LA DISCRIMINAZIONE SALARIALE DEGLI ALGORITMI
Sei un rider, ritiri il sushi che il cliente ha ordinato e lo consegni. Ci vogliono 15 minuti e ti pagano 5 dollari. Anche un tuo amico fa il rider, accetta lo stesso ordine, effettua la consegna nello stesso lasso di tempo. Quanto dovrebbe essere pagato? La risposta dovrebbe essere 5 dollari, giusto?
Sembra semplice l’idea che le persone per svolgere lo stesso lavoro ricevano lo stesso salario. È uno dei presupposti fondamentali per un mercato del lavoro equo.
Sorpresa! Eppure, secondo una nuova ricerca di Veena Dubal, professoressa di diritto alla University of California Hastings, le app on demand e le aziende tecnologiche hanno minato questo patto cruciale con ricadute che potrebbero diffondersi presto all’intero mercato del lavoro.
- Attraverso la sua ricerca, Dubal ha dimostrato che aziende come Amazon e Uber pagano i lavoratori con importi diversi per la stessa quantità di lavoro svolto nello stesso tempo.
Data Power Queste aziende utilizzerebbero gli algoritmi per determinare le paghe. Società come Uber e Amazon raccolgono costantemente dati sui lavoratori: dove vivono e lavorano, a che ora del giorno e per quanto tempo tendono a lavorare, quali sono i loro obiettivi di guadagno, quanto guadagnavano prima e quali tipi di lavoro sono disposti ad accettare. Questi dati poi verrebbero usati per personalizzare e differenziare i salari.
- Quindi il guadagno per la consegna di quel sushi sarà diverso da lavoratore a lavoratore, e anche a seconda dei giorni. Dubal la chiama «discriminazione salariale algoritmica», che viene alimentata costantemente e ora potrebbe esplodere con l’ascesa dell’intelligenza artificiale.
Dimmi dove abiti Se l’algoritmo è in grado di prevedere che un lavoratore accetterà la consegna di sushi per 4 dollari invece di 5, potrebbe, secondo la ricerca, offrire una paga inferiore. Se l’algoritmo è in grado di prevedere che un determinato lavoratore continuerà fino a quando non raggiungerà un obiettivo giornaliero di 200 dollari, potrebbe abbassare le tariffe offerte, rendendo questo obiettivo più difficile da raggiungere, per farlo lavorare più a lungo.
Hai la Tesla? Sergio Avedian, un autista veterano di Uber, ha fatto un esperimento: due fratelli alla guida di Uber a Chicago sedevano fianco a fianco con le loro app aperte. In tempo reale registravano quali tariffe venivano offerte per la stessa corsa e non erano mai uguali. Il fratello che continuava a ricevere offerte più alte guidava una Tesla e aveva una storia di accettazione di corse minore, mentre l’altro aveva una berlina ibrida a noleggio e un tasso di accettazione delle corse più elevato. L’algoritmo di Uber offriva tariffe più elevate all’utente con l’auto più bella e che storicamente è stato più esigente, per invogliarlo a mettersi in viaggio, e tariffe più basse all’autista che statisticamente era più propenso ad accettare una corsa a un prezzo inferiore.
Distopia Il rischio però è che chi accetta paghe più basse siano persone appartenenti a minoranze che hanno minore potere di contrattazione perché hanno bisogno di lavorare. Ma così finiscono per guadagnare meno degli altri. Lo stesso discorso vale per le donne, che non a caso in Uber guadagnano il 7% in meno degli uomini. «Questo è un modo spaventoso di ricreare e replicare le gerarchie esistenti basate sul genere e sulla razza», ha detto Dubal.
Peggio ancora Poiché questo tipo di discriminazione salariale si basa su enormi set di dati, questi stessi dati possono essere impacchettati, acquistati e venduti ad altre società. Per cui i nostri dati e i nostri record di produttività ci seguirebbero di lavoro in lavoro, rendendoci vulnerabili agli algoritmi. In questo modo, la possibilità di mobilità economica è fortemente ridotta, specialmente nei mercati a basso salario, come il commercio o la ristorazione.
Si profilerebbe un futuro distopico del mercato del lavoro. Con un meccanismo simile a un casinò. In cui il lavoratore perde sempre. Poco alla volta.
DEF A CHI?
Questa settimana gli occhi sono puntati sul Documento di economia e finanza (Def) e sui provvedimenti economici connessi, tra il decreto lavoro atteso ormai da tempo e il taglio del cuneo fiscale annunciato. Il tutto con la coperta cortissima dei conti pubblici italiani.
Timeline Oggi partono in Senato le audizioni sul Def con sindacati e associazioni di categoria, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è atteso giovedì 20 aprile. Terminato il giro, partirà l’esame in sede referente del testo, atteso poi al voto in Aula alla Camera e a Palazzo Madama giovedì 27 aprile per autorizzare il governo a usare il tesoretto da 3,4 miliardi emerso dalle stime del 2023 e da 4,5 miliardi nel 2024. Dovrebbero essere usati per rafforzare il taglio del cuneo fiscale e ridurre la pressione fiscale.
Ma guarda un po’ Nella settimana in cui si annuncia una stretta del governo sulla protezione speciale per gli immigrati attraverso il decreto Cutro, nel Def lo stesso governo scrive che il modo migliore per ridurre il rapporto debito/Pil è avere più stranieri regolarmente occupati. Contrastare il calo delle nascite o puntare sulla crescita economica è meno efficace.
Sotto un ponte Nell’allegato al Def, viene anche fuori che il Ponte sullo stretto di Messina tirato di nuovo in ballo da Salvini – oggi cominciano le audizioni anche su questo – costerà almeno 13,5 miliardi e per realizzare le opere complementari al collegamento ferroviario serviranno almeno altri 1,1 miliardi. Piccolo problema: manca la copertura economica. «Sarà reperita con la legge di bilancio», fanno sapere dal ministero delle Infrastrutture.
Quindi il Pnrr? Dopo settimane di dichiarazioni pessimiste, nel Def il governo stima che nel lungo periodo gli effetti del piano saranno notevolmente positivi. L’aggiornamento del Pnrr con il RepowerEu, però, potrebbe non arrivare entro fine aprile e slittare all’estate.
Senza aumenti Nel Def si prevede che nel triennio 2022-2024 non ci saranno soldi per rinnovare i contratti dei dipendenti pubblici, e quindi per adattare gli stipendi al costo della vita.
E IL DECRETO LAVORO?
Dopo svariati annunci, forse ci siamo. Un decreto legge di oltre 40 di articolà riscriverà molte delle le regole del mondo del lavoro. Sarà approvato in una delle prossime riunioni del consiglio dei ministri. Ci sono novità su diversi fronti: dal reddito di cittadinanza ai contratti a termine, dalle assunzioni agevolate alle uscite di prepensionamento. Probabilmente sarà utilizzato anche come veicolo per introdurre le misure sul taglio del cuneo fiscale.
Abbiamo un nome, anzi tre Il Reddito di cittadinanza si fa in tre:
- la Gil, Garanzia per l’inclusione lavorativa, potrà essere chiesta dalle famiglie, con Isee fino a 7.200 euro, al cui interno vi sia almeno un minore, un disabile, un anziano con più di 60 anni o un invalido civile.
- la Gal, Garanzia per l’attivazione lavorativa, potrà essere richiesta dalle famiglie con Isee fino a 6mila euro, composte solo da adulti tra 18 e 59 anni.
- La Pal, Prestazione di accompagnamento al lavoro, è prevista a favore dei beneficiari del reddito attuali considerati occupabili che, al momento della scadenza nel corso del 2023 del periodo massimo di sette mesi di fruizione del beneficio, hanno sottoscritto il patto per il lavoro e sono inseriti in misure di politica attiva del lavoro.
Addio dignità Per i contratti a termine, come previsto, saltano le rigide causali del decreto dignità grillino. Il decreto lavoro prevederà nuove causali per allungare i contratti da 12 a 24 mesi.
Riecco la decontribuzione Per contrastare il fenomeno dei Neet, nella bozza del decreto lavoro è previsto un incentivo rafforzato che prevede sgravi del 60% per chi assume under 30 registrati al programma “Iniziativa occupazione giovani”.
- Giovani tecnici È iniziata la fase operativa di Distretto Italia, il programma promosso dal Consorzio Elis e che coinvolge scuole e istituti tecnici superiori. Sono aperte le candidature per la formazione di posatori di fibra ottica, programmatori software, responsabili di cantiere e impiantisti elettrici.
NUMERI & PAGELLE
Manovra impossibile Secondo i calcoli del Sole 24 Ore, alla prossima legge di bilancio serviranno 23-26 miliardi solo per mantenere in vita l’esistente e mettere mano al minimo sindacale degli interventi già annunciati.
Cari prezzi L’Istat ha rivisto leggermente al ribasso i dati sull’inflazione di marzo scorso: -0,4% sul mese, +7,6% su anno. Il rallentamento si deve, in primo luogo, alla decelerazione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati.
Voti all’Italia Le agenzie di rating hanno messo in guardia l’Italia da ulteriori ritardi sul Pnrr, che potrebbero avere ripercussioni sulle prospettive di crescita e la sostenibilità del debito. Il 21 aprile S&P Global prenderà in esame il rating dell’Italia, il 28 aprile sarà la volta di Dbrs, il 12 maggio arriva il giudizio di Fitch, il 19 maggio quello di Moody’s.
EQUO CALDERONE
Continua l’anomalo intreccio tra la ministra del Lavoro Marina Calderone e l’ordine dei consulenti del lavoro, prima presieduto dalla ministra e oggi guidato dal marito Rosario De Luca. Dopo l’approvazione definitiva della contestata legge sull’equo compenso di Fratelli d’Italia e Lega, a prima firma della premier Giorgia Meloni, il marito di Calderone cosa avrà mai detto? «Legge attesa da decenni». Ma va?
RESA DEI CONTI
Ennesima settimana decisiva per Tim. Domani sono attese le offerte per la Netco da parte di Kkr e della cordata Cdp-Macquarie. Entrambe le offerte saranno esaminate però solo al cda del 4 maggio. Giovedì 20 aprile, poi, è prevista l’assemblea dei soci, che sarà anche un po’ la prova generale degli umori degli azionisti per votare sulla vendita della rete.
BRUXELLES E NOI
Cattivissimo Mes L’Italia non ha ancora ratificato la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, lasciandolo nel limbo della inutiulizzabilità. E diversi partner europei, Germania in primis, non sono molto contenti.
Spiaggiati E poi c’è la questione balneari. Salvini fa la voce grossa. L’ultimatum di Bruxelles questa volta però è netto: la Commissione europea sta valutando la possibilità di inviare una richiesta formale di conformarsi al diritto dell’Unione «entro due mesi», altrimenti scatterà il deferimento alla Corte di Giustizia.
- Mercoledì Giorgetti a Bruxelles incontra commissaria Margrethe Vestager.
COSE DI LAVORO
Senza segreti Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le nuove misure di trasparenza salariale. A proposito di quanto raccontavamo in apertura, i datori di lavoro dovranno dichiarare il livello retributivo prima dell’assunzione, specificando i criteri che definiranno la paga annua e l’avanzamento di carriera. Criteri che ovviamente dovranno essere “neutri”. Durante il colloquio, non si potrà chiedere ai candidati quanto guadagnano attualmente o a quanto ammontava la loro busta paga per mansioni precedentemente svolte.
Resto a casa Negli Stati Uniti, il numero di lavoratori tornati in presenza dopo la pandemia di Covid-19 è nettamente più basso rispetto ai dati provenienti dall’Europa e soprattutto dall’Asia. Ma il lavoro totalmente da remoto potrebbe favorire i licenziamenti: in particolare, i lavoratori con salari più alti potrebbero essere sostituiti da altri dipendenti in altri Paesi con salari più bassi.
… ma con gli amici Anche se caffetterie e biblioteche possono essere ottimi luoghi di ritrovo, in molti invitano gli amici a casa per lavorare insieme. Sono gli home co-worker. Avendo conosciuto solo ambienti di lavoro virtuali, però, alcuni giovani rischiano di non conoscere quelle norme sul posto di lavoro che potrebbero essere decisive per la loro carriera.
Che ne pensate?
Per oggi è tutto.
Buona settimana,
Lidia Baratta


