DezinformacijaL’ideologia putiniana che vuole a riscrivere la storia è l’identità originaria della Russia

In un convegno sulle narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia, don Stefano Caprio descrive l’humus culturale e sociale in cui ha le radici la propaganda del regime: un revisionismo politico e anche religioso del passato

Manifestazione sotto il Cremlino
Foto di Alexander Zemlianichenko/AP)

Secondo gli ideologi di Vladimir Putin è colpa di quel materialista di San Tommaso e di quell’hippy di San Francesco se l’Occidente è precipitato in quell’abisso di depravazione per salvarci dal quale il suo esercito sta provando a spianare l’Ucraina.

Messa in questi termini estremi e semplificati sembra un po’ hard. Ma a spiegarlo è don Stefano Caprio: un personaggio che la Russia la conosce di prima mano, e in profondità. Nel 1985 ordinato sacerdote in rito bizantino-slavo e incardinato nella diocesi di Vallo della Lucania; dal 1985 al 1989 insegnante di patrologia e teologia all’Istituto di Scienze Religiose di Agropoli; dal 1989 residente a Mosca nel contesto delle aperture della perestrojka e per quattro anni cappellano dell’ambasciata italiana; dal 1991 collaboratore con l’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, appena nominato amministratore per i cattolici a Mosca; nel novembre 1991 uno dei fondatori dell’Istituto di teologia per laici “S. Tommaso D’Aquino” di Mosca, dove insegna patrologia e teologia dogmatica ininterrottamente fino al 2002; dal 2000 al 2002 assunto anche dall’Università Statale Umanistica di Mosca, dove tiene un corso di Storia della Teologia Cristiana; al servizio dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino, dove ha rivestito l’incarico di direttore del Servizio Ecumenico Diocesano dal 2003 al 2014; dal novembre 2005 insegna teologia all’Istituto di Scienze Religiose “Giovanni Paolo II” di Foggia, e continua a collaborare con il Pontificio Istituto Orientale di Roma, dove tiene corsi di storia, filosofia, teologia e cultura russa.

Autore di diversi articoli e pubblicazioni sulla storia e la cultura russa, ha esposto questa analisi martedì nel corso di un convegno organizzato dall’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici sul tema «Dezinformacija e misure attive: le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia», ultimo di tre incontri.

«La verità è che la Dezinformacija è la identità originaria della Russia», è il suo punto di partenza, altrettanto provocatorio. Ma documentato. «La Russia nasce per portare una nuova narrazione. È l’ultimo Paese cristiano dell’Europa. Dopo la Russia vengono solo l’Ungheria e la Lituania, ma sono marginali. La Rus’ viene battezzata nel 988, quindi poco più di mille anni fa. E fin dall’inizio si concepisce come una nuova interpretazione, se volete. O una nuova incarnazione del cristianesimo, che deve superare quelle ormai decadenti della chiesa latina e della stessa chiesa bizantina che pure loro hanno scelto per la bellezza dei suoi riti. E qui non mi soffermo su questi testi antichi. E questa idea originaria della Rus’ di Kyjiv, che è nata in Crimea, dove il principe Vladimir sottomise al suo potere militare l’impero bizantino, e per questo si battezzò. È lì la terra sacra di questa nuova narrazione».

Secondo questa analisi, «la Russia ha poi perso più volte questa identità e la ha dovuta ritrovare. L’ha ritrovata in un certo modo dopo l’invasione tatara, dal 1200 al 1400. Poi dopo l’invasione di Napoleone, perché prima si era molto occidentalizzata e ha dovuto riscoprire la propria anima. Infine dopo il periodo sovietico e l’invasione nazista, che è l’evento a cui si richiama oggi la guerra di Vladimir Putin. Ogni volta la Russia ha cercato di riscoprire questa sua missione. L’ideologia putiniana si basa essenzialmente sulla rilettura della storia, con richiami a tutto il millennio e oltre della storia russa, cercando anche di rimettere insieme la storia sovietica con la storia russa precedente. E quindi la Dezinformacija assume qui toni apocalittici. Ecco, possiamo dire qui che apocalittica è la vera natura della Russia. Che quindi nasce proprio perché se la Russia non riesce a realizzare questa sua missione il mondo crolla».

Dunque, «secondo i russi proprio le fasi in cui la Russia è stata estromessa hanno ulteriormente aggravato la situazione, perché quando la Russia era sotto il gioco tataro, tataro-mongolo, l’Occidente si è ulteriormente pervertito introducendo il razionalismo a livello filosofico e religioso».

Insomma, senza la loro vigilanza, abbiamo combinato disastri. «I conservatori in Italia attribuiscono la secolarizzazione all’illuminismo settecentesco. La narrazione russa lo attribuisce alla Scolastica tomista del 1200. San Tommaso ha rovinato la vera tradizione Patristica, che si basava più sul platonismo, sulla mistica». Qui don Stefano Caprio cita Alexei Osipov, importante teologo che secondo lui sarebbe uno dei massimi ideologi di Putin. «Osipov ritiene che il primo santo occidentale che dimostra la natura pervertita dell’Occidente è San Francesco d’Assisi. Perché è colui che tira fuori dal convento la vita religiosa. Dall’unità del convento, quelli che noi chiamiamo ordini mendicanti. Quindi propone un modello di santità individualista. Già liberalista, allora».

Don Stefano Caprio ricorda il quadro del quindicesimo secolo, con la crisi del mondo occidentale diviso tra Papi e Antipapi e il tentativo di rimetterli assieme attraverso il Movimento Conciliarista. «Al Concilio di Firenze del 1439 anche i greci che avevano bisogno del sostegno dei latini hanno accettato l’unione. I russi hanno dunque considerato la definitiva perdita anche di Bisanzio. Nel 1439 il patriarca e anche i vescovi bizantini hanno firmato l’unione col Papa; nel 1441 la Russia di Mosca, la Moscovia, proclama la propria autocefalia, e si dichiara l’unica vera chiesa. E lì è nata questa estrema ideologia un po’ un sogno medioevale che poi si è precisata nella definizione di Mosca Terza Roma dopo Roma e Bisanzio. Che non è poi una grande novità, perché anche Roma era stata considerata a Terza Troia dopo Troia e Alba Longa. È una retorica molto antica».

A questo punto, «una curiosissima coincidenza porta agli inizi del 1500 due scrittori che sono consiglieri di principi a scrivere testi su cosa deve fare il principe. Uno è Niccolò Machiavelli a Firenze, secondo cui il principe, che era il principe di Firenze, deve diventare il Cesare. Il Cesare deve usare la religione come instrumentum regni. Negli stessi anni il monaco Filofej di Pskov scrive al principe di Mosca, dicendo che ci vuole un Cesare. Il Cesare di Machiavelli era poi riferimento anche a Cesare Borgia; l Cesare di Filofej è una nuova variante, dove il latino Caesar viene russificato in Zar. Si inventa la parola zar. Il nuovo Cesare, che non deve usare la religione ma deve guidare la Chiesa per la salvezza del mondo, salvando il mondo da tre pericoli. Uno è l’eresia, cioè appunto l’eresia latina a cui si sono sottomessi anche i greci. Il secondo è l’invasione degli Agareni, i musulmani figli di Agar e di Ismaele, che allora avevano invaso Costantinopoli. Il terzo pericolo è la sodomia, come modello dell’immoralità. Quindi quando il Patriarca di Mosca e tutti gli altri parlano delle parate gay, della omosessualizzazione dell’Occidente, fanno delle citazioni quasi medioevali».

Questa ideologia della Terza Roma vien per prima incarnata da Ivan il Terribile, che secondo Don Stefano Caprio ha molte somiglianze con Putin. «C’è una data in particolare: 1547. Ivan aveva diciassette anni. Il metropolita Makarij – non c’era ancora il Patriarcato – preparò la cerimonia secondo queste idee, e nella cerimonia parteciparono i legati di tutte le coorti europee, perché sembrava proprio una nazione che stava proponendo qualcosa di grande. Ma Ivan il Terribile rovinò tutto per eccesso di aggressività. Come Putin, Ivan il Terribile ha fatto il riformatore i primi dieci anni, ma poi ha creato la polizia politica, e ha fatto la guerra in Livonia. Dopo la sua morte il reggente, che era il capo della sua polizia politica Boris Godunov, decise di riequilibrare e realizzare fino in fondo quell’ideale della Terza Roma istituendo il Patriarcato di Mosca. Costringendo il Patriarca di Costantinopoli che era in visita a Mosca a stare agli arresti domiciliari finché non firmava il documento istitutivo in cui c’è scritto esattamente che Mosca è la Terza Roma e che deve liberare il mondo da questi pericoli. Sette anni dopo l’istituzione del Patriarcato di Mosca, che è del 1589, viene firmata l’Unione di Brest. 1596. Cioè, la scelta dei russi del Regno di Polonia, che non si chiamavano ancora ucraini, di non sottomettersi alla Terza Roma, ma di unirsi con la prima Roma. L’Unione di Brest, gli Uniati, e il Patriarcato di Mosca sono le due facce della stessa medaglia. La Russia verso Occidente, la Russia che vuole mettersi in alternativa a tutto il mondo. Non verso Oriente, perché la Russia non è mai stata Oriente: i valori induisti, buddhisti, cinesi, non sono i valori della Russia. I suoi valori sono quelli dell’Europa. Qualunque russo lo sa e lo riconosce. Quindi il conflitto ideologico religioso tra la Russia e l’Ucraina data dalla fine del 1500. Tanto è vero che nell’Unione di Brest ci sono effettivamente dei grandi agenti occidentali all’azione. Sono i padri gesuiti, che introducono il sistema gesuita delle scuole, poi adottato dai monaci a Kiev, che creano una Accademia basata sulla Scolastica gesuita, che è la madre di tutte le scuole ucraine e russe».

Anche l’Università di Mosca è fondata nel 1752 dal Leonardo da Vinci russo, Michail Vasil’evič Lomonosov, studente dell’Accademia di Kyjiv. «Per questo fino alla metà dell’Ottocento in tutte le università russe si insegna in latino. Per esempio la parola intelligentsia, usata dai russi per indicare gli intellettuali. Sono stati i primi a lanciare le parola anarchism e populism. E la parola nichilism, nel romanzo di Turgenev “Padri e figli”. Quella è la fase in cui si rilancia quella idea della identità russa, con una enorme discussione tra slavofili e occidentalisti. Anima orientale, anima occidentale della Russia. La polemica diventa anche molto aggressiva nella seconda metà dell’800, quando lo slavofilismo degenera in panslavismo, cioè nell’idea di unire gli slavi per riconquistare prima di tutto la Turchia e e Luighi Santi e poi tutta l’Europa. Era una idea condivisa e sostenuta ad esempio da Fedor Dostoevskij, che faceva articoli di tipo panslavista E lì lo zarismo aveva creato una nuova Triade: ortodossia, autocrazia e popolarismo (Narodnost). È lì un po’ il segreto, perché tra ortodossia e autocrazia si capisce: è la sinfonia bizantina dei poteri, che non prevede la separazione e neanche la sottomissione di uno dei due ma Pari dignità e collaborazione. Ma narodnost è in contrapposizione a populism, utilizzato dalla sinistra occidentalista. Rappresentata in letteratura ad esempio da Tolstoj. Voleva dire andare al popolo, gli intellettuali che devono andare dai contadini, per insegnare loro a vivere e usare le proprie libertà. Invece lo zar utilizza la Narodnost, che nella radice slkava e non latina indica l’unità del popolo con lo zar. Quindi il populismo è la classe elitaria che va verso il popolo, la narodnost o popolarismo è il popolo che viene elevato dalla figura dello zar. Unificato nella figura dello zar».

Ma adesso c’è una nuova Triade: «Erede di tutte queste idee un po’ medievali, un po’ moderne e un po’ più sovietiche. Al posto di democrazia, potere del popolo, oggi si usa un termine che è stato molto trattato dagli slavofili: l’unione del popolo con la chiesa e lo zar per creare una nuova unione universale. Sobornost: il termine con cui nella teologia e filosofia russe si traduce la cattolicità. Cioè l’universalità. Ecco perché non si può definire l’ideologia russa come una superiorità della loro nazione sulle altre. Loro vogliono l’unione di tutti i popoli del mondo ispirata dalla Russia. Chiamatelo imperialismo, chiamatelo universalismo ideologico: la sobornost è il primo termine. Il secondo termine è l’identità. Anche questo secondo una definizione molto usata dagli slavofili, soprattutto dai poeti, per esempio da Puskin, che è il padre della letteratura russa. Vuol dire contrastare l’ecumenismo e il multiculturalismo. Anche appunto fare invasioni, per affermare una identità capace di attrarre. È questa la forza capace, l’ideologia del Russky Mir, del mondo russo, che vuol dire il mondo della Russia dove stanno i russi, il mondo degli altrui Paesi dove stanno i russi, il mondo di quelli che sono amici dei russi, il mondo di quelli che hanno capito che i russi sono i migliori del mondo. Quindi non ha confini».

L’espressione Russky Mir si trova per la prima volta in un romanzo di Dostoevskij, “L’idiota”. «Il principe Myškin che viene dalla Svizzera a predicare come un nuovo Gesù Cristo la riscoperta dell’anima russa, a un certo punto in una animata discussione dice: mostrate ai russi il mondo russo. E loro sapranno mostrare a tutto il mondo la verità del cristianesimo, anche se il resto del mondo ci considererà degli invasori e degli aggressori. Lo diceva nel senso della rivoluzione cristiana un romanzo meraviglioso di Dostoevskij. Ed è esattamente l’ideologia putiniana di oggi. E il terzo termine, lo sapete, l’antiglobalismo, che viene spesso identificata nel termine Eurasia, Eurasismo».

Ma c’è un paradosso, che al religioso è estremamente evidente. «Una delle principali Dezinformacije, riuscita ai russi negli ultimi anni, è stata l’incontro dell’Avana tra il Patriarca di Mosca Kirill e il Papa Francesco. Che sembrava proprio la riconciliazione storica. Perché in tutte queste ricerche dell’identità russa, che voleva presentare un nuovo cristianesimo universale, tutti i papi in varie epoche hanno provato a dire ma allora facciamo l’Unione. Proviamo. Hanno mandato dei cardinali a Vladimir di Kiev, a Aleksandr Nevskij, a Ivan il Terribile. Hanno mandato gesuiti. Hanno fatto tutto il possibile per cercare l’unione coi russi. Ma lì all’Avana quello che serviva a Kiril era arruolare il Papa nella crociata contro la degradazione dell’Occidente e alla difesa dei valori tradizionali. Perché i russi sanno benissimo che se non li aiuta qualcuno non sono molto credibili. È il Paese dove va meno gente in chiesa in tutta Europa. 2-3 per cento. E sapete tra l’altro qual è il Paese dove va più gente in chiesa al mondo? Gli Stati Uniti d’America. La Russia è il Paese che ha più divorzi e aborti del mondo. La legge sul divorzio fu fatta da Lenin a marzo 1918. Si poteva divorziare per lettera senza informare il coniuge. La famiglia in Russia non esiste. Esiste soltanto per i russi che la possono mostrare nelle loro ville in Occidente. Ma in Russia non c’è una tradizione della famiglia dopo ottant’anni di comunismo. Vanno alla chiesa per far benedire il panettone, ma non entrano in chiesa. Non c’è una vera religiosità».

Battuta finale. «È una parata che ha analogie con certi richiami a ideologie religiose da parte anche di partiti e movimenti politici in Occidente. Ma qui, per carità cristiana, mi fermo e evito di fare nomi».

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