Mosca ciecaIl crollo del rublo e i futili rimedi della Russia al declino della sua economia

La valuta della Federazione ha toccato i minimi storici sul dollaro e ormai è in calo costante da quando è iniziata la guerra. È un successo delle sanzioni occidentali, che hanno congelato le riserve estere e reso più difficile per il regime fare affari con altri Paesi. Su questo fronte, le contromosse del regime non producono alcun effetto

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Funzionano le sanzioni alla Russia? Sul tema, cui Linkiesta ha dedicato un dossier, ogni tanto arrivano nuove riflessioni, e ad esempio il 6 agosto una testata certamente non sospettabile di simpatia per Vladimir Putin come Le Monde in un editoriale aveva sollevato dubbi, citando appunto una sua inchiesta su una «flotta fantasma» che starebbe contrabbandando petrolio russo, e che rappresenterebbe ormai tra il dieci e il venti per cento della capacità di trasporto totale della flotta mondiale di petroliere. In capo a qualche giorno, però, il rublo ha raggiunto un minimo sul dollaro, che è stato unanimemente attribuito appunto all’effetto delle sanzioni: anche da Le Monde, e soprattutto dal Wall Street Journal, la cui analisi è stata ampiamente citata. Ancora Le Monde, tra tante altre testate, riferisce di come Putin stia provando a lanciare un rublo digitale, appunto nella speranza di riuscire a aggirare le sanzioni.

Lunedì mattina il rublo ha toccato il minimo sul dollaro: centouno rispetto ai sessanta pre-conflitto, e centoundici con l’euro. Significa che la moneta russa valeva ormai meno di un centesimo di entrambe le valute di riferimento. Il giorno stesso il consigliere economico di Vladimir Putin, Maxim Oreshkin ha pubblicato un editoriale sulla Tass in cui ha accusato la Banca centrale russa di aver adottato politiche monetarie troppo morbide.

Elvira Nabiullina, la governatrice dell’istituto, è notoriamente da tempo in una posizione complicata. Si dà per scontato che sia contraria all’avventura in Ucraina, ma è rimasta al suo posto: un po’ per fedeltà all’istituzione, un po’ perché comunque due sue tentativi di dimettersi sarebbero stati respinti. Ha comunque cercato di opporsi a alcune derive pericolose, adesso si è difesa sostenendo che grazie ai suoi interventi l’inflazione è rimasta bassa così come il rischio alla stabilità finanziaria del Paese, ed ha subito convocato una riunione straordinaria del Consiglio di amministrazione che ha aumentato i tassi dall’8,5 per cento annuo al dodici per cento. Una decisione presa per tentare di riportare l’inflazione al quattro per cento entro il 2024, spiega la Tass. Un effetto c’è stato, dal momento il rublo si è un po’ risollevato, fino a quota 96,5 per dollaro e 105,6 per euro.

Ma nel lungo periodo se allarghiamo lo sguardo al valore del rublo prima dell’annessione della Crimea scopriamo che è crollato a meno di un terzo. Il problema di fondo è la riduzione del surplus commerciale russo.

Le sanzioni occidentali hanno infatti congelato le riserve estere della Russia e reso più difficile per il regime fare affari con il mondo esterno. Ciò ha portato a una carenza di prodotti e servizi nel paese e ha fatto aumentare in modo allarmante il costo della vita tra la popolazione. Così a giugno le esportazioni, calcolate in dollari, hanno accusato una contrazione del trentotto per cento scontando in particolare la flessione dei prezzi delle materie prime, mentre le importazioni hanno registrato un incremento del diciotto per cento. Inoltre l’inflazione ha toccato a luglio il livello massimo da cinque mesi portandosi al 4,3 per cento a fronte del 3,3 per cento di giugno, e potrebbe arrivare al 6,5 entro la fine dell’anno. Anche il calo del prezzo del petrolio ha avuto un impatto negativo sull’economia russa, essendo i suoi proventi la fonte principale di entrate del Cremlino. Specie per finanziare questa guerra.

L’aumento dei tassi di interesse ha ora arginato la caduta del rublo, ma ha reso più costoso prendere in prestito denaro in Russia. Ciò rallenta l’economia russa: riduce l’inflazione, ma rende più difficile per le società russe investire e crescere. Anche la vendita delle riserve valutarie da parte della Banca centrale russa è una misura che contribuisce a stabilizzare il rublo, ma con un costo, visto che riduce questo margine di manovra.

Secondo quanto riportato dalle agenzie internazionali, Mosca starebbe a questo punto valutando anche l’introduzione di forme di controllo dei capitali a difesa del rublo: la vendita obbligatoria dei proventi derivanti dalle esportazioni e limiti ai trasferimenti bancari in valuta estera potrebbero essere tra le misure allo studio.

Ma, soprattutto, ci sarebbe questo rublo digitale basato sulla tecnologia blockchain, la cui fase di test è iniziata proprio a ferragosto. «Vtb è diventata la prima banca a testare con successo le transazioni in rubli digitali sulla sua app mobile», ha dichiarato la seconda banca più grande della Russia in una nota.

La Banca Centrale Russa aveva annunciato che dodici banche e seicento privati stavano testando questa fase sperimentale. Al momento potranno effettuare pagamenti presso trenta punti vendita dislocati in undici città del Paese. A lungo termine, «le operazioni saranno gratuite per i cittadini e con una commissione minima per le aziende», ha detto la Banca Centrale Russa. A differenza delle criptovalute, che utilizzano anch’esse la tecnologia blockchain, il rublo digitale fa parte del modello Cbdc: Central Bank Digital Currency. Sarebbe controllato dalla Banca Centrale e conservato nei portafogli elettronici, con la sicurezza garantita dal servizio di sicurezza federale Fsb. E si può immaginare dove arriverebbe la possibilità di controllo sui cittadini.

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