Saldi di primaveraLa gara elettorale sugli incentivi alla natalità tra Lega e Fratelli d’Italia

Il sottosegretario Massimo Bitonci ha proposto di dare 10mila euro di nuove detrazioni all’anno a ogni nato fino a 18 anni o all’età della laurea, a prescindere dal reddito. I tecnici della premier pensano a un bonus tra 2 e 4mila euro all’anno per ogni figlio in più, che poi sarebbe assorbito in forma di detrazione all’Irpef. Ma c’è sempre il nodo delle coperture

(La Presse)

Il governo Meloni punta tutte le sue carte sul rilancio della natalità, anche in chiave elettorale, in vista delle elezioni europee della primavera 2024.

E sulla demografia italiana si sta consumando una gara politica tutta interna alla maggioranza tra Lega e Fratelli d’Italia. Il ministro dell’Economia leghista Giancarlo Giorgetti, in audizione parlamentare sul Def, il Documento di economia e finanza appena approvato, ha detto: «Serve un’azione shock. Non parliamo di incentivi, ma di eliminare i disincentivi alla natalità». Tra questi il lavoro che non c’è per le donne: «Dobbiamo incentivare il tasso di partecipazione al lavoro: si tratta di un processo lungo e graduale». Nel frattempo «non possiamo tassare i single come i genitori, perché chi ha figli sostiene costi che alterano la progressività fiscale».

Da qui l’idea del taglio delle tasse a chi fa figli. Ma i conti non tornano. Il Def ha individuato 3 miliardi da usare per tagliare ancora il cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti, «2 punti per qualcuno», dice Giorgetti. E altri 4,5 miliardi per un primo accenno di riforma fiscale nel 2024. Nel Def si dice anche che l’assegno unico, che ha sostituito le detrazioni per i figli e i vari bonus, salirà dal 2024. E che nel suo primo anno di vita è costato 16 miliardi andati a 5,7 milioni di famiglie e ai loro 9,65 milioni di figli.

Nessuno, nel governo Meloni, vuole smantellare l’assegno unico e toccare questi 16 miliardi, come spiega Repubblica. Quindi? La Lega pensa a una integrazione: il sottosegretario Massimo Bitonci ha proposto di dare 10mila euro di nuove detrazioni all’anno a ogni nato fino a 18 anni o all’età della laurea, a prescindere dal reddito. Calcolando l’incentivo per i 400mila ipotetici bambini del 2024 (l’anno scorso erano 393mila), significa una spesa cumulata di 4 miliardi all’anno: 4 il primo, 8 il secondo, 12 il terzo e così via. Sembra improponibile per qualunque governo. Ieri l’Ufficio parlamentare di bilancio invitava a una certa prudenza: «Molte coperture sono difficile da reperire». E si riferiva solo ai capitoli del Def.

Ecco allora l’idea degli esperti più vicini alla premier. Annunciare a stretto giro, tra qualche mese, un forte incentivo alle nascite da erogare nel 2024 e pari in media tra 2 e 4mila euro all’anno per ogni figlio in più. All’inizio sarebbe solo un bonus secco, una tantum, sul conto corrente: come gli 80 euro di Renzi. Poi dopo sarebbe assorbito in forma di detrazione all’Irpef, con la riforma fiscale che sta portando avanti il viceministro all’Economia Maurizio Leo. L’idea è quella di tagliare le tasse a uno dei genitori, di preferenza il secondo percettore che di solito è una donna, come spinta all’occupazione.

Il taglio sarebbe crescente al crescere del figlio in più. Nel caso di due figli, le tasse sarebbero dimezzate o ridotte di due terzi (sconto dal 50 al 66%). Se si decide di fare il terzo o quarto figlio, tasse sarebbero azzerate. Per un reddito medio da 22.500 euro, significherebbe un beneficio tra 2mila e 4.180 euro. Immaginando uno sconto medio di 3 mila euro a testa per 400 mila nuovi nati, si arriva a 1,2 miliardi di spesa il primo anno, 7,2 nel triennio. Non estrema.

Se ne discuterà agli Stati Generali della Natalità dell’11 e 12 maggio, organizzati dalla Fondazione per la natalità presieduta da Gigi De Palo. Appuntamento guardato con molta attenzione dal governo Meloni.

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