Sulle strade di Kyjiv Il vuoto del passato, l’energia del presente e la voglia di futuro dell’Ucraina

Per le strade della capitale si può percepire un cambiamento netto rispetto allo scorso anno: le vie e i negozi deserti del 2022 sono stati riempiti da un nuovo dinamismo, da un’umanità che ha ripreso ad affollare la città

AP/Lapresse

L’anno scorso, camminando per le strade di Kyjiv, ero sopraffatta dalla sensazione di vuoto. Le strade di una capitale di tre milioni e mezzo abitanti, dove ho vissuto per tredici anni, per me erano deserte. Alzavo lo sguardo e vedevo sulle finestre dei palazzi alti lo scotch sulle finestre, una tecnica per preservare il vetro dall’onda d’urto di un’esplosione. Allora i padroni delle case, partiti nei primi giorni dell’invasione russa su larga scala, non erano ancora tornati a toglierlo. Con la mente facevo i calcoli delle persone e delle macchine che incontravo per strada e di tutti i palazzi di Kyjiv, una cifra sproporzionata: le case erano molte di più della gente che girava intorno anche nell’ora di punta. Il vuoto nei negozi dove le commesse erano contente non di venderti qualcosa, ma almeno di fare quattro chiacchiere. Il vuoto nella metro dove potevi trovare il posto a sedere in qualsiasi ora del giorno e della sera. Il vuoto era devastante, assordante e angosciante eppure l’estate scorsa le sirene le avrò sentite tre volte in due settimane.

Quest’anno invece al posto del vuoto sento una forte energia. Sono così contenta di essere trasportata dalla folla in entrata e in uscita di un vagone metro per fare poi una lunga fila che come un branco di pinguini aspetta prima di salire sulle scale mobili. Sono contenta di aspettare con il libro in mano un’amica che arriva in ritardo perché c’è un ingorgo per strada e sono altrettanto contenta di fare la fila alla cassa di un supermercato, mettendo sul nastro prodotti ucraini.

C’è una forte energia e una grande voglia di futuro. Si sente nei cantieri che nonostante le sirene e i possibili bombardamenti stanno costruendo le future case per i futuri ucraini. Si sente nelle pubblicità che offrono di imparare le lingue straniere utili per trovare un lavoro. Si sente tra le mamme che girano per strada con le carrozzine anche se ogni volta che scatta la sirena devono scendere in un rifugio. I kyjiviani scendono nei rifugi, soprattutto quelli che sono stati colti dalla sirena mentre erano per strada. Il rifugio migliore è la stazione della metropolitana: all’ingresso il personale distribuisce le sedie, e ormai gli impiegati dei negozi vicini scendono con le loro. La sirena smette di suonare, e tutti come talpe salgono sopra e ricominciano a costruire il futuro.

La mia amica, quella arrivata in ritardo, dice che vuole vivere in Ucraina e vuole avere una famiglia ucraina. Parliamo con lei degli uomini ucraini e del disturbo post traumatico da stress che subiscono già e che subiranno tutti quelli che sono stati al fronte e anche quelli che non ci sono stati ma sono impegnati nel volontariato.

Incontro velocemente uno di questi uomini. È il marito di un’amica che avevo ospitato insieme con il figlio nel febbraio del 2022. Mi dice che all’inizio di settembre partirà in missione al fronte con il corpo volontario dei paramedici “Hospitaliery” in qualità di autista. Ha fatto un corso di addestramento da paramedico, casomai anche lui debba assistere un ferito. Come autista ha fatto il corso di guida fuoristrada in condizioni critiche. Dice che per entrare in “Hospitaliery” c’è una fila di migliaia di persone, lui ha dovuto chiedere a un amico di avanzare nella lista. Dice anche che prima o poi toccherà a tutti gli uomini di prendere parte in questa guerra, lui ha deciso di contribuire così. Ha bevuto la sua bevanda rinfrescante e mi ha salutata in fretta perché aveva un appuntamento con lo psicologo. Migliaia e migliaia sono in fila per avvicinare il futuro comune, per avere il futuro. Non per normalizzare il presente, la guerra, le sirene, il fronte aperto ma per avvicinare il futuro sicuro, ognuno con il proprio contributo.

Pensavo al futuro mentre lavavo le finestre nell’appartamento della mia amica dai segni dello scotch scrostato.

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