Quinta colonnaIl generale russo che sapeva del golpe di Prigozhin è scomparso

L’ex comandante delle operazioni in Ucraina Sergei Surovikin è stato arrestato. Ha combattuto in Siria con il capo della Wagner e potrebbe aver visto con favore il colpo di mano per cambiare i vertici della Difesa. Immagini satellitari segnalano un possibile nuovo covo dei mercenari in Bielorussia

Il generale russo Sergei Surovikin
AP Photo/Pavel Golovkin

Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, insiste che la Russia si è stretta attorno a Vladimir Putin nelle ore convulse del golpe – una «manifestazione sindacale» a mano armata – di Yevgeny Prigozhin. Eppure, per l’intelligence americana, uno dei più alti generali conosceva i piani del capo della Wagner (e non ha fatto nulla per impedirli o, addirittura, potrebbe averli agevolati). Si tratta di Sergei Surovikin e, secondo il Moscow Times che cita fonti al ministero della Difesa, sarebbe stato arrestato. La notizia è stata poi confermata dal Financial Times.

Da sabato non si hanno sue notizie. Fino a gennaio, Surovikin è stato comandante delle operazioni in Ucraina: la domanda ora è se fosse direttamente coinvolto in qualche modo nell’ammutinamento dei mercenari, o se fosse “solo” al corrente. Nel primo caso, sarebbe la prova che Prigozhin godeva di entrature, o di appoggi espliciti, nei settori militari. Il generale aveva ancora influenza sulla condotta di guerra ed era apprezzato dalle truppe.

Secondo i servizi americani, altri comandanti potrebbero aver visto con favore il tentativo della Wagner di imporre un cambio ai vertici del ministero della Difesa con la forza. Senza qualche tipo di appoggio – è la lettura – l’ex «cuoco di Putin» non avrebbe agito. Se Prigozhin ha ottenuto un’amnistia a patto di ritirarsi in Bielorussia, i suoi eventuali alleati interni rischierebbero di più. La strategia del Cremlino, anche per ragioni di consenso interno, sembra quella di attribuire alla sola Wagner la sollevazione.

Una possibile attenuante, per Surovikin, potrebbe essere proprio quella di non aver agito. Un patto tra lui e Prigozhin, riflette il New York Times, potrebbe essere la ragione per cui il secondo è ancora vivo, nonostante abbia occupato una base nel Sud della Federazione prima di ordinare una marcia sulla capitale. I due avevano già combattuto fianco a fianco in Siria.

La destituzione di Surovikin, ritenuto uno stratega più abile di altri macellai dell’esercito regolare, sarebbe una buona notizia per Kyjiv. Tra i suoi successi c’era la ritirata da Kherson, che ha sganciato le truppe da un possibile accerchiamento. In un video di venerdì su Telegram, Surovikin intimava ai soldati di restare al loro posto. Sul fronte in Ucraina, nonostante gli echi domestici da «rivoluzione» e «guerra civile», la Russia sta continuando ad attaccare.

Intanto, in Bielorussia le immagini satellitari mostrano nuovi lavori presso una base abbandonata. Sono i nuovi quartieri generali della Wagner? Una delle tre opzioni offerte da Putin ai mercenari, oltre all’integrazione nei ranghi dell’esercito e alla smobilitazione, era proprio l’espatrio. Il luogo si trova a un centinaio di kilometri da Minsk e a una ventina dalla cittadina di Asipovichy, dove ci sono alcune strutture militari, tra cui un campo d’addestramento e un deposito di munizioni.

A differenza dei soldati di Prigozhin, Putin intende punire i sostenitori della ribellione tra governo, apparato statale e forze armate. Ne va della sua credibilità, come riflette Anton Troianovski sul Nyt. Specie dopo che, nel suo discorso coreografato alla nazione, ha scelto l’immagine di un «leader saldamente al controllo». Surovikin potrebbe essere la prima vittima di questa repressione. O di una nuova stagione di purghe.

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