RusslandversteherLa lunga lista degli utili idioti europei di Vladimir Putin

L’Economist ricostruisce l’ampia rete di politici che negli anni hanno sostenuto l’espansione del Cremlino in Europa e ora ripetono la sua propaganda. Dalla Germania alla Francia, passando per Grecia, Cipro e anche l’Italia

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«Utile idiota»: espressione tipica della guerra fredda per indicare chi all’interno dei paesi occidentali, simpatizzava per il sistema politico sovietico e veniva giudicati un fesso dagli stessi comunisti, è stata attribuita allo stesso Lenin, ma sembra in modo apocrifo. Sarebbe invece nata in Italia, e da lì rimbalzata e tradotta in tutto il mondo: forse perché da noi di utili idioti ce ne erano di archetipi. L’Urss e il comunismo non c’è più, ma l’imperialismo russo è tornato, e gli utili idioti a esso supini anche. Di nuovo in Italia in particolare, come hanno ricordato vari paper dell’Istituto Germani. Ma, di nuovo, la cosa si proietta a livello mondiale. E ai «Vladimir Putin’s useful idiots» anche l’Economist ha ora dedicato una lunga analisi.

«Troppi politici europei non riescono a resistere alla Russia» è la notazione di partenza. E segue il racconto una festa in onore della vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale che all’inizio di maggio l’ambasciatore russo in Germania organizzò in quel monumentale palazzo dell’ambasciata che risale appunto all’epoca della Repubblica democratica tedesca, satellite dell’Urss, e che occupa più spazio del vicino Bundestag.  Tra gli ospiti giusto l’ultimo capo della Germania dell’Est comunista, l’ormai ottantaseienne Egon Krenz, si è tranquillamente fatto vedere assieme a Gerhard Schröder, cancelliere della Germania unita dal 1998 al 2005, e più recentemente lobbista delle compagnie energetiche russe; e a Tino Chrupalla, co-leader del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), che indossava una cravatta con i colori della Federazione Russa. 

La stampa tedesca ha un po’ sfottuto il gran minestrone putiniano, ma lo ha coperto pochissimo. «Diciassette mesi dopo la guerra della Russia contro l’Ucraina, l’opinione pubblica qui, come in tutta Europa, considera in modo schiacciante la Russia come un aggressore da respingere e l’Ucraina come un difensore che merita aiuto. Qualunque fosse il loro peso in passato, i vari difensori dell’influenza russa sono ora diminuiti», osserva l’Economist. Schröder, ad esempio, ha presieduto il consiglio di amministrazione degli ormai chiusi gasdotti Nord Stream, che collegavano la Germania al gas russo. La scorsa estate la Russia ha chiuso gli oleodotti, che sono stati fatti saltare in aria da misteriosi sabotatori. L’ex cancelliere è stato bandito dai club, disinvitato dai suoi eventi del Partito socialdemocratico  – sebbene rimanga un membro del partito – e privato degli uffici forniti dal governo. Quanto a Chrupalla, la complicità del leader del partito con la Russia non ha infastidito solo i tabloid tedeschi. Messaggi trapelati hanno rivelato lo sgomento tra i deputati del suo stesso partito.

Secondo l’Economist, però, «mentre lo sforzo della Russia di proiettare il suo potere persuasivo in Europa non ha avuto successo, non è stato nemmeno del tutto infruttuoso. Una sottocultura di ciò che i tedeschi chiamano Putinversteher – simpatizzanti che “comprendono” leader russo Vladimir Putin – prospera ai margini del mainstream». È quel concetto che appunto nei report dell’Istituto Germani viene tradotto come Russlandversteher. E si tratta di un «borbottio» che si inserisce in un più generale «frastuono» di lamentele su problemi apparentemente non collegati come l’inflazione, il collasso dei servizi pubblici, l’eccesso di regolamentazione e la paura dell’immigrazione. 

Un punto sensibile è l’entità della generosità dei governi nei confronti dell’Ucraina, che nel febbraio di quest’anno ammontava a più di sessanta miliardi di euro in aiuti economici e militari da Bruxelles e dai vari membri dell’Ue: settanta miliardi di euro se si aggiunge il Regno Unito, una somma pari all’incirca al contributo degli Stati Uniti. 

«Lo spettro degli utili idioti europei, un termine della Guerra Fredda per gli inconsapevoli alleati del comunismo, è ampio», osserva l’Economist.  Partiti di estrema destra e di estrema sinistra in disaccordo pressoché su tutto sull’Ucraina convergono sulla richiesta di una «pace» istantanea che lascerebbe a Putin il maltolto, e lamentano il coinvolgimento dell’Europa in quella che interpretano come una guerra per procura tra Stati Uniti e Russia, o forse, ipotizzando ulteriormente, tra il Stati Uniti e Cina. Anche nel mondo degli affari, nonostante i molteplici round di sanzioni occidentali, la Russia ha ancora molti «amici».

Ma cui sono anche sostenitori di Putin al governo. Primo fra tutti Viktor Orbán, primo ministro ungherese dal 2010. «Questo uomo forte populista ha ripetutamente criticato il sostegno occidentale all’Ucraina e ha mantenuto le importazioni ungheresi di gas russo. Il suo governo si rifiuta inoltre di consentire il transito di armi consegnate in Ucraina dagli alleati dell’Ungheria della Nato e dell’Ue. Anche la vicina Austria, più discretamente ma approfittandone allo stesso modo, è rimasta fuori dalla mischia, citando la sua non appartenenza alla Nato e il suo ruolo autoproclamato di ponte tra Oriente e Occidente, offrendo all’Ucraina poco aiuto, sebbene il suo commercio con la Russia sia salito alle stelle».

A sua volta la Grecia sta rispettando le sanzioni imposte dall’Ue, ma resiste a inasprire quelle relative al trasporto del petrolio russo, forse perché le compagnie greche ci guadagnano sopra parecchio. Solo di recente, e sotto la forte pressione degli Stati Uniti, Cipro, paradiso finanziario offshore, ha chiuso circa quattromila conti bancari russi. Con meno pressioni, Paesi extra Ue come la Turchia e la Serbia non si preoccupano nemmeno di mascherare il lucroso servizio da porta di servizio che forniscono alla Russia.

«Alcuni paesi hanno trasformato intenzioni apparentemente nobili in politiche che scaldano il cuore di Putin». Invocando la sua decantata neutralità, ad esempio, la Svizzera ha utilizzato leggi locali per bloccare le forniture di armi all’Ucraina, tra cui 96 carri armati Leopard inattivi che si trovano in Italia e appartengono a una società svizzera privata. In Svezia la polizia ha dato il via libera al rogo pubblico di un Corano che ha fatto infuriare la Turchia, col suo potere di veto sull’ingresso di Stoccolma nella Nato. Assist inoltre per Putin, che durante un viaggio in Daghestan si è fatto filmare con in mano un Corano, spiegando che secondo la legge russa è un crimine profanare oggetti sacri.

«Ma anche i mattoni che sembrano solidi nel cosiddetto muro europeo di sostegno all’Ucraina possono crollare», paventa l’Articolo.  La Slovacchia, ad esempio, è stata un canale vitale per gli aiuti occidentali e recentemente ha promesso la sua flotta di tredici caccia Mig-29 di epoca sovietica all’aviazione ucraina. Ma i sondaggi mostrano che il partito di Robert Fico, un russofilo di sinistra che ha accusato i “fascisti ucraini” di aver provocato Putin, potrebbe  vincere le elezioni di settembre. La Francia è uno dei pilastri della Nato e dell’Ue: ma alle due ultime presidenziali seconda è arrivata Marine Le Pen, che ripete «a pappagallo» la propaganda russa sull’annessione della Crimea del 2014, e nega fermamente che la sua difesa di Putin abbia qualcosa a che fare con il 9 milioni di euro in prestiti che il suo partito sempre nel 2014 ricevette da banche controllate dalla Russia. Marine Le Pen ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina, ma lo scorso ottobre, sette mesi dopo l’inizio della guerra, ha dichiarato che le sanzioni alla Russia non funzionano.

Sull’Italia, scrive l’Economist, «mentre il primo ministro di estrema destra Giorgia Meloni è un convinto sostenitore dell’Ucraina, Matteo Salvini, che guida il secondo partito della sua coalizione, è un altro oppositore delle sanzioni e, almeno fino all’invasione, era un dichiarato ammiratore di Putin». Anche la Germania, come la Francia, sembra un pilastro forte. «Eppure l’AfD, descritto senza mezzi termini dal capo dell’agenzia di intelligence interna del paese come propagatore della narrativa russa, è in aumento nei sondaggi sulle intenzioni di voto. Ora è a pari punti per il secondo posto con i socialdemocratici al potere. Al polo politico opposto, Sahra Wagenknecht, telegenica di sinistra e convinta pacifista, afferma che i sondaggisti le dicono che potrebbe ottenere tra il diciannove per cento e il trenta per cento dei voti nazionali tedeschi. Sebbene il sostegno pubblico agli aiuti all’Ucraina rimanga forte, la tendenza è al ribasso».

«Le narrazioni degli utili idioti sono sorprendentemente resilienti»: la Nato ha «provocato» i ripetuti attacchi della Russia e l’invasione; l’Ucraina è un’entità artificiale impiantata in un territorio che appartiene di diritto alla Russia; gli Stati Uniti aggiungono allegramente benzina sul fuoco vendendo armi e mantenendo la loro posizione globale egemonia.

In modo interessante, l’Economist si mette poi a riportare alcuni termini italiani. «Benaltrismo»:  la Nato ha attaccato la Serbia nel 1999 e la Libia nel 2011, gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq e l’Afghanistan, qual è il problema se la Russia si comporta male? «Dietrismo»:  l’idea che ci debba sempre essere una storia «dietro» dietro gli eventi. Wolfgang Streeck, un sociologo tedesco, scrive sulla New Left Review che lo scopo nascosto della crisi è quello di preparare il terreno per mettere sotto un’Ue timorosa il pollice di una Nato gonfiata.

Ma alla fine, «ciò che sembra unire l’estrema destra, l’estrema sinistra e l’opposizione “intellettuale” dell’Europa alla politica occidentale è qualcosa di più semplice. Un antiamericanismo vecchio stile, stile Guerra Fredda. Il Chrupalla, nato nella Germania dell’Est, per esempio, insiste sul fatto che gli americani hanno approfittato della guerra in Ucraina costringendo la Germania a scambiare il gas naturale russo con il più costoso gas liquefatto spedito dagli Stati Uniti. Ma questa è una trappola, suggerisce, perché l’energia importata dagli Stati Uniti è così tanto più costosa che i produttori tedeschi dovranno trasferire la produzione negli Stati Uniti. La Wagenknecht, sua rivale a sinistra, crede che gli Stati Uniti abbiano forzato la guerra alla Russia cercando di attirare l’Ucraina nella sua «sfera di influenza».

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