza il dibattito del Regno Unito e la grammatica dell’antipolitica populista, dilagata sui media. Gli scatti di Simon Roberts in “Merrie Albion” ritraggono il Paese, interrogandosi sulla nozione di appartenenza e su cosa significhi essere britannici.

Simon Roberts, Beachy Head, Seven Sisters Country Park, East Sussex, 14 March 2017 © Simon Roberts

Camilla de Maffei, una dei due vincitori della Open Call, presenta “Grande Padre”. Il progetto esplora, a partire dall’Albania di oggi, le conseguenze dell’ascesa e del crollo di un regime, quello di Enver Hoxha. L’altro fotografo selezionato, Mattia Balsamini con “Protege Noctem – If Darkness disappeared”, immortala il cielo notturno diventato un mosaico appannato, una denuncia dell’inquinamento luminoso che ha menomato l’oscurità e dell’insonnia endemica al nostro tempo. Ma scienziati e cittadini si oppongono alla scomparsa della notte e delle sue creature.

Mattia Balsamini, Senza titolo da Protege Noctem, Valle d’Aosta, 2021 © courtesy Mattia Balsamini

Insieme a Fotografia Europea, torna il festival di musica elettronica “Fotofonia”, curato dal produttore dei Subsonica, Max Casacci. «Porteremo sul palco dei giovani europei, nati in un Paese che da qualche decennio non sembra tanto in grado di realizzare il loro talento – spiega Casacci –. Vengono pubblicati in Inghilterra e suonano in tutto il mondo».

Il 28 aprile in Piazza Prampolini si esibiranno Whitemary e Indian Wells. Il 29 toccherà al collettivo torinese Spime.im e ad Alessandro Cortini, tastierista dei Nine Inch Nails nonché «primo italiano accolto nella hall of fame del Rock ‘n’ roll». Domenica 30 si chiude nella Chiesa di San Francesco con Earthphonia Planet, uno spettacolo di suono, immagini e racconto della natura con Max Casacci e il professor Stefano Mancuso, studioso dell’intelligenza delle piante.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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