All newsI primi ruggenti vent’anni di SkyTg24

Il direttore Giuseppe De Bellis spiega a Linkiesta come il canale televisivo è diventato una fonte affidabile e imparziale, unendo tecnologia e tradizione: «Non vince più chi arriva per primo, ma chi arriva meglio»

SkyTg24

Vent’anni fa il giornalismo televisivo italiano si poggiava su un solido ma stanco duopolio formato da Rai e Mediaset. Il pollice era abituato a digitare solo sei numeri sul telecomando e il tg si guardava durante i pasti, davanti a un unico schermo curvo con dietro molta plastica e una antenna ben visibile. E solo in caso di emergenza le trasmissioni venivano interrotte da un’edizione speciale. I giornalisti televisivi li vedevamo solo dal busto in su mentre ci introducevano con due o tre frasi secche i servizi da guardare. Nei momenti di panico compariva una cornetta del telefono, ma non sentivamo mai la voce dall’altra parte. Poi è arrivato SkyTg24 e ha cambiato il modo di fare e vedere il giornalismo, diventando un pilastro autorevole nel mondo frenetico dell’informazione.

Nato già digitale in un’epoca ancora analogica, SkyTg24 ha innovato il suo linguaggio, sfruttando al meglio le potenzialità delle nuove tecnologie, raccontandoci le notizie in modo nuovo. Ora che gli schermi sono piatti e il pollice è abituato a premere una freccia per cambiare i canali, i giornalisti sono spesso in piedi, hanno in mano un tablet o toccano un videowall mentre ci spiegano cosa succede nel mondo senza dar nulla per scontato con uno stile asciutto e sobrio, ma allo stesso tempo veloce e coinvolgente.

Con settemila ore di diretta all’anno di cui tremila e cinquecento dedicate all’approfondimento, SkyTg24 ha cavalcato il cambiamento, alcune volte anticipandolo, ma senza subirlo e adattandosi alla rivoluzione dei social network. Dal 2003 garantisce coperture in tempo reale e un’analisi approfondita degli eventi, dall’Italia al resto del mondo. I suoi inviati hanno raccontato le notizie nel luogo dove accadevano. Dai drammatici attacchi terroristici a livello globale, passando per le elezioni che hanno cambiato il volto della politica italiana, americana e mondiale, compresa la pandemia di COVID-19. Abbiamo chiesto al direttore di SkyTg4 Giuseppe De Bellis come ha fatto un canale all news a diventare in sole due decadi un riferimento giornalistico imparziale e affidabile con una estetica riconoscibile e distintiva.

Cosa rende SkyTg24 diverso da tutti i canali di informazione?
Il punto forza in tutti questi anni è stato l’insistere sull’idea iniziale. Nel panorama televisivo italiano c’è tantissima informazione televisiva ma spesso è orientata dalla politica, soprattutto nel 2003 dove era forte la contrapposizione tra berlusconismo e antiberlusconismo. Sky ebbe l’intuizione di fare un canale all news che mettesse al centro le notizie asciutte, veloci e senza colore ma con “sapore”. E il sapore è come viene data la notizia, con la qualità e velocità dell’aggiornamento. Ma soprattutto dall’esserci sempre. Il non avere colore politico poteva apparire come un limite e invece è stato un grande elemento di distinzione. Nelle classifiche sull’affidabilità siamo costantemente in testa e questo dipende dalla percezione di neutralità e di indipendenza che trasmettiamo. Quando facciamo approfondimento siamo molto attenti a non cadere nella tentazione di avere una connotazione politica.

Da fuori colpisce anche la scelta di tematiche poco battute dagli altri canali. Su cosa avete puntato in questi anni?
Sì, siamo diventati il canale che racconta di più l’impatto della politica estera e dell’economia. All’inizio non si percepiva questa necessità, ma poi nel corso del tempo si è capito che tutte queste informazioni sono interconnesse: i fatti legati a politica estera, finanza ed economia hanno una ricaduta concreta sulla nostra vita di tutti i giorni. Per questo è doveroso raccontare ciò che accade.

Pur essendo un canale all news, i vostri giornalisti si prendono il giusto tempo per raccontare una notizia. Sembra passata un’era geologica dai servizi lanciati con due battute.
Contestualizzare le notizie per noi è diventato un elemento fondamentale perché il mondo è cambiato. Oggi l’informazione si trova ovunque, la si può ricevere anche passivamente, senza cercarla. E spesso arrivano notizie contrastanti con un’interpretazione diversa. Ecco perché serve una lettura affidabile e credibile fatta lavorando sui numeri, sulle fonti e sui dati di fatto. Questa è una caratteristica che abbiamo incentivato nella comunicazione e probabilmente viene percepito in maniera chiara anche dal pubblico.

Qual è stato il punto di svolta in cui SkyTg24 è risultato un media affidabile per il grande pubblico?
Abbiamo dato il nostro meglio nelle grandi dirette dei più importanti fatti di cronaca che hanno sconvolto il Paese, ma penso anche al racconto delle conseguenze di tsunami, terremoti e tragedie che hanno scandito il ritmo degli ultimi vent’anni. I nostri inviati erano sul posto a raccontare come sono nate quelle notizie e i loro successivi sviluppi. Da vent’anni siamo sempre presenti sul posto a raccontare la realtà mentre scorre, in qualsiasi condizione e situazione. 

Quale copertura di questi grandi eventi consideri la più significativa?
La pandemia. Diciotto dei venti giorni più visti nella storia di SkyTg24 sono avvenuti nel 2020, durante il racconto dell’evoluzione del Covid. È stato un evento inatteso, inaspettato e per certi versi incomprensibile. Eravamo in un momento delicato in cui l’informazione era messa in discussione dai movimenti no vax che percepivano i mass media come i propagatori di un grande complotto. Le persone in quei mesi sentivano ancora di più il bisogno di una informazione affidabile. Fornire una copertura credibile ci ha fatto guadagnare tanta fiducia. È stato un game changer.

Come si fa a mantenere il fragile equilibrio tra l’accuratezza della notizia e l’esigenza della velocità in un canale che va in onda tutti i giorni a tutte le ore?
Vent’anni fa non esisteva un’informazione più veloce di quella che gli all news avevano portato con la loro nascita. E la logica del successo era: “chi arriva prima è il più bravo”. Oggi questa necessità è venuta un po’ meno. Tranne in rari casi, come il rogo di Notre Dame, la televisione non è più il mezzo più veloce per dare le notizie. Questo ci ha spinto paradossalmente a rallentare e cambiare filosofia: non vince più chi arriva per primo, ma chi arriva meglio.

La velocità però conta ancora.
Sì, ma l’accuratezza ha mitigato la necessità della velocità: è un equilibrio faticoso da raggiungere. Che sia nei nostri canali social, nel sito o in diretta televisiva, prima di dare un’informazione la verifichiamo bene per evitare di incorrere in errori di cui potremmo pentirci. In questi anni quante volte grandi personaggi sono stati dati erroneamente per morti dopo pochi minuti? Questi e altri esempi legati alla frettolosità accadono spesso e non vogliamo risultare inaffidabili. 

Nei tuoi cinque anni da direttore hai cambiato in modo radicale il palinsesto, cercando di adattare il formato all news alle nuove abitudini degli spettatori. Cosa ti ha spinto a creare spazi di riflessione all’interno delle ventiquattro ore di diretta?
Lo spettatore di Skytg24 rimane sempre aggiornato grazie al fascione dell’ultim’ora che scorre in sovrimpressione. Ma oltre a questo abbiamo sentito l’esigenza di andare più in profondità e insistere sull’avere tutti i giorni un programma di approfondimento specifico di economia, di esteri, di finanza, di innovazione e di cambiamento climatico. Una scelta editoriale precisa che si può riassumere con il motto della nostra campagna di comunicazione del 2019: “per farsi un’opinione serve uno sguardo completo”.

Cioè?
All’epoca lo spiegammo con una serie di video: il primo piano di un orso polare all’apparenza felice si allargava alla sua vera condizione, costretto con gli altri animali a vivere in ambiente non così freddo e pulito. Anche un bacio tra madre e figlia, un momento intimo e di affetto, rivelava poi tutta la sua tragicità allargando l’obiettivo e mostrando che le due donne erano migranti separate dal muro tra Messico e Stati Uniti. Allargare il campo al contesto in cui l’informazione si sviluppa è parte integrante dell’informazione. Per tanti anni siamo stati la prima frontiera dell’aggiornamento, oggi siamo anche la prima frontiera dell’approfondimento. Dare uno sguardo d’insieme per consentire alle persone di farsi un’opinione è la nostra missione. E quattro anni dopo è ancora parte integrante della nostra strategia editoriale.

Qual è l’innovazione di cui andate più fieri?
Non c’è una innovazione specifica ma una evoluzione generale che ci rende orgogliosi. SkyTg24 si è evoluta: non è più soltanto un canale televisivo, ma una testata su più piattaforme. Oggi una parte significativa della nostra reach quotidiana non avviene attraverso la televisione o la trasposizione digitale dello streaming del nostro canale, ma attraverso i nostri canali social e il sito internet. Lì facciamo lo stesso tipo di informazioni ma adattandolo a formati diversi più appropriati ad attrarre un pubblico più giovane. Il mio obiettivo come direttore non è portare il pubblico a guardare la televisione, ma a informarsi nella galassia informativa di SkyTG24.

Avere una testata su più piattaforme rischia di disperdere il pubblico?
No, perché se il pubblico si informa con un nostro video su TikTok, con un nostro reel di Instagram, con un articolo del nostro sito o con un nostro podcast, non cambia molto. È evidente che noi facciamo anche una battaglia di mantenimento e potenzialmente di crescita del pubblico televisivo. Ma la cosa più importante per chi fa informazione e avere un pubblico, ovunque esso sia. Noi dobbiamo produrre un’informazione con la stessa identità, ma accettando che il linguaggio che utilizziamo è quello proprio della piattaforma in cui siamo e non un linguaggio precostituito che prescinde dalle piattaforme.

Qual è la più grande difficoltà per un canale all news?
Prevedere quale sarà la notizia più importante di domani. La nostra giornata non comincia alle sei di mattina del giorno stesso, ma alle sei di sera del giorno prima, quando cerchiamo di capire che cosa sarà accadrà di importante in futuro. Ovviamente parlo delle cose potenzialmente prevedibili, non delle notizie improvvise. Arrivare a coprire una notizia prima e meglio degli altri è un mix tra intuizione e organizzazione. Per questo motivo facciamo un buon investimento in termini di intelligenza editoriale. Spesso si presuppone sbagliando che noi riceviamo passivamente una notizia e andiamo a coprirla. Non è quasi mai così. Forse solo nella cronaca imprevedibile.

Anche arrivare prima e meglio per una televisione è più difficile di un giornale online o di una radio.
La televisione è un mondo estremamente complesso macchinoso ed è difficile far capire al grande pubblico che la velocità con cui aggiorniamo e introduciamo le ultim’ora, cambiando gli sfondi, girando le immagini e mandando in giro per il mondo i nostri inviati è un lavoro che non viene fatto da un algoritmo ma è frutto del talento giornalistico di una grande squadra di professionisti che si impegna quotidianamente per offrire un’immagine perfetta, una copertura affidabile e verificata. Non è facile. Ma ci proviamo ogni giorno. La cosa di cui vado più fiero è che se i nostri giornalisti sbagliano, lo fanno in buona fede.

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