Corazzata CremlinoL’economia russa crolla, le sanzioni funzionano e Putin arresta il giornalista del WSJ che l’ha scritto

Il corrispondente del Wall Street Journal arrestato a Ekaterinburg, Evan Gershkovic, aveva pubblicato degli articoli sul crollo dell’economia russa. Non è ancora certo che la sua detenzione sia legata a questo, ma alcuni segnali suggerirebbero che sia andata così

AP/Lapresse

Evan Gershkovich è stato arrestato per avere scritto che le sanzioni alla Russia funzionano? Giovedì una notizia top sulla Russia è stata la detenzione a Ekaterinburg da parte dell’Fsb del corrispondente del Wall Street Journal. Cittadino statunitense, classe 1991, rischia vent’anni di carcere per una accusa di «spionaggio» da molti anni inedita per corrispondenti occidentali.

In molti hanno dunque ipotizzato un segnale, o il bisogno di avere «merce di scambio» con qualcuno detenuto negli Stati Uniti, come avvenuto con Brittney Griner: star americana del basket femminile che, andata in Russia per arrotondare i suoi guadagni, è finita dentro per essersi portata incautamente appresso un vaper alla cannabis, è stata condannata a nove anni, ha trascorso in colonia penale dieci mesi, e infine è stata scambiata col famigerato trafficante d’armi Viktor Bout, detenuto negli Stati Uniti. Almeno questa è la tesi del fondatore di Bellingcat Eliot Higgins e degli attivisti per i diritti umani del progetto Gulagu.net.

Ma altri si sono messi a cercare tra i suoi ultimi articoli: volevano chiarire cosa possa aver scatenato tanta furia. E ci si è ricordati ad esempio che Gershkovich a dicembre aveva pubblicato un articolo sui report russi sulla guerra; e a gennaio un lungo reportage sui russi che «piangono gli ucraini uccisi in guerra ai piedi della statua di un poeta ucraino a Mosca». Il servizio di sicurezza sostiene che Gershkovich «stava raccogliendo informazioni classificate sulle attività di una delle aziende del complesso industriale militare russo».

Secondo il sito indipendente Mediazona, Gershkovich stava lavorando a un articolo sul Gruppo Wagner.

Ma il giorno prima dell’arresto, il Wall Street Journal era stato pure una notizia top dalla Russia, per un articolo secondo cui l’economia russa sta iniziando a crollare. «Gli investimenti sono in calo, la manodopera scarseggia, il budget è ridotto», sintetizzava il sommario, citando anche la previsione di un «oligarca», che sarebbe poi il magnate delle materie prime Oleg Deripaska: «L’anno prossimo non ci saranno soldi».

Gran parte del peggioramento delle prospettive, spiegava il pezzo, deriva da una scommessa sbagliata lo scorso anno da Vladimir Putin, convinto che avrebbe potuto utilizzare le forniture energetiche russe per limitare il sostegno dell’Europa occidentale all’Ucraina.

Di conseguenza le entrate energetiche del governo sono diminuite di quasi la metà nei primi due mesi di quest’anno rispetto allo scorso anno, mentre il deficit di bilancio si è approfondito. Il divario fiscale ha toccato i trentaquattro miliardi di dollari in quei primi due mesi, l’equivalente di oltre l’1,5 per cento della produzione economica totale del Paese. Ciò sta costringendo Mosca a immergersi maggiormente nel suo fondo sovrano, uno dei suoi principali cuscinetti anticrisi. «Il rublo – si legge ancora nell’articolo – è sceso di oltre il venti per cento da novembre rispetto al dollaro. La forza lavoro si è ridotta man mano che i giovani vengono mandati al fronte o fuggono dal Paese per paura di essere arruolati. L’incertezza ha frenato gli investimenti delle imprese».

L’economia russa «sta entrando in una regressione a lungo termine», ha predetto Alexandra Prokopenko, un ex funzionario della banca centrale russa che ha lasciato il Paese poco dopo l’invasione. «Abbiamo bisogno di investitori stranieri», è appunto l’invocazione di Deripaska.

L’articolo, appunto, era stato firmato da Georgi Kantchev e Evan Gershkovich. Martedì è uscito sul Wall Street Journal. Mercoledì lo ha rilanciato la stampa mondiale. Giovedì Evan Gershkovich è stato arrestato. Venerdì qualche testata ha iniziato ad accorgersi del collegamento tra le due notizie. Ovvia l’obiezione: ma anche Putin aveva appena ammesso che le sanzioni stanno facendo male alla Russa. Verissimo. Solo che, appunto, Putin aveva dato solo alcuni avvertimenti «tecnici» in Consiglio dei Ministri, poi riportati mercoledì in tv e sulla Tass. «Nel medio termine» le sanzioni contro la Russia potranno avere «un impatto negativo. L’economia russa ha mostrato una dinamica positiva a partire dallo scorso luglio…», ma «il ritorno al percorso di crescita non deve rilassarci, è necessario sostenere e rafforzare le tendenze positive della nostra economia, migliorarne l’efficienza, garantire la sovranità tecnologica, umana e finanziaria, e le azioni devono essere rapide allo stesso tempo, senza eccessi di burocrazia, poiché le restrizioni illegittime introdotte contro la nostra economia possono effettivamente influenzarla negativamente nel medio termine».

Insomma, una ammissione ai ministri per spingere a aggiustamenti, diversa dall’annuncio del Wall Street Journal su un crollo verticale imminente. Ma le due cose sono uscite assieme, e più di un titolo ha così unito. «Putin ammette che le sanzioni funzionano».

Gershkovich è stato arrestato per aver riferito questo? Non lo sappiamo ancora, in realtà. Ma mettere il tutto assieme dà, ovviamente, spunti interessanti.

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