Soviet AirIl governo è già pronto a rivedere il decreto sul caro voli

Criticato dalla Commissione europea e dalle compagnie (soprattutto dall’ad di Ryanair), il ministro Urso è costretto ad aprire a una modifica del testo

AP/Lapresse

La Commissione Europea è pronta ad ammonire l’Italia sulla misura del governo per limitare il caro voli, ha già chiesto maggiori dettagli sui contenuti della misura. In realtà la domanda di chiarimenti nasconde, neanche così bene, un giudizio negativo sul provvedimento: in linea di principio, l’Europa preferisce che sia il mercato a determinare le tariffe dei voli e se c’è concorrenza i prezzi scendono naturalmente. Per la Commissione è ovviamente legittimo piantare dei paletti nel caso di viaggi verso località più lontane, come le isole. Ma queste garanzie dovrebbero tutelare soprattutto – o soltanto – i residenti. Ieri sera poi è arrivato anche l’attacco di Ryanair: «Il decreto è ridicolo e illegale perché interferisce con le leggi del libero mercato secondo le norme Ue: è una roba populista e di stampo sovietico», ha detto l’amministratore delegato Eddie Wilson.

Il governo allora sembra già pronto a fare retromarcia. Neanche il tempo di varare il decreto che punta a imbrigliare le tariffe dei viaggi e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso apre a un miglioramento del testo. Quando convertirà il decreto in legge, la maggioranza di centrodestra potrà correggerne o addirittura riscriverne le regole chiave.

«La prima – sottolinea un articolo di Repubblica firmato da Aldo Fontanarosa – punta a calmierare i prezzi per i voli verso la Sicilia e la Sardegna e dalle due isole a Natale, a Pasqua, soprattutto in estate quando la domanda di biglietti raggiunge i suoi picchi massimi. Perché i prezzi restino equi, le compagnie dovrebbero rinunciare a un uso incondizionato dei software di intelligenza artificiale che correggono le tariffe minuto dopo minuto, in base ai flussi della domanda. La seconda regola impedirebbe alle compagnie un uso spregiudicato della profilazione degli utenti (sempre per gli spostamenti dalle isole o verso le isole)».

Se Urso non difende il suo stesso decreto è perché probabilmente non ha troppe armi a sua disposizione. Fonti del Mimit, il ministero di Urso, si dicono stupite dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Ryanair e sulle critiche generali al provvedimento: «Perché sull’uso della profilazione nella vendita dei biglietti aerei sono disponibili ampie evidenze riportate da prestigiose riviste internazionali e l’America, e dunque “non lo Stato sovietico”, indaga il fenomeno da anni».

Ma dopo l’incontro con Wilson, Urso fa sapere di essere «disponibile a incontrare anche le altre compagnie per capire se il provvedimento può essere migliorato in conversione parlamentare».

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