Eccezione alla regolaLa decisione sensata della Consulta e il processo agli imputati accusati della morte di Regeni

La Corte Costituzionale ha accolto la questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Roma e “sbloccato” la possibilità di procedere senza aver informato i presunti colpevoli. In questo modo ha creato un precedente e si presta al rischio che la sentenza conclusiva possa non essere mai eseguita

Lapresse

«Sensata» e «politica» sono gli aggettivi che più hanno accompagnato la decisione con cui la Corte Costituzionale, accogliendo la questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Roma, ha “sbloccato” il processo nei confronti dei quattro imputati egiziani accusati del sequestro, delle torture e della morte di Giulio Regeni.

E, in effetti, a tutti appariva un non-senso che non si potesse celebrare il processo nei confronti dei quattro imputati accusati di un crimine così grave, nonostante fosse sostanzialmente certo che gli stessi ben sapessero dell’esistenza del procedimento nei loro confronti. E allora, come ci insegna Lewis Carroll in “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”, «se il mondo non ha assolutamente alcun senso, chi ci impedisce di inventarne uno?».

La questione, come ormai tutti sappiamo, era relativa alla possibilità di procedere in assenza dell’imputato nei casi – come quello in esame – in cui, da un lato, non era stato possibile portare gli atti a conoscenza degli interessati (sebbene a causa del rifiuto di cooperazione da parte dello Stato di appartenenza) e, dall’altro, vi era la ragionevole certezza che, alla luce del clamore mediatico, gli stessi fossero comunque a conoscenza dell’esistenza di un procedimento a loro carico.

In casi del genere – in cui, è bene ricordarlo, non si discute solo di diplomazia, ma anche di principi fondamentali del giusto processo qual è il diritto alla precisa conoscenza dell’accusa – può lo Stato procedere sebbene non sia riuscita a informare gli imputati? È sufficiente che vi sia la probabilità, magari anche la ragionevole certezza, che l’interessato sappia che in Italia si sta celebrando un procedimento a suo carico, oppure serve la certezza assoluta (o, al contrario, la certezza della sua volontà di sottrarsi al processo)?

Con una decisione di cui non si conoscono ancora le motivazioni, la Consulta ha affermato che, per i delitti commessi mediante tortura, se a causa della mancata assistenza dello Stato di appartenenza dell’imputato è impossibile avere la prova che quest’ultimo sia stato messo a conoscenza della pendenza del processo, si potrà d’ora in poi procedere in sua assenza.

Già dalle poche righe del comunicato si intuisce come la decisione sia sostanzialmente ritagliata intorno al caso Regeni, di cui richiama i tratti essenziali (la tortura, la mancata assistenza egiziana e la presunta consapevolezza dell’esistenza del procedimento). Così come si evince che si sia introdotta una nuova eccezione alla regola della effettiva conoscenza del procedimento da parte dell’interessato in tutti i casi di mancata cooperazione da parte dell’autorità straniera, qualora, in ogni caso, l’imputato sia «consapevole del procedimento» (altro aspetto su cui si discuterà molto).

Da ultimo, non si può trascurare l’ultima parte del comunicato, nella quale la Corte ricorda come rimanga «salvo il diritto dell’imputato a un nuovo processo in presenza per il riesame del merito della causa». Ciò significa, a meno che tale diritto non dovesse essere poi negato agli imputati, che il giudizio che ora riprenderà – nel quale è presumibile ritenere che gli stessi continueranno a rimanere assenti (circostanza che inevitabilmente inciderà sull’accertamento della verità) – potrebbe poi anche essere messo in discussione nel caso in cui gli imputati dovessero prima o poi decidere di bussare alla porta della giustizia italiana.

Al contrario, qualora ciò non dovesse accadere (e forse non accadrà mai), vi è comunque il rischio che la sentenza conclusiva del processo difficilmente venga poi eseguita. La vicenda – e sicuramente ne era ben consapevole la stessa Corte Costituzionale – non era e non sarà facile da districare, ma, a quanto pare, la priorità era che in ogni caso un processo si facesse.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter