Small giantsGli italiani vogliono il cibo a base di insetti

Una ricerca condotta dall’Università di Bergamo ha rivelato il profilo di chi aprirà la strada alla diffusione degli insect food

Foto di Agustin Flores su Pexels

Un italiano su tre è pronto a comprare cibo a base di insetti. Lo studiano. Lo provano. Hanno voglia di integrarlo stabilmente nelle proprie diete. Lo afferma uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bergamo, presentato durante il convegno “Cibo a base di insetti: cosa ne pensano i consumatori?”. L’entrata in vigore nel 2018 della normativa Europea (Reg UE 2015/2283) ha legittimato il consumo degli insetti e la loro appartenenza alla categoria di “novel food”. Da qui, la conseguente possibilità di allevare e introdurre sul mercato tali insetti e le farine derivate ha favorito la crescita del settore. La speranza di tutti gli operatori di questo settore è che questo strumento renda più rapide le autorizzazioni per i produttori, in modo da mettere alla prova una nicchia di mercato gastronomico sempre più curioso.

Progressisti ed edonisti apripista per l’insect food
Nonostante le precedenti ricerche raccontassero gli italiani come popolo di conservatori schizzinosi circa gli insetti, i nuovi dati presentano un’immagine molto diversa. Infatti, un italiano su tre è favorevole al consumo di insect food. L’indagine è stata condotta su un campione composto da 1.170 individui rappresentativi della popolazione italiana, i cui dati sono stati raccolti in un intervallo di tempo compreso tra ottobre 2021 e settembre 2022. In base alle risposte ottenute dai questionari somministrati, è emerso che il 9% degli intervistati sarebbe “altamente propenso” a consumare insect food e il 21% “mediamente propenso”, mentre il restante 70% si dichiara “poco propenso”.

La ricerca “Insect food e consumatori” ha fornito anche le caratteristiche degli italiani che desiderano avvicinarsi ai novel food. Gli “edonisti” (15% del totale degli intervistati, 181 individui), in particolare, sono tra i soggetti più favorevoli all’acquisto. Sono soprattutto uomini, fino ai 25 anni d’età, per lo più onnivori, con un livello di istruzione media e una vita attiva (dichiarano di praticare sport fino a cinque volte a settimana). Rispetto agli altri cluster, registrano la percentuale più alta di soggetti che hanno già avuto esperienze passate con il consumo di cibo a base di insetti, e l’interesse più basso verso le dimensioni di salubrità ed etica nelle decisioni alimentari.

Altrettanto interessati all’insect food sono i “progressisti” (18%, 208 soggetti): persone over 40, equamente divise tra uomini e donne, per lo più liberi professionisti e imprenditori e un livello di scolarizzazione universitario. Sono onnivori e praticanti sport individuali con una media di una o due volte a settimana. Sono i più interessati a provare alimenti inusuali e nuovi e compiono scelte di acquisto alimentari che tengano conto delle proprietà salutistiche degli alimenti e della loro dimensione etica.

I meno interessati all’insect food sono gli “inconvincibili” e i “follower”. Gli “inconvincibili” (33%, 391 partecipanti) sono soprattutto donne, tra i 18 e 25 anni, con un livello di istruzione medio-alto, onnivore e prive di esperienze pregresse con il cibo a base di insetti. Non vogliono esplorare alimenti nuovi e sono poco interessate alla dimensione salutistica degli alimenti. I “follower” (33%, 390 consumatori), sono rappresentati soprattutto da donne, over 26, con istruzione intermedia e sedentarie. Interessati alla salubrità e alla dimensione etica degli alimenti acquistati, tendono a volersi conformare all’opinione altrui, non hanno mai avuto esperienze pregresse con il cibo a base di insetti e non vogliono variare i loro consumi alimentari.

Di queste categorie, le più sensibili sono i progressisti e gli edonisti, che hanno dimostrato una maggiore propensione all’acquisto, maggiore consapevolezza dei valori nutrizionali e ambientali degli insect food e sono più desiderosi anche di conformarsi all’opinione positiva della propria cerchia di conoscenti sul tema. Il target secondario restano le follower. Le tre categorie hanno in comune il fatto di aver già provato il cibo a base di insetti, sono per lo più uomini e amano la varietà gastronomica.

Il cibo a base di insetti in Europa
Sono lontani i tempi in cui un muro di diffidenza si innalzava, granitico, dinanzi all’argomento insetti edibili. Ma la lentezza con cui i novel food penetrano la nostra dieta ha radici antiche. Basti pensare che anche gli spaghetti al pomodoro appartenevano a questa categoria. Come ha ben spiegato Massimo Montanari nel suo “Il mito delle origini” (Laterza), pasta e pomodoro sono ingredienti con origini esotiche, che hanno impiegato secoli per fondersi nel più identitario dei piatti italiani.

Oggi con l’espressione novel food si intendono quegli «alimenti o ingredienti non consumati in materia massiva nell’Uniuone Europea prima del 2007». Gli insetti fanno parte di questa categoria. Nel mondo sono consumati da oltre due miliardi di persone. In Europa, nel 2019 erano circa nove milioni le persone che hanno consumato insetti e derivati. Si prevede che questa cifra passi rapidamente a 390 milioni nei prossimi anni. Nel Vecchio Continente il valore di mercato del novel food si appresta a triplicare, passando da 82 milioni di dollari del 2018 ai 261 milioni previsti nel 2023. Attualmente, il settore europeo degli insetti è composto nella maggior parte da piccole e medie imprese come start up, ma anche grandi aziende che prima erano attive in settori diversi come quello del pet food.

Come evidenziato dall’International Platform of Insects for Food and Feed (Ipiff), organizzazione no profit che rappresenta gli interessi del settore dei produttori di insetti, la produzione si basa su qualche migliaio di tonnellate (volumi destinati sia al settore mangimi che alimentare), mentre gli investimenti hanno già superato quota un miliardo di euro e si stima arriveranno ai tre miliardi nel 2025. Il settore degli insetti raggiungerà entro il 2030 oltre trentamila impiegati full time. Un vero e proprio Eldorado per la filiera made in Italy, dunque, che già dispone di competenze adeguate e, come emerge dalla ricerca dell’Università di Bergamo, anche di consumatori propensi all’acquisto.

I grilli 100% made in Italy
C’è chi guarda oltre le lungaggini europee e pensa in grande. Carlotta Totaro Fila, founder di Alia Insect Farm, vuole mettere il marchio made in Italy in primo piano in questa nicchia di mercato. La start up innovativa e società agricola è al lavoro per creare una filiera dedicata ai grilli 100% made in Italy.

«Gli insetti sono alimenti sicuri se restano all’interno di parametri e specifiche europee sui novel food. Sono nutrizionalmente molto validi. Il loro allevamento permette una produzione che ottimizza il consumo di risorse del pianeta, soprattutto in relazione ai mangimi. I grilli made in Italy possono rappresentare innovazione, generare economie circolari e nuovi posti di lavoro, incontrando i bisogni del consumatore. Nessuno come gli italiani ha l’expertise per ricettare e produrre alimenti buoni e apprezzati in tutto il mondo. Ma non si tratta di un attentato alle nostre tradizioni: con gli insect food possiamo ampliare le nostre scelte, aggiungendo nuovi alimenti. È il mercato internazionale che lo chiede. Entrare in questa nicchia con un prodotto made in Italy significa immettersi in un contesto destinato a crescere».

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