DezinformacijaChi sono i putiniani italiani e come funziona la loro narrazione anti occidentale

Esponenti di estrema destra e sinistra veicolano la propaganda del Cremlino adattandola alle corde più sensibili della nostra opinione pubblica, ma i temi sono talmente ripetitivi e deboli che diventa facile capirne la fonte comune, basta saper guardare con attenzione

LaPresse

«Più di mille persone hanno protestato contro le sanzioni anti-russe davanti a una base Nato in Italia. L’azione è stata organizzata dall’associazione socio-politica Italia Unita, in collaborazione con il partito Russia Unita». Così la Tass riferì della «Manifestazione 20221218 Aviano – Italia fuori dalla guerra», con l’adesione di una cinquantina di sigle, sia di sinistra che di destra. Organizzatore Amedeo Avondet: un ex-esponente di Fratelli d’Italia spesso presente sulle tv russe, che scrive sulla stessa Tass. 

Un esempio che è stato il culmine di «La critica di matrice filo-Cremlino alla Nato nell’ecologia mediatica italiana»: l’intervento che Giovanni Ramunno, generale dell’Esercito e giornalista, già consigliere militare per la comunicazione del Presidente del Comitato Militare dell’Unione Europea, ha svolto lunedì nel corso di «Dezinformacija e misure attive: le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia sulla NATO, le politiche estere e di sicurezza dell’Occidente, e i rischi di guerra nucleare». il zecondo di tre incontri che l’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici ha organizzato su «Dezinformacija e misure attive: le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia» e di cui il primo appuntamento c’era stato il 26 gennaio.

«I filo-putiniani sono di destra e di sinistra», ha spiegato infatti Ramunno. «I filo-putiniani sono la destra e la sinistra estrema con i sovranisti». Ricordata una serie di studiosi sul tema delle «narrative» – da Alec Fischer a Jerome Bruner, Alister Miskimmon e William Labov – ha spiegato come, utilizzando determinate metodologie, sia relativamente facile individuare l’origine russa di alcune «narrazioni» oggi presenti nei discorsi di contestazione al sostegno per l’Ucraina. Una, ad esempio, è quella della «gabbia di ferro» in cui Paesi come l’Italia sarebbero costretti da organizzazioni come Nato e Ue. Un’altra, quell’«abbandono» cui l’Italia e altri Paesi sarebbero stati lasciati da queste organizzazioni di fronte a problemi come il Covid o il rincaro delle bollette che per via delle sanzioni veniva annunciato come inevitabile. 

Due appunti in teoria opposti, quelli di essere troppo o troppo poco presenti allo stesso tempo. Ma è caratteristica della «dezinformacija» russa quella di dire allo stesso tempo cose anche opposte.

Ma confrontiamo alcune dei messaggi che Ramunno ha presentato nelle sue slides. «Fermiamo i golpisti di Kiev. La Federazione Russa sta attuando un’azione di autodifesa contro le continue provocazioni dei golpisti di Kiev e della Nato.». E questo è il «Veneto serenissimo Governo. Ufficio di presidenza». Eredi dei separatisti veneti che loro sì avevano «rappresentato» un grottesco tentativo di insurrezione con l’assalto del «tanko» fatto in casa contro il Campanile di San Marco. 

«La Nato, come altre simili organizzazioni politico-militari in zone diverse dello scacchiere mondiale, è il cane da guardia degli interessi dei monopoli, pronta a osannare chiunque osi contraddire il diktat imperialista. I costi della guerra imperialista, mascherate da missioni di pace, vengono anch’essi scaricati sulle masse popolari, costrette a pagare il conto della spartizione della ricchezza mondiale tra le borghesie imperialiste. Negli ultimi tre decenni, abbiamo dovuto assistere alle continue iniziative belliche della Nato, organizzazione mondiale dell’Occidente capitalistico posta sotto stretto controllo statunitense». Questo è il Pci: partito creato nel 2016 con l’ambizione di essere l’erede della vecchia sigla disciolta da Achille Occhetto, e che alle ultime politiche non è arrivato ai venticinquemila voti alla Camera. 

«Una scellerata classe politica, culturalmente succube degli Stati Uniti d’America, ha accettato servilmente un modello antropologico illuminato e rafforzato dalle direttive economiche e politiche dell’Unione Europea. I politici italiani, deresponsabilizzati dalla pseudocultura individualistica e sovranazionale hanno scelto la fellonia di tutelare gli interessi di potentati economici stranieri». Questa è Riconquistare l’Italia: sigla che alle ultime elezioni assieme al Partito Comunista di Rizzo ha fatto parte del cartello Italia Sovrana e Popolare di Antonio Ingroia.

«Non temo tanto i servizi ucraini ma anche quelli americani e/o occidentali, noti per le loro pratiche provocatorie. Continuerò la mia lotta contro la guerra e le sanzioni, sapendo di avere con me la maggioranza degli italiani». Questo è Roberto Fiore, il leader di Forza Nuova arrestato per l’assalto alla Cgil.

«La Nato è il protagonista e il creatore di dozzine di conflitti in tutto il mondo, travisando la sua vocazione difensiva mutandola in operatività offensiva e militare». Questa è La Pekora Nera: sito di una Federazione Popolo Sovrano che si è mobilitata in particolare contro il Green Pass. In particolare su questo testo sottolinea Ramunno che «è un messaggio russo. Andate in qualsiasi giornale russo e troverete questo». 

«La trasformazione della Nato da organizzazione militare difensiva nordatlantica a organizzazione militare offensiva mondiale guidata dagli Stati Uniti avrà profonde conseguenze geopolitiche internazionali in tutto il mondo, ma soprattutto in Europa». Questo è resistenze.org, del Centro di Cultura e Documentazione Popolare. Organizzazione che si proclama apartitica per «la salvaguardia e la diffusione della cultura e della memoria dei movimenti sociali che lottarono e lottano contro le disuguaglianze sociali e la guerra, in particolare del movimento operaio italiano e internazionale, dell’antifascismo e dei movimenti per la pace».

«Non che qualcuno abbia mai veramente creduto che questa Europa potesse svincolarsi dal padrone di oltre Atlantico». Questo è Primato Nazionale, testata di CasaPound. 

«Occorre ribadire che, sul, piano geopolitico, il nemico sono gli Usa, non la Russia. E che l’Italia dovrebbe uscire il prima possibile dalla Nato ed evitare il proprio ingresso in qualsivoglia guerra». Questo è Diego Fusaro: noto turbo-filosofo rosso-bruno, ma citato «in maniera asettica», ricorda Ramunno, da un quotidiano un tempo fanfaniano e andreottiano come Il Tempo.

«Fermiamo la guerra né con Putin né con la Nato». Questa è Rifondazione Comunista. Che prende le distanze apparenti da Putin ma ignorando del tutto l’Ucraina. 

«La nostra lotta contro la Nato è una lotta contro le forze di occupazione. Fermiamo la guerra via le basi dai nostri quartieri. L’alleanza militare offensiva è stata al centro del conflitto in corso in Ucraina, che ha portato molti a mettere in discussione l’alleanza stessa e cosa significhi farne parte». Questo è Giuliano Brumetti di Potere al Popolo, che parla delle prospettive della sinistra italiana citato l’Ucraina come mero teatro di conflitto, e lui senza prendere alcuna distanza.

«Ci opponiamo alla Russofobia, all’invio di armi agli ucraini, alle sanzioni che danneggiano la nostra economia. E ai diktat imposti dall’Unione Europea e dalla Nato”. E questo è appunto, Amedeo Avondet,  presentato come top per la serie di manifestazioni organizzate a partire da quella di Torino del 13 maggio, in cui è stata spesso presente o ha comunque mandato il suo messaggio Irina Elyfiorova, capo del dipartimento Agitazione e Propaganda della sezione moscovita di Russia Unita. Ripetiamo: a manifestazioni in Italia. Proprio lei, ricorda Ramunno, il giorno dopo la prima manifestazione lo accredita come giornalista della Tass. «Colui  che parla e che porta il verbo», chiosa sempre Ramunno Tass a parte, le sue iniziative sono riportate da Ria Novosti: «In Italia si sono svolte manifestazioni all’insegna dello slogan “Nato e Ue, lasciateci in pace”». E da Izvestia, collegata con il mondo militare russo: «In Italia si sono svolte proteste contro la politica delle autorità nei confronti dell’Ucraina».

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