L’abracadabra di Schlein L’ambiguità del Pd sull’Ucraina per non allontanarsi da Conte (e dai propagandisti di Putin)

Nel sostegno a Kyjiv del Partito democratico sparisce il riferimento all’aiuto militare e si rafforza quello dell’impegno per un negoziato diplomatico: il “nuovo Nazareno” mostra una strana ansia di volersi sfilare dalla madre di tutte le battaglie

Francesco Bozzo/LaPresse

Finiti i tempi in cui si litigava fino alla fine, resta agli atti che il Partito democratico tiene sulla linea del sostegno a Kyjiv – e come potrebbe essere altrimenti? E tuttavia nel Pd-Prm (partito radicale di massa) di conio schleiniano sparisce il riferimento all’aiuto militare e si rafforza quello dell’impegno per un negoziato diplomatico.

La striatura “pacifista” annacqua almeno un pochino la posizione senza se e senza ma dell’era lettiana pur senza ammainare la bandiera dell’affiancamento alla Resistenza ucraina: quello lo fa da tempo Giuseppe Conte, inimitabile esempio di diserzione. Dunque Partito democratico e Movimento 5 stelle ancora divisi – e per fortuna – sulle armi a Kyjiv al cospetto di una destra unita: è all’incirca lo stesso copione già visto in Parlamento quello che si ripeterà domani al Senato e mercoledì alla Camera, dove Giorgia Meloni renderà le sue dichiarazioni in vista del vertice europeo del 23 e 24 a Bruxelles.

Quindi sì al «sostegno all’autodifesa» del popolo ucraino mediante «tutte le forme di assistenza necessarie», è chiaro il riferimento all’aiuto militare ma senza citarlo: le armi ci sono ma non si vedono, è un abracadabra dialettico che il Partito democratico ha già adoperato e che vive anche in quella che dovrebbe essere la stagione della chiarezza targata Elly Schlein.

Più chiara la destra, con Giorgia Meloni che ieri ha parlato di Olaf Scholz assicurando un «ulteriore sostegno a trecentosessanta gradi» confermando dunque l’impegno già deciso dal Parlamento con il consenso del Partito democratico, così come chiaro è il sì alle armi del Terzo Polo.

Non far menzione dell’aiuto militare – pur confermandolo implicitamente – da parte del Partito democratico serve anche a spostare l’attenzione sullo sforzo europeo per giungere a una tregua, ed è per questo che nelle risoluzioni – identiche al Senato e alla Camera – l’impegno “pacifista” si affianca e quasi copre il sostegno militare: è il senso della posizione di Elly Schlein.

Naturalmente il “nuovo Nazareno” smentisce l’impressione di un cambio di linea. In effetti, quello che è cambiato è il tono. E non sfugge l’appaiamento, la pari dignità delle parole d’ordine: sostegno all’autodifesa dell’Ucraina e contestualmente sforzo diplomatico, dove peraltro è tutto da dimostrare che questo sforzo sia effettivamente possibile, da parte occidentale, specie dopo l’incriminazione di Vladimir Putin da parte del Tribunale dell’Aia, una linea che evoca l’appoggio militare come una croce da dover portare sul Calvario della coerenza più che come segno di granitica convinzione. Un equilibrismo che salva la linea di ieri con lo sguardo di oggi. Senza voler forzare, qualcosa è cambiato.

Mentre l’Occidente intensifica gli aiuti a Kyjiv dando seguito alle richieste di Volodymyr Zelensky per avanzare sul terreno respingendo le truppe di Mosca, il Partito democratico “radicale” di Elly Schlein pur restando dentro la madre di tutte le battaglie mostra chiaramente l’ansia di venirne fuori il prima possibile, senza irritare il mondo pacifista e creare fossati incolmabili con Giuseppe Conte. Non siamo ancora alle supercazzole ma non ci manca molto.

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