Un altro Niger?Le proteste in Senegal dopo l’arresto del leader di opposizione (e lo scioglimento del suo partito)

Il Paese, l’unico della parte occidentale del continente a non aver mai subito un colpo di Stato, è scosso da tensioni a seguito dell’incarcerazione di Ousmane Sonko per incitamento all’insurrezione e associazione a delinquere. Le manifestazioni hanno causato violenze e morti, mentre il governo del Presidente Macky Sall decide per la dissoluzione del gruppo Pastef

Dimostranti in piedi accanto a una barricata data alle fiamme durante una protesta a sostegno del principale leader dell'opposizione Ousmane Sonko a Dakar, in Senegal, lunedì 29 maggio 2023. (AP Photo/Leo Correa)

L’autostrada che consente di raggiungere l’aeroporto Blaise Diagne di Dakar è stata bloccata dai manifestanti. Nella capitale del Senegal, così come a Ziguinchor, la città più importante del sud del Paese, le vie sono barricate. I benzinai sono in sciopero e molti alimentari sono chiusi. L’aria è carica del fumo dei gas lacrimogeni e dell’odore acre dei copertoni incendiati.

Nella stagione delle piogge, il Senegal si infiamma per l’arresto del principale leader di opposizione, Ousmane Sonko, accusato di aver organizzato insurrezioni. A Ziguinchor durante le proteste del 31 luglio sono morte almeno due persone. La calma dopo gli scontri di inizio giugno, che avevano causato almeno sedici morti e centinaia di feriti, era solo apparente. Il governo del presidente Macky Sall ha sciolto il partito di Sonko, Pastef (“Patrioti del Senegal”), e ha sospeso le reti internet in determinate fasce orarie.

Sonko, quarantanove anni, è stato arrestato venerdì 28 luglio dopo che, come si legge dal suo profilo Twitter, aveva chiesto a un’agente dei servizi segreti di cancellare i video che lo ritraevano: «Personalmente ho strappato il telefono dalle mani della persona e le ho chiesto di sbloccarlo e cancellare le immagini che aveva scattato, ma ha rifiutato». Nello stesso tweet ha aggiunto: «Chiedo al popolo di prepararsi a far fronte a questi continui abusi». Il leader è stato quindi arrestato: le accuse hanno riguardato l’incitamento all’insurrezione, l’associazione a delinquere e gli atti volti a compromettere la sicurezza pubblica. Le accuse seguono la condanna che Sonko aveva ricevuto alla fine di maggio 2023, ma che non era ancora stata eseguita.

«Questo arresto non ha nulla a che fare con il procedimento di corruzione morale, per il quale Sonko è stato processato», ha detto Abdou Karim Diop, procuratore della Repubblica. A giugno 2023 la sentenza, che rende il leader di Pastef ineleggibile alle elezioni del 2024, aveva causato numerosi scontri. Sonko aveva esortato i cittadini alla disobbedienza civile e aveva lanciato «una carovana della libertà» che, tra la folla, avrebbe dovuto condurlo da Ziguinchor, città di cui è sindaco, fino a Dakar. Le forze dell’ordine lo hanno bloccato dopo pochi chilometri e trasportato in modo coatto al suo domicilio di Dakar. Il bilancio delle successive proteste era stato di almeno sedici morti e più di trecento feriti.

Originario della regione Casamance, Ousmane Sonko è entrato in politica nel 2014 fondando Pastef e si è posizionato terzo alle presidenziali del 2019. La sua popolarità è cresciuta negli ultimi due anni per aver denunciato il sistema corruttivo del Presidente plurimandatario Macky Sall. Da allora Sonko è diventato il protagonista di una serie di vicende politico-giudiziarie che hanno causato scontri e manifestazioni da marzo 2021. Il leader di Pastef era stato accusato di aver avuto un rapporto sessuale con una ragazza che, secondo la legge senegalese, era troppo giovane per potere essere consenziente: aveva vent’anni e l’età minima per il Senegal è ventuno. I medici, dopo aver visitato la donna, avevano dichiarato che non c’erano segni di volenza sul suo corpo, ma Sonko era stato condannato comunque, non per stupro ma per corruzione giovanile.

Dopo le nuove imputazioni di reato, Sonko ha annunciato sui suoi profili social di aver iniziato uno sciopero della fame: «Di fronte a tanto odio, bugie, oppressione, persecuzione, ho deciso di resistere. Osservo da questa domenica uno sciopero della fame e invito tutti i detenuti politici a fare lo stesso».

Gli avvocati di Sonko hanno dichiarato che le autorità non hanno rispettato i diritti del loro cliente. Uno dei suoi legali, il francese Juan Branco, è arrivato sorprendentemente a Dakar nonostante la Procura senegalese abbia emesso un mandato di arresto internazionale nei suoi confronti il 14 luglio scorso. Un mese prima, Branco aveva annunciato di aver presentato una denuncia in Francia e una richiesta di indagine presso la Corte penale internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità commessi dal Presidente senegalese Macky Sall. «Giuro di difendere un uomo, Ousmane Sonko, la cui figura incarna le speranze di tutto un popolo e quindi, di tutta l’umanità», ha detto l’avvocato Branco.

I sostenitori di Sonko, soprattutto giovani, sono convinti che le accuse contro di lui siano parte di un piano del governo per evitare la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2024. A sei mesi dal voto, a creare tensioni nel Paese, ha contribuito anche l’ambiguità dell’attuale Presidente riguardo la sua possibile ricandidatura, che avrebbe potuto portarlo a un terzo mandato, nonostante la revisione costituzionale del 2019 aveva fissato un limite presidenziale di due incarichi. «Ho deciso, dopo molte considerazioni, di non candidarmi», ha annunciato Sall in diretta Facebook lunedì 3 luglio 2023.

Secondo il direttore di Amnesty International in Senegal, Seydi Gassama, la dissoluzione del Pastef è una misura del presidente Sall per provare a tenere il suo partito al potere anche se lui non si ricandiderà. Ai vertici del Pastef c’è un gruppo di giovani laureati che hanno lanciato una sorta di crowdfunding per sostenere economicamente il partito e avviato delle buone pratiche di gestione dei fondi ispirate a un principio di trasparenza.

Il ministro dell’Interno, Antoine Diome, ha motivato la decisione di sciogliere il partito dei giovani citando i frequenti inviti fatti da Sonko a partecipare a movimenti insurrezionali, che, secondo il ministro, hanno già causato numerose vittime sia nel marzo del 2021 che nel giugno del 2023.

Il direttore di Amnesty ha però ricordato che l’ultima formazione politica a essere stata sciolta in Senegal era stato il Partito africano dell’indipendenza (Pai) nel 1960, quando il Paese aveva ottenuto l’indipendenza dalla Francia.

Il partito di Sonko ha pubblicato un comunicato stampa scrivendo che la stabilità del Senegal, uno dei Paesi più solidi dell’Africa e l’unico della parte occidentale del continente a non aver mai subito un colpo di Stato, «è ormai compromessa, perché il popolo non accetterà mai questo abuso di autorità».

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