SommersiLa plastica prolifera anche perché le singole coscienze rimangono immutate

A poco meno di una settimana dalla “bozza zero” del negoziato Onu a Parigi, torniamo sul tema dei rifiuti plastici partendo dall’ennesimo (allarmante) report del Wwf. I numeri sono sempre più impressionanti, ma la consapevolezza di noi cittadini comuni non sembra ancora all’altezza di un problema derivante da un sistema produttivo insostenibile

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«C’è un solo materiale prodotto dall’uomo che possiamo trovare ovunque nel mondo: nei suoli, nei fiumi, nell’aria, nel cibo. Se da un lato la plastica porta benefici all’umanità, dall’altro, il suo impatto su ogni essere vivente e habitat è sempre più devastante. I danni per specie e salute umana provocati dall’usa e getta sono (quasi) irreversibili».

Ad affermarlo, anzi, a metterlo nero su bianco, è stato il Wwf attraverso la pubblicazione, avvenuta il 5 giugno scorso in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, del nuovo report “Plastica: dalla natura alle persone. È ora di agire”. Attraverso il documento, l’organizzazione ha chiesto al governo di andare oltre il riciclo dei soli imballaggi e di estendere la raccolta differenziata a tutti i prodotti in plastica di largo consumo, allo scopo di far crescere l’economia circolare come valore condiviso.

Oggi, evidenzia il rapporto, dopo l’acciaio e il cemento la plastica è il terzo più diffuso sulla Terra. A differenza dei primi due, il più grande mercato della plastica è quello dell’imballaggio – occupa il quarantaquattro per cento di tutta la produzione – che con il passaggio globale dai contenitori riutilizzabili a quelli monouso ha visto crescere i volumi di produzione dai due milioni di tonnellate del 1950 agli oltre trecentonovanta milioni di tonnellate del 2021.

Tra questi, il novanta per cento deriva da materie prime fossili, l’otto per cento da plastica da riciclo e meno del due per cento da fonti bio. Ogni minuto nel mondo usiamo più di un milione di sacchetti di plastica (cinquemila miliardi all’anno!) e compriamo più di un milione di bottiglie di plastica. Con questi numeri (impressionanti) la massa di peso totale della plastica sul Pianeta è il doppio della biomassa degli animali terrestri e marini insieme.

Come abbiamo già detto, la maggior parte delle plastiche proviene da idrocarburi fossili e nessuna di quelle comunemente usate è biodegradabile. Si accumulano dunque nelle discariche e nell’ambiente naturale senza decomporsi. «Questi rifiuti sono talmente diffusi nell’ambiente – cito testualmente il rapporto – da essere stati suggeriti come indicatore stratigrafico dell’attuale nuova era geologica contraddistinta dall’influenza delle attività umane: l’Antropocene». In soldoni: dalle rocce alla plastica! E purtroppo non è solo una battuta.

Passando ai mari e agli oceani, questi ultimi li abbiamo festeggiati proprio l’altro ieri con la Giornata mondiale istituita nel giorno dell’anniversario della Conferenza mondiale sull’ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro, sono il ricettacolo di trenta milioni di tonnellate di rifiuti plastici con circa centosettantamila miliardi di frammenti che galleggiano in superficie. Il nostro Mediterraneo, per fare un esempio a noi vicinissimo, è uno dei casi più gravi poiché vi finiscono circa duecentotrentamila tonnellate ogni anno. Ciò gli ha permesso di conquistare «un triste primato: nelle sue acque si trova la più alta concentrazione di microplastiche mai misurata nelle profondità marine, con 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato».

Oltre il settanta per cento dei rifiuti marini del Mediterraneo è depositato nei fondali italiani, e il settantasette per cento di questi rifiuti è costituito proprio da plastica. Ma c’è di più: va specificato che il nostro Paese è il secondo più grande produttore di rifiuti plastici in Europa. Sentiamo il peso di questo dato? Siamo in grado di avere la consapevolezza che, al di là della politica che pur ha appuntamenti importanti sul tema, molto dipende da noi, dalle nostre abitudini a dalla capacità di modificarle in senso virtuoso? Non mi stancherò mai di dire che non c’è cambiamento nel mondo che non inizi con un cambiamento delle singole coscienze. È tempo di agire.