Ho visto un Re Gli inglesi credono in un costoso anacronismo perché ne hanno bisogno

In un’epoca che non tollera più «sudditi», i britannici proclamano loro sovrano un signore azzimato con l’hobby del giardinaggio. Per il Regno Unito, la famiglia reale è ciò che Maradona rappresenta per Napoli, o il destino manifesto per l’America: la loro Storia, da cui non si scappa

Re Carlo incontra i sostenitori fuori da Buckingham Palace
Toby Melville, Pool via AP

Londra. Questo pezzo, secondo gli accordi con la redazione, avrebbe potuto chiamarsi «Dieci cose che ho imparato sull’incoronazione». La verità, però, è che ne ho imparata solo una.

Forse perché sono un po’ tarda io. O forse perché, davvero, la lezione di tutta questa Londra vestita a festa, che guarda con rassegnazione il cielo carico di pioggia, è solo una.

Ed è la stessa di Tyrion Lannister alla fine di Games of Thrones. «Cosa unisce le persone? Le armate? L’oro? Le bandiere? No. Le storie. Non c’è nulla al mondo più forte di una buona storia. Niente può fermarla, nessun nemico può sconfiggerla».

Londra sotto la pioggia prima della Coronation
(Foto di Luciana Grosso)

E così, quello che ho imparato, mentre schivavo la pioggia e compravo bandierine made in China a tre sterline, mentre provavo a districarmi nel dedalo di strade sbarrate da transenne o da muri umani di turisti, è solo una cosa: perché. Perché nel 2023 gli inglesi, popolo parecchio progredito e illuminista, sono ancora qui? Perché perdono tempo appresso a un costoso anacronismo come la monarchia? Perché non dicono ad alta voce quello che sanno benissimo, ossia che non esiste nessun sangue blu e nessun lignaggio; perché fingono di sapere che Carlo non è più re di quanto Babbo Natale non si cali dal camino dicendo «oh oh oh»?

Ecco io questa cosa, misteriosa, forse l’ho capita. Lo fanno perché gli serve. Dire che non è vero, invece, non servirebbe a niente. Lo fanno perché nella vita devi credere a qualcosa. E loro credono che quel signore azzimato e con l’hobby del giardinaggio sia il loro Re. E come tutte le cose che si fanno per tradizione, non lo hanno scelto.

Lo fanno e basta. Perché questa qui, di corone e stendardi, è la loro storia. E puoi essere progressista e illuminista quanto vuoi, ma dalla tua storia non ci scappi. E non ci scappi perché è quello che sei. È quello a cui aggrapparti quando tutti il resto crolla o svanisce. È quello che ti fa sentire parte di qualcosa di grande, di un solo destino comune.

(Foto di Luciana Grosso)

Napoli ha Maradona. L’America ha se stessa e la sua convinzione di destino manifesto. Il Regno Unito ha la famiglia reale. Noi abbiamo i caroselli in auto per lo scudetto, loro hanno Buckingham Palace.

E così, nel 2023, un’epoca storica in cui a nessuno piacerebbe sentirsi chiamare «suddito» di qualcuno o qualcosa che non sia uno smartphone, nel Regno Unito c’è orgoglio, anzi: di più, affetto, per questa condizione.

Perché quella famiglia scalcagnata, piena di sanguinari, infedeli, incapaci è la loro famiglia reale.  E queste frescacce medievali, di corone e scettri, sono le loro frescacce medievali. Non è una cosa che scegli e che vuoi. È una cosa di cui non puoi fare a meno.

È una specie di richiamo di Saint James Park, cui non si può fare altro che rispondere, magari vestendosi un po’ da pirla, con la bombetta e i pantaloni con la Union Jack, oppure accampandosi per giorni sotto la pioggia.

Perché, ehi, loro sono inglesi. E gli inglesi sono tante cose, incluso i sudditi del loro Re. È la loro storia. È quello che sono. E da quello che sei non ci scappi nemmeno se sei Edoardo VII.

(Foto di Luciana Grosso)

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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