Don’t cry for himL’argentino Javier Milei è una sintesi di tutti i peggiori difetti dei leader populisti

Il candidato che ha vinto le elezioni primarie in Argentina è un ex portiere di calcio, laureato in economia e si definisce anarco-capitalista. Ha opinioni radicali ma confusionarie sull'aborto, l'uso delle armi e il cambiamento climatico

LaPresse

La sorprendente vittoria di Javier Milei alle elezioni primarie in Argentina ha attirato l’attenzione mondiale su un personaggio quantomeno stravagante dalle idee radicali e confuse. Sconosciuto fino a qualche anno fa, Milei si è costruito la sua fama in televisione alternandosi tra programmi trash e seri. In politica da due anni, potrebbe adesso diventare presidente dell’Argentina.

Nato a Buenos Aires nel 1970 da una famiglia di classe media: il padre possedeva un’impresa di trasporti e la mamma casalinga. Si è laurato in economia ed è stato un giocatore di calcio di discreto successo. Soprannominato El Loco Milei, da portiere del Chacarita Juniors è arrivato a un passo dall’esordio nella massima serie. È stato poi consulente economico e professore di Macroeconomia. Amante dei cani, possiede quattro mastini battezzati tutti in onore di famosi economisti: Murray per Murray Rothbard, Milton per Milton Friedman, Robert e Lucas per Robert Lucas. Ci sarebbe Conan, un mastino morto con cui Milei parla attraverso di una medium. È ai cinque cani che Milei  ha ringraziato per il suo recente successo elettorale. I rapporti con i genitori sono invece ormai compromessi da anni. 

Milei ha costruito la sua immagine pubblica collaborando con le migliori testate giornalistiche del paese per poi passare alla televisione. Debuttò in tv nel luglio 2016 e da quel momento un susseguirsi di interviste, danze e apparizioni fino alla decisione di provare l’avventura politica. Il tema principale della sua campagna è sempre stato la rottura con la classe politica: contro i peronisti, i kirchneristi e le colombe dell’opposizione. Politici definiti delinquenti da mandare via a patadas en el trastre, ovvero a calci in quel posto. 

Eletto deputato nelle elezioni di metà mandato del 2021, si è distinto per la non prolifica attività legislativa e per i suoi voti contrari. Milei ha votato No sia all’accordo di ristrutturazione del debito argentino con il Fondo monetario internazionale che alla proposta di legge per individuare cardiopatie congenite nei bambini. Per Milei l’approvazione della legge «avrebbe portato a una maggiore presenza dello Stato e maggiori costi».

L’ossessione di Milei è l’ideale libertario, qualunque cosa ciò possa significare. Da economista non crede nel fallimento del mercato né nello stimolo dell’intervento pubblico. Nel suo mondo ideale dovrebbe essere esistere un mercato per la vendita degli organi. Possibilmente anche uno per la vendita dei bambini anche se Milei, che non ha figli, non venderebbe il suo e riconosce che questa discussione è un po’ lontana dalla realtà degli argentini. Ci tiene però a precisare che se ne potrebbe riparlare tra duecento anni. 

Le contraddizioni arrivano in tema di diritti. A differenza dell’estrema destra europea, Milei non fa sua la battaglia dell’identità di genere e non sarebbe neanche contrario alla legalizzazione delle droghe. Il tutto a condizione che ciò non comporti un costo allo Stato. Sostiene che la sessualità sia una scelta personale che non può essere condizionata dallo Stato. 

Milei si avvicina alle idee più estreme di destra su almeno tre temi. Si dichiara favorevole alla libera circolazione di armi perché «i delinquenti le usano comunque». È contrario all’aborto perché «la donna può scegliere cosa fare del suo corpo ma ciò che ha nel ventre è un altro corpo». Se dovesse essere eletto presidente indirebbe un plebiscito per annullare la legalizzazione dell’aborto approvata dal Parlamento argentino nel 2020. Nega il cambiamento climatico e lo definisce una bugia del socialismo. 

In politica estera non firmerebbe mai accordi con paesi comunisti quali Cina, Cuba, Venezuela e Nicaragua. Uscirebbe anche dal Mercosur, il mercato comune che unisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Il primo viaggio istituzionale sarebbe in Israele già che, per completare il personaggio, Milei da cattolico potrebbe pure convertirsi all’ebraismo impulsato dal suo consigliere, il rabbino Axel Wahnish. Ovviamente al viaggio seguirebbe la decisione di riconoscere Gerusalemme come la capitale di Israele.

Difficile quindi affibbiare un’etichetta a un personaggio dai tratti grillini, bolsonaristi, meloniani, trumpiani. Un personaggio talmente eccentrico e stravagante dall’essere passato in età adulta dal tifare Boca al River. Il tutto durante la finale 2018 di Coppa Libertadores di Madrid in cui il River vinse contro il Boca. Probabilmente la migliore definizione è quella autoassegnatosi dallo stesso Milei: un anarco-capitalista. Espressione adeguata perché lascia un alone di mistero sul suo reale significato. 

Si fa fatica a credere che un personaggio del genere riesca ad arrivare alla Casa Rosada. Bisognerebbe però evitare di fare facili ironie. L’Argentina vive un vero disastro economico con l’inflazione al centoquindici per cento e un Prodotto interno lordo per capita misurato al tasso di cambio parallelo di 300 euro. In Europa e negli Stati Uniti siamo riusciti a eleggere di peggio in condizioni economiche migliori. Gli argentini decideranno in autunno (primavera per loro) chi sarà il prossimo presidente. Se eletto Milei non avrebbe la maggioranza in parlamento e dovrà necessariamente moderare le posizioni più estreme. Ma soprattutto, la vera notizia non sarà neanche l’ascesa di Milei ma il crollo del peronismo, il dogma su cui si è fondata l’Argentina degli ultimi ottanta anni.