Tutto il mondo è paeseIl populismo xenofobo del presidente tunisino contro gli immigrati

Kaïs Saïed, al potere grazie a un colpo di Stato che gli ha permesso di governare come un dittatore, è la dimostrazione che il razzismo verso il diverso attecchisce non solo nella opulenta Europa, ma anche in uno dei territori centrali per le rotte migratorie del Mediterraneo

AP/Lapresse

Una piccola sfida, provate a indovinare chi ha pronunciato queste frasi xenofobe: «Orde di migranti clandestini sono fonte di crimini e atti inaccettabili nel nostro Paese». E ancora: «Ci sono dei partiti che da anni hanno ricevuto ingenti somme di denaro per modificare l’assetto demografico e culturale della nostra nazione!».

No, non le ha pronunciate Èric Zemmour, il leader dell’estrema destra francese che pure denuncia a gran voce il «Grand Remplacement», il sorpasso da parte degli immigrati islamici della componente francese con conseguente subalternità culturale e identitaria degli “autoctoni”. Gran Remplacement che peraltro il sessanta per cento dei francesi, secondo un sondaggio Ipsos, ritiene che sia in atto.

Non le ha pronunciate neanche Marine Le Pen che, in vista di un possibile successo alle prossime presidenziali nelle quali Emmanuel Macron non si potrà presentare, ormai ha abbandonato l’armamentario demagogico delle denunce dei malfatti dell’immigrazione incontrollata per trasformare sé stessa e il suo partito in una moderata e neo gollista forza di opposizione.

Non le ha pronunciate neanche l’impresentabile e sbruffone Mario Borghezio, né nessun altro esponente xenofobo della Lega Nord.

Le ha pronunciate invece – questa è la notizia ghiotta – Kaïs Saïed, presidente della Tunisia e autore il 21 luglio del 2021 di un colpo di Stato strisciante che gli ha permesso di esercitare poteri dittatoriali proprio in uno dei due Paesi dai quali partono i barconi di immigrati verso l’Italia.

E lo ha fatto perché uno dei punti forti del suo discorso politico è la mobilitazione contro gli immigrati subsahariani che penetrano in Tunisia, in parte per poi tentare di arrivare in Italia, in parte per restare come irregolari nel Paese. Non solo, nel suo lessico è continua e martellante la denuncia contro il «grande complotto di iene e sciacalli» che mira a suo dire da una parte a colpire il suo regime con fake news e dall’altra, appunto, a «sovvertire la demografia del paese per attentare al nobile carattere arabo e islamico della Tunisia» favorendo l’immigrazione sub sahariana. Da qui l’ordine alle forze di sicurezza e alla polizia di compiere duri rastrellamenti nelle città per arrestare e imprigionare gli irregolari.

Quel che più è rilevante è che questa mobilitazione xenofoba da parte di un presidente-dittatore trova un eccellente riscontro in una Tunisia nella quale sono continue le violenze di cittadini contro gli immigrati e continue le vessazioni da parte dei municipi che, come rileva Le Monde, coperti dalla legge, sfrattano con la forza dalle loro abitazioni di fortuna gli immigrati senza permesso di soggiorno regolare.

Agli atti dunque un’universalità del populismo xenofobo che attecchisce non solo nella opulenta Europa, ma anche, ed è un paradosso solo apparente, in un Paese africano come la Tunisia. Un Paese dal quale partono i barconi verso Lampedusa, che il regime di Kaïs Saïed non fa nulla per fermare, ma anzi favorisce. Barconi sui quali spesso si imbarcano anche cittadini tunisini.

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