Blokada 1992-1996Il podcast che racconta la civiltà sotto assedio a Sarajevo

Sta per uscire la prima stagione della serie, prodotta da Bottega Errante Edizioni, sull’attacco a una collettività progredita e, in quella storia, l’attitudine umana alla resistenza. È online l’episodio zero, dal 5 aprile tutti gli altri

La copertina del podcast “Blokada”
Foto: BEE

Il 5 aprile 1992 a Sarajevo inizia il più lungo assedio nella storia bellica del ventesimo secolo. Per 1.425 giorni, dodicimila morti, cinquantamila feriti, trentacinquemila edifici distrutti, un pezzo di artiglieria ogni trentacinque metri, a Sarajevo è la civiltà a essere presa d’assedio. Oltre che alla conquista della città, le truppe assedianti serbo-bosniache guidate da Radovan Karadžić e Ratko Mladić, puntarono alla distruzione di una comunità multietnica coesa e integrata. Ogni proiettile, ogni granata, ogni singolo tiro d’artiglieria puntava a distruggere il senso di comunità. Ma la comunità ha resistito.

Lo racconta Blokada, il nuovo podcast prodotto da Bottega Errante Edizioni, scritto e raccontato da Giuseppe Modica e Andrea Baudino. Il martirio della capitale della Bosnia ed Erzegovina è durato fino al 1996. La serie si articola in due stagioni: oggi è uscito l’episodio zero «Mai più», mentre dal 5 aprile sarà possibile ascoltare gratuitamente le sette puntate che compongono la prima stagione. «Sette istantanee audio che raccontano com’era Sarajevo prima dell’occupazione, come e perché si è arrivati all’assedio della capitale bosniaca, come si è svolta la resistenza dei suoi cittadini e la loro lotta per la sopravvivenza».

Nella seconda stagione verranno raccontate la resistenza culturale e quella psicologica dei sarajevesi. Il podcast è fatto da voci, testimonianze, memorie. Tra gli intervistati la giornalista e scrittrice Azra Nuhefendić, il giornalista e scrittore Gigi Riva, Paola Magoni medaglia d’oro alla Olimpiadi di Sarajevo nel 1984, la regista Aida Begić, l’architetta e interprete Kanita Fočak.

«Inizialmente il podcast doveva intitolarsi semplicemente: Sarajevo, la civiltà sotto assedio», racconta Baudino. «Ci piaceva l’idea di associare all’assedio di Sarajevo il termine “civiltà” al posto di “città”. Proprio per sottolineare, già dal titolo, come Sarajevo, con la sua storia e la sua tradizione di coesione, tolleranza e accoglienza, rappresenti una collettività progredita che viene attaccata».

Durante la lavorazione delle prime puntate, quel termine – blokada – è una folgorazione. «Benché sia una parola bosniaca, blokada ci ha rimandato immediatamente alla mente qualcosa di chiuso, qualcosa che non si può aprire. Se riferito a un luogo, allora è un luogo da cui non si può né entrare né uscire, nel quale si resta per l’appunto bloccati dentro».

I protagonisti della serie sono le persone, «sconosciuti eroi quotidiani che, lottando insieme, scrivono la storia». La narrazione è a più voci: oltre a quella degli autori, c’è quella dei testimoni. «Raccontare la resistenza dei cittadini di Sarajevo tra il 1992 e il 1996 significa raccontare una storia specifica, sì, ma anche un’attitudine universale dell’uomo – conclude Modica –. È stata resistenza a Sarajevo, è resistenza oggi nella martoriata Ucraina, è stata resistenza nei periodi più duri della pandemia. L’essere umano, cinto d’assedio, trova le risorse per sopravvivere, per fare fronte al peggio e liberarsi».

Le puntate si potranno ascoltare su tutte le piattaforme, come Spotify, e saranno raggruppate anche sul sito della casa editrice.

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