La Grande Incertezza Il «deangelismo» revisionista di una destra lanciata verso la post verità

Le dichiarazioni del portavoce della Regione Lazio sulla strage di Bologna non segnano il ritorno del fascismo, questa è una scemenza, ma di un nuovo neofascismo fatto, per ora, di rilettura della storia con il temerario prolungamento del tentativo di riscrivere le sentenze

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Cosa spinge un uomo come Marcello De Angelis, sessantatré anni, un ottimo lavoro, una vita ripulita dopo varie peripezie tra le quali la galera, a fare a pugni con la storia esternando il suo persistente neofascismo? C’è solo un’ostinazione identitaria, ai limiti della fissazione, simile a quella dei superstiti nazisti che negli anni Settanta ancora negavano l’Olocausto?

O si tratta invece di un nuovo squillo di tromba, come lo ha chiamato Bersani, per dare il via ad un’altra carica del revisionismo nero, un ennesimo esempio di quella rivalsa che anima i camerati delle storie di ieri?

Nessuno è nella testa di questo personaggio, decenni fa terrorista nero, giornalista, poi diventato parlamentare, oggi responsabile della comunicazione istituzionale della Regione Lazio, ma se abbiamo capito bene il tipo è uno di quei duri che non rinnega, non rivede, non fa autocritica, e se è tutto qui così è una cosa molto grave, c’è un fascista che opera al vertice di una istituzione importante, e questo è un problema politico serio per il governatore del Lazio Francesco Rocca che ha detto che valuterà nei prossimi giorni: ma che ci vuole a valutare?

Se invece siamo davanti a un ennesimo segno di rivincita di chi per anni si è sentito, ed effettivamente è stato, spinto ai margini della civiltà politica, allora siamo entrati – senza esagerare ma siamo entrati – in una fase inedita della vicenda italiana segnata dal ritorno non del fascismo, questa è una scemenza, ma di un nuovo neofascismo fatto, per ora, di revisionismo e di rilettura della storia con il temerario prolungamento del tentativo di riscrivere le sentenze.

Il «deangelismo» insomma può essere il segnale che da adesso vale tutto, anche che la strage di Bologna non si stata di marca fascista, come hanno detto le sentenze, come ha detto Sergio Mattarella, persino Ignazio La Russa – mentre Giorgia Meloni regge sulla barricata negazionista, ed è forse proprio dietro lo scudo della premier che il De Angelis si rifugia – e che pertanto tutto è vero e tutto è falso, altro che sentenze della magistratura, aprendo così l’era della Grande Incertezza sui fatti della storia, e dopo Bologna magari verrà Piazza Fontana, su via Rasella ci si è già provato, e su su fino a dove?

Non sono stati Mambro, Fioravanti e Ciavardini a distruggere la stazione di Bologna e ottantacinque vite umane, dice il De Angelis, che è cosa diversa dal dire che non sono stati i fascisti ma quella è la suggestione ultima, il messaggio subliminale, altrimenti perché non dire tutto il resto: chi è stato, visto che sai tutto?

E comunque questo discorso con tono da martire (ma lascia stare Giordano Bruno) punta a riaprire tutto e a relativizzare le sentenze e soprattutto ad aizzare i più giovani a scrollare le spalle dinanzi ai moniti antifascisti, già chissà chi è stato veramente, e si troverà sempre un Mollicone onorevole Federico (FdI, certo) che ancora oggi parla di una matrice «terroristica di sinistra» o cossighianamente di «pista araba» e poi – no? – ognuno ha i suoi album di famiglia e i suoi Toni Negri che a novant’anni a leggere il Manifesto pare diventato un santino.

Dunque, tutto è permesso, come dice Ivan Karamazov, si può sostenere qualunque cosa, «rossi e neri sono tutti uguali» (Ecce Bombo), non c’è memoria né concordia né giustizia, la storia siamo noi che ora siamo al volante della macchina lanciata verso la post-verità con il non piccolo aiuto degli amici della televisione di Stato e vai a sapere se c’è un filo che in qualche modo lega il «deangelismo» a Pino Insegno, forse sì.

La controffensiva è partita alla grande dalle vecchie stanze di Palazzo Chigi, le bancarelle dei libri usati mettono in bell’evidenza i tomi del Duce una volta invisibili, inservibili, inacquistabili, si prende tutto ciò che si può prendere, dalla Rai al Centro sperimentale di cinematografia alla Fiera del libro di Francoforte.

I giornalisti di destra, che sono più abili dei politici, vivono la loro stagione d’oro, si celebrano i Papini e i Prezzolini tirati giù dagli scaffali più impolverati, chissà che succederà ai manuali di storia nei licei, adesso che questo Marcello De Angelis ha riscritto la pagina più nera della storia recente e lo ha fatto forse per riscattare un passato che non è mai passato o più probabilmente per aggiungere un’altra tessera all’inquietante mosaico che vedremo estendersi ancora per quattro lunghi anni. Come minimo, è la previsione, visto come stanno andando le cose.