
I BRICS sono nati diciotto anni fa non per un capriccio del loro governi, bensì come necessaria e irrinunciabile risposta alla grande crisi finanziaria e alle illusioni di un mondo unipolare, sotto la guida americana. La ragione della loro nascita persiste tuttora e con più forza. Purtroppo vi sono esperti economici e i politici che “gufano” sulla loro capacità di tenuta o addirittura auspicano il loro fallimento. L’hanno fatto anche riguardo al XV Summit di Johannesburg. Negli ultimi tre decenni il mondo è profondamente cambiato. Sono emersi nuovi attori economici, a cominciare dalla Cina e dall’India, che intendono incidere e cambiare i rapporti di forza internazionali. Il gruppo di coordinamento economico e politico dei BRICS è solo uno di questi nuovi poli emergenti. Non intendono sfidare l’Occidente, come i media affermano, ma contribuire a creare un nuovo ordine internazionale più equo.
Non è, quindi, un caso che la Dichiarazione finale di Johannesburg metta in primo piano «l’impegno per un multilateralismo inclusivo e il rispetto del diritto internazionale, compresi gli scopi e i principi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite come pietra miliare indispensabile, e il ruolo centrale delle Nazioni Unite in un sistema internazionale in cui gli Stati sovrani cooperano per mantenere la pace e la sicurezza, per promuovere lo sviluppo sostenibile, per garantire la promozione e la protezione della democrazia, dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti e per promuovere la cooperazione basata sullo spirito di solidarietà, rispetto reciproco, giustizia e uguaglianza». Parole chiare.
Siccome, però, tutto è valutato in “soldoni”, un’occhiata al loro peso economico nel mondo conferma la loro crescita e la loro influenza. Tra i BRICS esistono ovviamente molti orientamenti e percezioni differenti. Un dato consolidato e in crescita è l’utilizzo delle monete locali nei commerci. Si è parlato fin troppo dell’intenzione dei BRICS di creare una loro moneta circolante. Ciò non è mai stato veramente in agenda. Essi hanno molto operato attraverso le monete locali. Nella Dichiarazione s’incoraggia il loro uso nel commercio internazionale e nelle transazioni finanziarie tra i BRICS e i loro partner commerciali. Si sostengono il rafforzamento delle reti bancarie e la possibilità di fare pagamenti nelle valute locali. La vera novità è che ora essi stanno studiando la creazione di un’unità di conto, sul modello dell’Ecu europeo prima dell’entrata in vigore dell’euro.
L’Ecu non è stata una moneta circolante ma un sistema per favorire il commercio dentro l’Unione europea e con gli altri paesi, preparando il processo di unione monetaria, politica e istituzionale dell’Europa. Il ruolo fondamentale dell’Ecu fu distrutto nel 1992 dai devastanti attacchi speculativi contro alcune monete, tra cui la sterlina e la nostra lira. L’Europa paga ancora oggi gli effetti negativi di quel sabotaggio. I BRICS dovranno tenere in considerazione ciò che accadde all’Ecu e preparare misure efficaci di difesa contro le speculazioni. Dimostrano di esserne consapevoli quando affermano che «il Contingent Reserve Arrangement (CRA) continua a essere un meccanismo importante per mitigare gli effetti di una situazione di crisi, integrando gli accordi finanziari e monetari internazionali esistenti e contribuendo al rafforzamento della rete di sicurezza finanziaria globale».
L’impegno per un nuovo ordine economico internazionale è evidenziato nell’esplicita richiesta di «una riforma delle istituzioni di Bretton Woods, compreso un ruolo maggiore per i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo». La New Development Bank è sempre il centro e il motore delle attività. Per rispondere a chi continua a parlare di loro come di un club informale senza istituzioni, la Dichiarazione riconosce, invece, «i progressi compiuti nello sviluppo istituzionale dei BRICS e che la loro cooperazione deve accogliere i cambiamenti e restare al passo con i tempi».
Da ultimo, e ancora più importante, è l’annuncio di allargare la membership. «Abbiamo deciso di invitare la Repubblica Argentina, la Repubblica Araba d’Egitto, la Repubblica Federale Democratica d’Etiopia, la Repubblica Islamica dell’Iran, il Regno dell’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti a diventare membri a pieno titolo dei BRICS il primo gennaio 2024. noltre si accoglie con favore la partecipazione agli incontri di altri ventisei paesi emergenti come “Amici dei BRICS”». L’Ue può essere interessata?