Dove finisce il cieloCome la guerra ha reso strategico uno sconosciuto aeroporto polacco

Lo scalo di Rzeszow è vicino al confine con l’Ucraina e al suo spazio aereo chiuso. Sono atterrati qui i leader mondiali che hanno visitato Kyjiv, ci sono passati migliaia di profughi e pazienti oncologici

L'aeroporto di Rzeszow-Jasionka in Polonia
Foto di Jonathan Ernst/AP

Siete mai stati a Rzeszow? Probabilmente no. Però da un anno a questa parte Rzeszow, centro di circa duecentomila abitanti, è diventata una delle città più importanti del mondo. La ragione è che si trova nel sud-est della Polonia e che il suo aeroporto, fino a pochi mesi fa uno scalo quasi deserto, buono giusto per qualche sporadico volo low cost, è in una posizione che lo rende quasi confinante con l’Ucraina.

Da lì in poi, procedendo verso Est, non si può più volare. I cieli sono chiusi fino alla Russia e in mezzo, tra Rzeszow e Russia, è tutto cielo chiuso d’Ucraina. Così, se volete raggiungere l’Ucraina, anche se vi chiamate Joe Biden, il punto più vicino a Kyjiv che potete raggiungere in aereo è Rzeszow. Da lì in poi è ci sono solo treni e fortuna.

Così, nel giro di pochi mesi, dal periferico scalo di Rzeszow, sono passati tutti i leader del mondo diretti verso la capitale, da Roberta Metsola a Boris Johnson, da Joe Biden a Giorgia Meloni. Anche Volodymyr Zelensky, le due volte che è uscito dall’Ucraina, è passato di qui per raggiungere Washington e Bruxelles.

Ma per Rzeszow, da un anno a questa parte, non passano solo leader, scorte e staff presidenziali. Passano anche merci di ogni tipo, dagli aiuti umanitari alle armi. Ma, soprattutto, passano persone.

Profughi in fuga verso l’Europa (lo scorso marzo, nelle prime fasi dell’esodo ucraino, la popolazione della città ha superato le trecentomila persone, raddoppiando nel giro di pochi giorni), e soprattutto, voli sanitari. Ogni giorno decine di persone arrivano dall’Ucraina per farsi curare in Europa.

Molti sono pazienti oncologici che in Ucraina non trovano più terapie. Molti altri sono militari feriti. In tutto si stima che dall’inizio della guerra i pazienti transitati da qui siano stati circa duemila. Per loro, lo scorso settembre, è stato approntato, proprio all’interno dell’aeroporto, un nuovo centro medico nel quale opera un’équipe medica di emergenza del Centro polacco per gli aiuti internazionali (Pcpm).

Nonostante questo evidente via vai, i dati precisi su arrivi e partenze non sono noti. Però secondo il sito Bloomberg, che ha parlato con i vertici dell’aeroporto, il carburante che in media serviva per una settimana e per la ventina di aerei che gravitavano da queste parti ogni al giorno, ora se ne va in una giornata. Il che significa, facendo una stima spannometrica, che siamo sopra i cento voli in ventiquattr’ore.

Il risultato è che ora Rzeszow, città di modeste dimensioni di cui l’Europa si era quasi dimenticata, non fosse che per la sua importante industria farmaceutica, oggi, appare trasformata. Strategica, suo malgrado. Così nelle case della città ci sono migliaia di rifugiati. Le scuole elementari hanno più di millecinquecento alunni ucraini e gli alberghi (in genere vuoti) sono stipati di diplomatici, interpreti, ufficiali Nato e militari da tutta Europa.

Ma soprattutto, dettaglio non da poco, lungo la pista di atterraggio dell’aeroporto è schierato un filare di missili Patriot. Perché la guerra, a Rzeszow, è più vicina che altrove.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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