Like a Rolling SchleinL’impantanata segreteria del Pd e la solita sceneggiata sulle correnti

Dopo qualche settimana di pace è iniziata la classica guerra sotterranea, mentre l'idea estemporanea di creare un governo ombra sembra più un palliativo per distribuire più cariche che una soluzione politica

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C’è una sfasatura evidente, proprio una contraddizione aristotelica, tra le caratteristiche politiche e personali di Elly Schlein e le abitudini appiccicose e di potere dei gruppi dirigenti del Pd. Lo stiamo vedendo in questi giorni. Mentre lei corre di qua e di là a sostenere varie battaglie di piazza e/o sui diritti civili, si sbraccia sul tema dell’immigrazione con una linea aperturista molto diversa da quella delle passate stagioni, sposa cause libertarie magari minoritarie, i Dirigenti-del-Partito si agitano alla ricerca di un posto al sole nella nuova stagione. 

Lo stridore è come quello di una pietra che rotoli senza che si sappia bene dove andrà a fermarsi: la contraddizione sarà gestibile o l’ancien régime minerà la rivoluzione? È molto probabile che Schlein non sia a proprio agio in queste polemiche e trattative interne, e anche gli sconfitti di Stefano Bonaccini un po’ di confusione ce la stanno mettendo anche loro. 

La minoranza si è subito rotta soprattutto a causa dei classici salti della quaglia in cui eccellono vari personaggi che sono stati renziani, lettiani, franceschiniani, di sinistra, bonacciniani e oggi schleiniani, ma è un riflesso scontato, certi casi (pochi) sono in buonafede, altri rappresentano la solita triste corsa sul carro del vincitore. 

Ora il mix tra la rinuncia di Bonaccini a fare il capo della minoranza (poiché sta trattando su una segreteria unitaria) e la transumanza di alcuni sconfitti – lettiani soprattutto – che senza sprezzo del ridicolo si fanno chiamare “ulivisti” verso la nuova segretaria produce un effetto pantano che è piuttosto in contraddizione, come detto, con il nuovo corso schleiniano, imperniato sulla radicalità e il carisma personale. 

Oggi ci sarà la riunione congiunta dei gruppi parlamentari con la nuova leader, poi martedì i due gruppi parlamentari eleggeranno Francesco Boccia al Senato e Chiara Braga alla Camera: il primo atto di forza della segretaria che forse ricompenserà i bonacciniani con qualche posto in segreteria e probabilmente dovrà farlo se non vorrà che l’elezione di B&B venga sporcata da molte schede bianche. 

In tutto questo non c’è granché di nuova politica ma vabbè. Dunque sembrerebbe che si vada verso un partito bifronte, da una parte la persistenza del potere dei cacicchi, quelli che hanno dato vita alle guerre civili di questi anni; e dall’altro quello di Elly Schlein fondato sul carisma della leader, sui suoi gesti, sul suo messaggio radicale. 

Avrà molto da fare, la segretaria, per soddisfare la fame di posti di dirigenti, mezzi dirigenti, ex sottosegretari, ex ministri, rimasti a piedi, e se dovessimo fare una previsione diremmo che nel prossimo futuro assisteremo a una moltiplicazione di cariche proprio per piazzare tutti, magari raddoppiando gli organismi: c’è davvero bisogno di un governo ombra – esperimento fallito per due volte, con Achille Occhetto nell’91 e con Walter Veltroni nel 2008 – quando basterebbe una segreteria forte e autorevole?

Se il governo ombra fallì con quei due leader perché dovrebbe funzionare oggi? Purtroppo per Schlein non servono trovate e scorciatoie: ma un’idea di Paese che parli a tutto il Paese. Che finora non si è vista.

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