Copia-incollaIl governo Meloni ricicla la piattaforma grillina per trovare lavoro ai percettori del reddito

Il progetto preso in mano da Massimo Temussi all’Anpal Servizi è lo stesso avviato da Mimmo Parisi. Pure il team di informatici che sta sviluppando il software è rimasto lo stesso, coordinato da Stefano Raia e Maurizio Sorcioni. Mentre il guru del Mississippi, voluto da Di Maio, ha fatto causa e chiede il risarcimento dopo essere stato commissariato da Draghi

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Un anno fa, nel pieno della campagna elettorale estiva, Meloni e alleati promettevano l’abolizione del reddito di cittadinanza in preda alla propaganda anti-grillina, anti-sussidi, anti-divano.

Un anno dopo, la realtà è ben diversa. Non solo il sussidio esiste ancora: gli hanno cambiato nome e cifre, che sono più basse, ma non hanno certo eliminato gli assegni. E anche la piattaforma Siisl, Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa, quella che – secondo la ministra Marina Calderone – da settembre farà magicamente trovare un lavoro ai percettori ritenuti occupabili, è la stessa a cui stavano lavorando Luigi di Maio e il suo guru del Mississippi Mimmo Parisi. Proprio la stessa: quella che avrebbe dovuto chiamarsi “Italy Works” (dal nome della app Mississippi Works che Parisi aveva creato negli States).

Il progetto della piattaforma preso in mano da Massimo Temussi, il sardo consulente della ministra messo a capo di Anpal Servizi, è quello avviato da Mimmo Parisi. Pure il team di informatici e dirigenti che sta sviluppando la piattaforma è rimasto quello di Parisi, coordinato da Stefano Raia e Maurizio Sorcioni. Un copia-incolla, con qualche sfumatura di destra.

Anche con l’uscita di Mimmo Parisi, all’Anpal non hanno mai terminato il lavoro sulla piattaforma, scontrandosi con la annosa questione della interoperabilità dei dati provenienti da fonti e regioni diverse. A dimostrazione del fatto che, contrariamente da quel che dicevano Di Maio e alleati e che va dicendo ora la ministra Calderone, una piattaforma non si fa in qualche mese.

E in effetti la piattaforma, che dovrebbe entrare a regime a settembre, ancora non è pronta. I percettori del reddito considerati occupabili, quelli a cui è stato tagliato il reddito con un sms, da settembre potranno entrare nel servizio di Sostegno alla formazione e al lavoro. Riceveranno un assegno di trecentocinquanta euro, ma a patto di iscriversi alla Siisl e partecipare ai corsi di formazione proposti da un catalogo.

Le Regioni, che sulle politiche attive del lavoro hanno la competenza, la piattaforma ancora non l’hanno vista. Qualche mese fa, nel corso di una Conferenza Stato-Regioni, Raia mostrò agli assessori regionali alcuni “pezzi”. Poi il nulla, dicono.

L’idea di partenza, tramandata dai Cinque Stelle a Fratelli d’Italia, è quella di incrociare i dati di chi cerca lavoro con gli annunci delle imprese che cercano i lavoratori, riuscendo però a fare una analisi predittiva sui fabbisogni del mercato del lavoro, territorio per territorio. In modo da indirizzare il soggetto percettore del reddito al corso di formazione giusto, che poi dovrebbe quindi fargli ottenere un impiego.

Almeno questo è lo schema sulla carta. Si chiama “targhetizzazione”, che però sembra funzionare ben poco. Come sottolineano gli esperti di politiche attive, la letteratura dal 2003 mostra che dove sono state realizzate piattaforme del genere i risultati sono stati spesso modesti, quasi mai utilizzate da operatori e utenti. E la missione appare ancora più difficile con i fatiscenti centri per l’impiego italiani, che non certo pullulano di annunci di lavoro da parte delle imprese italiane.

L’ipotesi, dunque, dovrebbe essere quella che le agenzie per il lavoro private, ben inserite nei tessuti produttivi e che Calderone conosce bene, introducano le loro vacancy nella futura piattaforma. «Ma a quale costo?», si chiede un esperto di politiche attive che preferisce restare anonimo. «Perché le agenzie private dovrebbero aiutare l’attore pubblico?». E ancora: «Questa rischia di essere la piattaforma degli “sfigati”. Quale impresa inserisce delle vacancy solo per i percettori del reddito? Le grandi imprese vanno su Linkedin e Indeed a cercare i dipendenti, non certo sulla Siisl».

Insomma, l’impressione è che Meloni e colleghi stiano vendendo la luna, ripetendo l’errore degli avversari grillini e poggiando su centri per l’impiego che sono gli stessi di prima, scarsamente digitalizzati e con operatori senza competenze specifiche in materia. Di certo, nei vecchi uffici di collocamento non ci sono molti psicologi, quelli che – dicono gli esperti – servirebbero per capire quali corsi di formazione far fare ai beneficiari del reddito, con bassi titoli di studio, spesso da lungo tempo al di fuori del mercato, per i quali andrebbe preparato anche un servizio di accompagnamento nelle aziende.

Risultato: in pochi si fidano delle doti magiche della piattaforma decantate da Calderone e Meloni. Tanto che alcune regioni, le più virtuose, nel frattempo si sono fatte la propria. La Regione Lombardia, ad esempio, ha sviluppato nei mesi scorsi una propria applicazione di incrocio domanda-offerta. Anche Veneto, Toscana e Friuli Venezia Giulia hanno già i propri servizi nelle politiche attive e certo non ci rinunceranno per il software di Calderone.

Si prospetta, insomma, un altro buco nell’acqua da milioni di euro dopo il flop di Parisi. Il prof del Mississippi, intanto, esautorato e commissariato dal governo Draghi prima della scadenza del suo mandato dopo una gestione disastrosa dell’Anpal, ha fatto causa all’agenzia chiedendo la retribuzione intera pattuita inizialmente per tre anni di contratto. Di Maio gli aveva venduto la presidenza di Anpal come oro colato, ha raccontato agli amici una volta rientrato negli Stati Uniti. Ma aveva omesso di dirgli che nella legislazione italiana sono le Regioni ad avere competenza sulle politiche attive. Calderone, almeno, questo dovrebbe saperlo. E sa che che la sua piattaforma, a meno di un miracolo, non funzionerà.

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