Abbracciare l’innovazioneLa stigmatizzazione della riduzione del danno da tabacco

Sostenere queste politiche non significa promuovere l'uso di sostanze che creano dipendenza, ma spiegare che è possibile avere accesso ad alternative più sicure rispetto alle sigarette tradizionali (come le “e-cig”). Appunti e riflessioni dopo il Global Forum on Nicotine 2023 di Varsavia

Wikimedia Commons

Le strategie per incoraggiare le persone a smettere di fumare non sono sempre efficaci, così come non lo è un approccio fondato sull’astinenza e su norme troppo rigorose (la tassazione punitiva, ad esempio). Diverse ricerche, infatti, stimano che ogni anno più di nove fumatori su dieci non perderanno “il vizio”. Per dare qualche numero, le previsioni mostrano che nel 2025 ci saranno ancora un miliardo di fumatori, ossia lo stesso numero di oggi. Serve, quindi, una strategia seria e ramificata di riduzione del danno, che vede protagoniste anche le sigarette elettroniche. 

È questa l’argomentazione alla base del Global Forum on Nicotine 2023 di Varsavia, terminato il 24 giugno dopo quattro giorni di panel e interventi di esperti a livello internazionale.

«Sono molti i medici e coloro che lavorano all’interno della sanità pubblica che si sono schierati in forte contrapposizione con le nuove alternative alle tradizionali sigarette, ovvero i prodotti contenenti nicotina, in grado di aiutare i fumatori a smettere di fumare. L’attendibilità delle loro convinzioni non è sempre basata su prove scientifiche: secondo queste persone, infatti, si dovrebbe optare per un approccio diverso, basato sull’astinenza e su regolamentazioni più rigorose, come la tassazione punitiva», dice Lindsey Stroud, direttrice del Centro consumatori di Taxpayers Protection Alliance. 

Secondo Public health england, la sigaretta elettronica ha la capacità di ridurre i danni legati al fumo del novantacinque per cento. Le “e-cig” possono contenere nicotina, ma sono prive di tutte quelle sostanze nocive presenti nelle sigarette tradizionali. E i prodotti a tabacco riscaldato (non bruciato) evitano ai polmoni l’esposizione dannosa agli agenti chimici contenuti nel tabacco “classico”. 

Spesso, però, i prodotti alternativi al tabacco non vengono raccomandati – o vengono addirittura demonizzati – per un discorso morale e culturale: «Questo approccio deriva da una convinzione moralistica, spesso influenzata dalla religione e quasi mai basata su evidenze scientifiche», spiega Marewa Glover, accademica neozelandese che si occupa di sanità pubblica e specializzata nella cessazione del fumo.

Un esempio (non virtuoso) citato dagli esperti è stata la decisione del governo australiano di vietare le sigarette elettroniche nei luoghi frequentati da ragazzi molto giovani e bambini, così da non indurli a utilizzare – una volta adulti – questi prodotti: «In realtà si tratta solo di una questione di controllo. Non è bandendo un certo comportamento che ottieni un risultato, e non è propagandando una narrazione della dipendenza utilizzando una prospettiva religiosa che si aiutano le persone a ridurre il danno da fumo». 

Chiaramente, come ricordato nel codice di Eurispes, la priorità è lo stop completo all’uso di ogni prodotto con tabacco o nicotina, ma la strada è lunga e, nel frattempo, la lotta al tabagismo deve avvalersi di alternative come le sigarette a tabacco riscaldato, sempre nel quadro della riduzione del danno. 

Mitigare i rischi è fondamentale, perché non tutti riescono a smettere di fumare. Nella nota finale della quattro giorni di Varsavia, non a caso, si legge che «la riduzione del danno è un approccio alla salute pubblica basato sull’evidenza e fondato sui diritti umani e consiste in politiche, normative e azioni pragmatiche che riducono i rischi per la salute degli individui e delle comunità, ad esempio fornendo l’accesso a forme più sicure di prodotti o incoraggiando comportamenti meno rischiosi»

Insomma, la riduzione del danno non si focalizza solo sull’eliminazione di prodotti o comportamenti, perché il divieto può risultare controproducente. Ciononostante, queste pratiche continuano a essere stigmatizzate: «Ogni forma di riduzione del danno dovrebbe essere supportata e sostenuta da coloro che si occupano di salute pubblica. Avere accesso ad alternative più sicure rispetto alle tradizionali sigarette è infatti un diritto umano. Sostenere le politiche di riduzione del danno non significa sostenere l’uso di sostanze che creano dipendenza. Abbiamo bisogno che le persone si uniscano alla comunità che promuove la riduzione del danno e che respingano la cattiva scienza basata sul pregiudizio morale», puntualizza  Kevin Garcia della Colorado state university.

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