Au revoir FrançafriqueMacron prova a resettare la politica africana della Francia (per contrastare la Russia)

Tre dei quattro Paesi visitati dal presidente – Gabon, Angola e Congo-Brazzaville – si sono astenuti nelle votazioni all’Onu sulla guerra in Ucraina. L’obiettivo del tour è sfatare l’immagine di Parigi come arrogante potenza coloniale, per conservare peso in una regione dove è cresciuta l’influenza militare di Mosca e quella economica di Pechino

Congo, Felix Tshisekedi riceve Emmanuel Macron a Kinshasa
AP Photo/Samy Ntumba Shambuyi

Il sentimento antifrancese che serpeggia in Africa ha trovato il suo sbocco prima del colloquio di Emmanuel Macron con il presidente della Repubblica Democratica del Congo Felix Tshisekedi, durante il viaggio del leader francese nella regione. In vista dell’arrivo di Macron, un piccolo gruppo di manifestanti si è radunato davanti all’ambasciata francese brandendo una bandiera russa e sbraitando espressioni come «Macron assassino» o «Macron vai via». La protesta, seppur di dimensioni ridotte, ha mostrato plasticamente l’impasse politica che sta vivendo la Francia in Africa e che Macron ha cercato di risolvere recandosi in zone come Gabon, Congo e Angola durante la scorsa settimana.

Il presidente francese nei vari incontri ha condiviso la sua visione su una rinnovata partnership con l’Africa, all’insegna di un rapporto equo, durante un tour in cui ha cercato di sfatare l’immagine di Parigi come arrogante potenza coloniale, candidandosi a conservare la sua influenza nella regione.

Nella conferenza stampa a margine dell’incontro con Tshisekedi, Macron ha riconosciuto che la Francia è tra le potenze straniere più influenti in Africa, ma ha affermato di essere impegnato a lavorare in modo equilibrato. «Vogliamo essere partner a lungo termine», ha dichiarato il presidente. «L’Africa è certamente un teatro di competizione globale. C’è bisogno di un quadro equo… Vogliamo svolgere il nostro ruolo, né più né meno».

Il nuovo approccio della Francia si inserisce in una crisi sempre più grave nel Sahel, in Africa occidentale, che ha alimentato proteste antifrancesi e destabilizzato paesi come Burkina Faso e Mali, in cui si è fatto largo anche il terrorismo. «Macron sta valutando come rispondere all’ondata antifrancese nel Sahel», ha dichiarato Pauline Bax, vicedirettrice del Programma Africa dell’International Crisis Group. «Che piaccia o no, l’Africa rimarrà importante per la Francia e Parigi non si ritirerà da questo continente. Ora, però, i toni sono cambiati», ha aggiunto Bax.

Anche se l’Ucraina domina inevitabilmente l’agenda diplomatica internazionale, Macron ritiene infatti che Parigi e Bruxelles non possano permettersi di trascurare l’Africa. La regione presenta sfide ed enormi opportunità di sviluppo, con un dinamismo che, a suo avviso, contribuirà enormemente alla crescita futura dell’Europa. Il congolese Tshisekedi ha accolto con favore il nuovo approccio e ha affermato che la Francia deve ascoltare i desideri della popolazione africana se vuole competere con gli altri aspiranti partner del continente.

Altre nazioni stanno cercando di estendere la propria influenza a sud del Sahara, e Macron ne è perfettamente consapevole. Paul Melly, del Programma Africa della Chatham House di Londra, ha scritto che l’obiettivo principale di Macron è di contrastare la Russia in Africa. Secondo Melly, il tour è finalizzato a resettare la politica francese nel continente, contrastando gli avversari globali.

Negli ultimi mesi, Parigi ha accusato la Russia di utilizzare campagne di disinformazione per minare gli interessi francesi nelle ex colonie. Inoltre, in occasione del voto a stragrande maggioranza delle Nazioni Unite per chiedere alla Russia l’immediato ritiro delle truppe dall’Ucraina, tre dei quattro Paesi visitati da Macron (Gabon, Angola e Congo-Brazzaville) si sono astenuti.

La Russia, che spera di ricostruire l’influenza perduta dopo i decenni della Guerra Fredda, sta offrendo sostegno a governi che si sentono minacciati o isolati dal contesto internazionale: mercenari Wagner operano ora in Mali (che ha recentemente sostenuto la Russia all’Onu) e nella Repubblica Centrafricana, dove sono stati accusati di violazioni dei diritti umani.

Anche la Cina è un massiccio finanziatore e costruttore di infrastrutture nel continente, con condizioni che Macron teme possano intrappolare politicamente alcuni Paesi. Turchia e India, sullo sfondo, sono sempre più attive. Gli Stati Uniti, al contrario, sembrano concentrare la propria attenzione altrove (l’Indo-Pacifico), nonostante stiano cercando di contrastare il pericolo tecnologico cinese in Africa.

In un lungo discorso per presentare il suo tour, Macron ha ribadito la propria strategia per giocare un ruolo in questa arena sempre più competitiva; un messaggio rivolto sia agli africani che ai francesi. Il suo obiettivo militare è quello di riorientare il sostegno di Parigi per concentrarsi maggiormente sull’addestramento e sul supporto tecnico alle forze armate africane, riducendo il numero delle truppe e adattando i programmi di collaborazione militare alle richieste specifiche dei singoli paesi.

Questa settimana Macron ha fatto un ulteriore passo avanti in questa politica, annunciando che svariate basi francesi in Africa – in Senegal, Costa d’Avorio e Gabon – saranno ora cogestite e condivise con le forze delle nazioni ospitanti, e saranno disponibili ad accogliere nuovi partner esterni. Queste basi non saranno chiuse, ma riorganizzate: le nuove strutture o «accademie» inizieranno ad essere gradualmente «africanizzate» e gestite in collaborazione con partner locali ed europei.

Secondo le cifre ufficiali, più di tremila soldati francesi sono dispiegati in Senegal, Costa d’Avorio, Gabon e Gibuti. Altri tremila sono nel Sahel, in paesi come Niger e Ciad. Solo la base di Gibuti, situata in posizione strategica nel Mar Rosso, rimarrà esclusivamente francese.

Il presidente ha lanciato per la prima volta questo approccio in un discorso sull’Africa nel novembre 2017, davanti a un pubblico di studenti dell’Università di Ouagadougou in Burkina Faso. Lo ha portato avanti negli ultimi cinque anni, nel tentativo di trasformare le percezioni da entrambe le parti. Ora vuole diversificare l’impegno transalpino, toccando la cultura, la Storia, l’immigrazione, il commercio, lo sviluppo e persino la riforma del franco Cfa, una valuta utilizzata da quattordici paesi e agganciata all’euro.

I precedenti governi di Parigi, in particolare negli anni Novanta, avevano già cercato di abbandonare la vecchia rete di ingerenza francese, incapsulata nel termine «Françafrique», spostandosi verso un sostegno alla democrazia e allo sviluppo. Tuttavia, Macron si è spinto oltre nell’affrontare gli episodi dolorosi e talvolta vergognosi del passato, incaricando gli storici di redigere relazioni per esaminare l’atteggiamento della Francia nella guerra per l’indipendenza dell’Algeria e gli eventi relativi al genocidio ruandese del 1994.

Un programma di restituzione dei tesori saccheggiati durante l’era coloniale ha già visto il ritorno in patria di beni senegalesi e malgasci, mentre i manufatti saccheggiati dal regno di Dahomey sono stati rispediti in Benin. Parallelamente alla riconciliazione con il periodo coloniale, Macron ha cercato di approfondire i legami culturali e lo scambio di idee. Ha annunciato programmi per promuovere la formazione sportiva e per facilitare l’accesso ai visti per gli africani che desiderano proseguire gli studi post-laurea in Francia: una postura necessaria per consolidare il soft power di Parigi nella regione.

Con un approccio militare di basso profilo e più collaborativo, Macron ha cercato di utilizzare il tour per rinvigorire questo più ampio programma di riforme e cambiamenti. È stato in Gabon per un vertice sull’ambiente, prima di recarsi in Angola, poi nella Repubblica del Congo – nota anche come Congo-Brazzaville – e infine nella vicina Repubblica Democratica del Congo. Ha avuto colloqui con il presidente della Repubblica Centrafricana, dopo che le relazioni si erano deteriorate con l’aumento dell’influenza russa e l’abbandono delle truppe francesi.

Nella capitale angolana Luanda, il presidente ha parlato con il suo omologo João Lourenço, definendo il paese, ricco di petrolio, un «partner strategico nella regione». Ha presieduto un forum economico a cui hanno partecipato più di cinquanta aziende francesi, sottolineando che «il cuore della visita è stato il rafforzamento dei partenariati agricoli» con l’Angola.

In Gabon, Macron ha presenziato al One Forest Summit, concentrandosi sulla conservazione delle foreste in tutto il mondo, compreso il vasto bacino del fiume Congo. Con una superficie di 1,62 milioni di chilometri quadrati, le foreste dell’Africa centrale rappresentano il maggiore serbatoio verde del pianeta dopo l’Amazzonia. Ospitano inoltre un’enorme biodiversità, ma devono affrontare minacce come il bracconaggio, la deforestazione, il disboscamento illegale e lo sfruttamento minerario.

Macron, con i suoi quarantacinque anni, è il primo presidente francese nato dopo l’era coloniale. In passato ha cercato di estendere la cooperazione della Francia con Paesi anglofoni come Ghana, Nigeria e Kenya, e di aumentare gli investimenti francesi nel settore privato africano, oltre a offrire borse di studio per programmi di istruzione. Dopo la sua rielezione, ha fatto dell’Africa una priorità e nel luglio scorso ha intrapreso un viaggio in Camerun, Benin e Guinea-Bissau.

A giudicare dagli sviluppi, la politica africana della Francia è in fase di necessaria trasformazione e riprogettazione per raggiungere una «relazione reciproca e responsabile». L’ascesa di Cina (dal punto di vista economico) e di Russia (da quello militare) nel continente è una sfida di fondamentale importanza per Parigi, che deve fare i conti con degli Stati Uniti sempre meno interessati a supportare gli sforzi francesi rispetto al passato, e una Turchia con crescenti interessi nel Sahel. Macron è a metà del guado, ma si intravede un nuovo orizzonte nelle relazioni franco-africane.

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