Cosa faremo da grandiL’arrivo dei migranti aiuterà l’Italia a non diventare ancora più periferica

In “Non arrendiamoci” (Rizzoli) il presidente della Cei Matteo Zuppi dialoga con Walter Veltroni sui valori del nostro tempo, illustrando le molte ragioni per non arrendersi a un mondo che appare sempre più disumano, ma che può essere ancora riscattato dalla nostra azione consapevole

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VELTRONI. Abbiamo trasformato gli esseri umani in una sorta di minaccia. Un’aberrazione. Mai un essere umano è, di per sé, una minaccia. E tantomeno lo è se scappa dalla fame, dalla guerra o se, legittimamente – diciamoci le cose come stanno – vuole andare a vivere là dove l’aspettativa di vita è più alta. Che cosa faremmo noi, per i nostri figli, al loro posto?

Bisogna, ovviamente, disciplinare e organizzare i flussi migratori, ma ora si è scatenata la caccia al migrante, una partita così disumana che sceglie di lasciarli morire in mare piuttosto che fare di tutto per salvarli.

Predicano Dio, patria e famiglia e poi lasciano morire annegati i bambini.

E se non fosse sufficiente fare un discorso valoriale e di principio, ma tristemente egoistico, ricordiamoci che anche noi abbiamo bisogno dei migranti.

Non solo i conti pubblici ma anche gli imprenditori hanno bisogno che arrivino persone che lavorano e che producano ricchezza con la quale pagare le pensioni. Abbiamo bisogno che le nostre scuole non chiudano, e per fare questo è necessaria una spinta demografica. Ne ha bisogno la nostra cultura, il nostro vivere comune, la nostra solidarietà.

Tanto più accoglieremo, rispetteremo e valorizzeremo i migranti, tanto meno li costringeremo a vivere nei ghetti, e la nostra società migliorerà e diventerà più sicura.

Vorrei dire di più: l’arrivo dei migranti è la principale possibilità affinché l’Italia non diventi ancora più periferica di quanto già lo sia, perché un Paese in cui si vive tanto e si nasce poco è un Paese destinato a morire. Altro che confini, dovremmo andare a cercarli e organizzare il loro arrivo: valorizzare ogni manodopera possibile; dalla più semplice al professore universitario. Senza di loro non ce la faremo.

ZUPPI. Che cosa ci è successo per dimenticare che noi stessi siamo un Paese di emigrazione? Credo che due terzi dei friulani siano in giro per il mondo! Chi è che non ha avuto dei conoscenti o, ancora di più, dei parenti che all’inizio del secolo scorso, ma ancora fino agli anni Cinquanta, sono andati in Svizzera, in Belgio, in America, in Australia, ovunque?

Per favore, non facciamo agli altri quello che gli altri hanno fatto a noi.

E qui poi, alla mancanza di memoria, si aggiunge la manipolazione dei dati. Siamo tra i Paesi che accolgono meno migranti in Europa, eppure ci percepiamo come quelli che stanno subendo un’invasione. Non è vero.

Credo, invece, che dovremmo chiederci che cosa vogliamo fare da grandi, che cosa intende essere l’Italia. Se si vuole bene all’Italia, nel senso, appunto, di volere bene al proprio Paese, non possiamo maltrattarla in questo modo pensandoci senza responsabilità.

La politica, poi, sta prendendo troppo spazio. Quando i principi umanitari non ispirano più la politica ma avviene esattamente il contrario, e cioè avviene che è la politica a condizionare l’umanitario, addirittura a condannarlo, entriamo in una dinamica pericolosissima. Ci sono delle cose che non si possono mettere in discussione. La legge del mare, per esempio, perché è quella che garantisce la difesa della persona. Quando la metti in discussione, è un inferno per tutti, non soltanto per chi annega. Non muoiono sempre gli altri: prima o poi rischi di annegare anche tu.

© 2023 Rizzoli

Da “Non arrendiamoci” (Rizzoli) di Matteo Zuppi e Walter Veltroni, p. 144, 16€

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