Fundis contro RealosI Verdi tedeschi devono decidere cosa vogliono fare da grandi, proprio come i loro leader

Entrando nel secondo anno di guerra, per i Grüne è meno sostenibile l’eccezionalità della situazione e la messa in secondo piano delle priorità ambientali. Per restare credibili, Baerbock e Habeck devono definire una strategia a lungo termine non solo per la Germania, ma anche per il partito

I ministri verdi del governo tedesco, Annalena Baerbock e Robert Habeck con il cancelliere Scholz
Foto Markus Schreiber/AP

Prima della guerra in Ucraina, il governo tedesco guidato da Olaf Scholz e composto da socialdemocratici, verdi e liberali aveva di fronte a sé dei compiti chiari, frutto della fase vissuta dal Paese e delle priorità delle forze di maggioranza: la transizione ecologica e digitale, le politiche sociali e la riconferma del protagonismo tedesco a livello europeo.

Chiamato a guidare la Germania fuori dagli anni di Angela Merkel, per Olaf Scholz questi obiettivi non erano facili, ma sicuramente realizzabili: Spd e Verdi convergevano su molti punti in merito alle misure ambientali e sociali (elettrificazione dell’automotive, uscita da carbone e gas, riforma maggiormente progressiva della tassazione…) e il principale scoglio per la maggioranza erano i liberali della Fdp, che avevano e hanno una sensibilità diversa su molti temi cari al resto della maggioranza, e i cui voti sono fondamentali in Parlamento perché il governo regga.

L’invasione russa ha causato una serie di cambiamenti rilevanti nelle priorità tedesche. La guerra ha ridotto quasi totalmente i margini di dialogo con Mosca, costringendo Berlino a ridurre la sua dipendenza dal gas russo; la crisi energetica ha reso inevitabile accantonare alcuni progetti in materia ambientale, ad esempio prolungando gli ultimi mesi di attività delle ultime centrali nucleari rimaste operative e riattivando alcune centrali a carbone; per far fronte ai bisogni nel campo della difesa, si sono dovute rivedere altre voci di spesa.

Per nessun partito, in Germania, questo cambio di prospettive è rilevante quanto per i Verdi. Come partito progressista e ambientalista, i Grüne, guidati da Annalena Baerbock (ministra degli Esteri) e Robert Habeck (ministro per l’Economia e la protezione del clima) sono apparsi da subito come gli alleati più naturali per la Spd. A separarli dai socialdemocratici, però, c’erano soprattutto le loro posizioni in politica estera: molto meno dialoganti verso Cina e Russia, i Verdi finivano in questo campo con l’avere posizioni simili ai “nemici” liberali.

La loro partecipazione alla maggioranza (e la tenuta dell’enorme consenso maturato negli ultimi anni) si giocava tutta sulla capacità di influenzare l’esecutivo su temi chiave, coniugando i valori fondamentali del partito con la necessaria disposizione al compromesso che si richiede a una forza di governo. Una questione da sempre viva nei Grüne, tradizionalmente animati dalla dialettica tra Fundis (più radicali) e Realos (i “miglioristi”), esplosa ai tempi della leadership di Joschka Fischer, che negli anni Novanta da ministro si espresse a favore dell’intervento nei Balcani.

L’attuale leadership dei Verdi si è da subito schierata per il sostegno all’Ucraina, con la ministra Baerbock che ha spesso incalzato il Cancelliere Scholz sull’invio di armi e di carri a Kyjiv nelle molte occasioni in cui il tema ha sollevato dibattito e titubanze in Germania.

Tradizionalmente pacifisti, nei Grüne è condivisa diffusamente la visione della necessità di difendere l’Ucraina per combattere le autocrazie e difendere la libertà europea. La crisi energetica e l’accantonamento di alcune priorità ambientali, conseguenze del conflitto, non hanno fatto vacillare la linea del partito, che oggi appare condivisa dalla maggioranza della base.

Entrando nel secondo anno di guerra, però, per i Verdi sarà sempre meno sostenibile l’eccezionalità della situazione e la messa in secondo piano delle priorità ambientali. Per Baerbock e Habeck si tratterà dunque di definire una strategia a lungo termine non solo per la Germania, ma anche per il partito, con ovvi effetti sulla loro stessa leadership. La credibilità dei Verdi come forza politica si baserà sulla capacità di coniugare il sostegno all’Ucraina con l’avanzamento dell’agenda sulle politiche climatiche e sociali.

Garantire aiuto a Kyjiv e ammodernare la Bundeswehr senza fare troppe rinunce in materia di spesa sociale sarà complicato, ma per i Verdi sarà una necessità. Sul tema, potranno certo dialogare con la Spd, ma nei prossimi tempi la competizione elettorale tra i due partiti, i cui bacini elettorati coincidono parzialmente, potrebbe rendere più difficile l’operazione: come ha scritto di recente Gabor Steingart su The Pioneer, la sfida per l’elettorato progressista è anche la sfida di Baerbock e Habeck per la futura cancelleria, con tutto ciò che questo comporta per i rapporti nella coalizione.

Intervenire sul budget prevedendo aumenti di spesa, maggiore pressione fiscale per i redditi più alti o produzione di debito potrebbe non essere una strada percorribile: non solo per la Costituzione tedesca che fissa limiti stringenti in materia di pareggio di bilancio, ma anche perché il ministro delle Finanze è Christian Lindner, leader dei liberali della Fdp, contrario a una riforma della tassazione o alla produzione di nuovo debito.

La settimana scorsa, un conflitto interministeriale tra Habeck e Lindner ha mostrato come quest’ultimo non sia particolarmente incline a mostrarsi cooperativo con i Verdi in questa fase: se la politica estera unisce le due forze politiche, le differenze su tassazione e ambiente (ad esempio in materia di elettrificazione dell’automotive o abbandono del gas) sono rilevanti. La Fdp, inoltre, viene da una serie di risultati negativi alle elezioni amministrative, e Lindner punta a mantenere saldo il suo elettorato.

I Grüne, comunque, possono basarsi su dati incoraggianti: secondo recenti sondaggi Infratest dimap, Baerbock e Habeck sono le figure più gradite a livello nazionale, e il 65 per cento dei loro elettori si dichiara soddisfatti dal governo. Nei sondaggi, tuttavia, i Verdi oscillano tra il sedici e il diciotto per cento: in aumento rispetto alle elezioni, ma sotto la Spd (al venti per cento circa) e la Cdu (ventinove per cento). Riuscire a ricavarsi uno spazio e una strategia nella Zeitenwende di Scholz, dunque, sarà fondamentale per determinare il futuro del partito.