Città che sboccianoUn festival floreale per dare una pennellata di colore a Monaco

Il Flower Power Festival, che terminerà in autunno, è molto più di un appuntamento per gli appassionati di botanica. Tra mostre e riflessioni scientifiche sul tema della sostenibilità, l’evento vuole focalizzarsi sui fiori a trecentosessanta gradi, indagandone anche gli aspetti storici, artistici ed erotici

La mostra Flowers Forever. Flowers in Art and Culture (courtesy of Kunsthalle Muenchen)

Per rendersi conto che il Flower Power Festival, in programma a Monaco di Baviera fino al 7 ottobre, non sia soltanto un evento per appassionati di fiori e di botanica, basta dare un’occhiata alla selezione di opere, tutte con motivi floreali e che vanno dall’Espressionismo agli ultimi decenni dell’arte contemporanea passando attraverso la Pop Art, che sono state esposte, fino al 1° Aprile sempre a Monaco, alla Galerie Thomas. 

Kaikai and Kiki – Lots of Fun di Takashi Murakami, After Pollaiuolo’s Apollo and Daphne di Peter Blake, Couple et bouquet devant la fenêtre di Marc Chagall, San Fernando Valley Falls di Marc Quinn e Yellow Dahlias di Emil Nolde. E poi la scultura in filigrana dell’artista coreano Cheong Kwang-Ho e la scatola luminosa di grande formato del giapponese Hiroyuki Masuyama. 

Il Festival, iniziato a febbraio, ha dato pennellate di colore a una Monaco allora ancora in pieno inverno. Una città in cui verde urbano e qualità della vita di certo non mancano, e quindi organizzare mostre ed eventi dedicati ai fiori può sembrare scontato se non “naturale”. Ma ciò che il Flower Power Festival sta portando nel capoluogo bavarese, attraverso quasi cinquecento appuntamenti, è qualcosa di diverso e forse unico. Che coinvolge anche strati della popolazione normalmente poco sensibili agli eventi espositivi, e invita ognuno a partecipare: l’inclusione, infatti, gioca un ruolo basilare nelle intenzioni degli organizzatori del Festival. 

Kunsthalle. Wiley. Portrait of a Florentine Nobleman (2019)

Tema floreale non soltanto come arte in giardino, di fiori si parla anche dal punto di vista scientifico, da quello della sostenibilità, del cambiamento climatico e della biodiversità. Oltre che richiamando il valore estetico dei fiori e la qualità della vita della quale sono portatori. Dunque non soltanto in parchi e giardini, i fiori diventano soggetti su tele, in musei importanti come in piccole gallerie e l’ingrediente in cene a tema. 

Le principali istituzioni promotrici del Festival, la Kunsthalle della città bavarese, il centro Gasteig HP8, uno dei centri culturali più grandi d’Europa e sede della nuova Isarphilarmonie, l’Orto Botanico Monaco-Nymphenburg e BIOTOPIA – Museo di storia naturale della Baviera, si soffermano sui fiori secondo la propria specifica area di interesse. 

L’Orto Botanico, con la mostra Storia naturale dei fiori – belli, diversi e sexy dal 28 Giugno al 10 Settembre, ne affronta l’aspetto sessuale, che pure esiste. Concentrando l’attenzione su cosa ci sia dietro lo splendore delle trecentomila specie di piante e fiori, parla del rapporto tra fiori e loro impollinatori. Animaletti, questi ultimi, che per arrivare all’impollinazione, devono prima cadere vittima delle sofisticate arti seduttive – minuscole, lussureggianti, profumate e coloratissime – messe in atto dagli stessi fiori. L’Orto Botanico rende partecipe i visitatori dei dettagli microscopici dell’impollinazione, offrendo una nuova visione dal punto di vista degli insetti e dando risalto ad una bellezza segreta del mondo dei fiori.

L’evento che ha preceduto il Festival fino a divenirne parte anch’esso, è la mostra Flowers Forever. Flowers in Art and Culture, in programma alla Kunsthalle fino al 27 Agosto. Attraverso un apparato espositivo vario e vasto, composto da dipinti e sculture, moda e design, installazioni e oggetti scientifici, la mostra si occupa dei vari aspetti dei fiori dall’antichità ai giorni nostri. Le circa centosettanta opere provenienti da collezioni esterne o create appositamente per la mostra creano un dialogo tra artisti molto diversi tra loro, non solo per periodo ma anche per stile. 

Courtesy of Kunsthalle

Brueghel il Giovane si trova a dialogare con Ai Weiwei, Andreas Gursky con Lawrence Alma-Tadema e Miguel Chevalier con Abraham Mignon. E l’interazione è anche disciplinare, visto che i fiori in campo scientifico ispirano l’arte e viceversa. Da sempre gli esseri umani hanno attribuito grande potere simbolico ai fiori, ad esempio nell’amicizia e nell’amore, ma anche in politica, e il fatto che tale simbolismo vari da luogo a luogo e attraverso i secoli, significa che esso non è e non è mai stato univoco. 

La floricoltura e il commercio globale dei fiori hanno portato gli artisti a indagare le implicazioni ecologiche e sociali di questo mercato. È il caso dell’installazione Calyx dell’artista britannica Rebecca Louise Law, che con i duecentomila fiori secchi che la compongono ha riscosso gran successo tra i visitatori e conclude il percorso espositivo.

Alma Tadema. Die Rosen des Heliogabulus (1888) Coleccion Perez-Simon

La Law è nota per la creazione di installazioni fatte con materiali naturali. E i fiori sono l’elemento ricorrente delle sue opere più famose. Cuciti singolarmente e sospesi, gli spettatori sono spesso invitati a interagire con essi, scoprendone le diverse forme, i colori e le trame di ogni esemplare. Le opere di Law, che di certo non passano inosservate quanto meno per dimensioni, affrontano i temi del simbolismo, del consumismo, della sostenibilità e dei cicli di vita, donando una dimensione di riposo e contemplazione al luogo in cui sono. 

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