Puzzle intricatoPer diffondere i sistemi di allerta precoce non basta la volontà politica

La collaborazione tra il settore pubblico e quello privato degli operatori di telefonia mobile svolge un ruolo cardine. Ancor prima, però, è fondamentale disporre di un’infrastruttura meteorologica all’altezza e tenere conto della diffusione dei device tra la popolazione. Ecco perché non sarà facile coprire tutto il mondo entro il 2027

AP Photo/LaPresse (ph. Abdulaziz Almnsori)

Un paio di settimane fa, nel corso di una conferenza stampa a Ginevra, il capo dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) Petteri Taalas ha affermato che gran parte delle vittime delle inondazioni che hanno colpito la Libia avrebbero potuto essere evitate. Un servizio in grado di emettere allerte in maniera efficiente avrebbe infatti salvato molte delle persone morte per le conseguenze del ciclone Daniel.

«Il centro meteorologico nazionale (libico, ndr) presenta gravi lacune nei suoi sistemi di osservazione. I sistemi informatici non funzionano bene e c’è una cronica carenza di personale. Il Centro ha cercato di funzionare ma la sua capacità di farlo è stata limitata. L’intera catena di gestione dei disastri e di governance è stata caotica», ha spiegato Taalas, che ha anche rivelato come l’Omm in passato fosse già entrato in contatto con le autorità libiche per cercare di assisterle nella riforma del sistema meteorologico.

Settantadue ore prima del cataclisma il centro ha effettivamente emesso avvisi preventivi, in modo da allertare i cittadini dall’arrivo di precipitazioni senza precedenti nel nord-est del Paese (una delle stazioni ha registrato 414,1 mm di pioggia in ventiquattro ore). Gli allarmi riguardavano le possibili inondazioni, ma non hanno fatto riferimento al rischio rappresentato dalle due dighe successivamente crollate (entrambe non venivano controllate da oltre vent’anni).

Le falle nei meccanismi di risposta alle catastrofi e il deterioramento delle infrastrutture hanno fatto da innesco per una tragedia senza precedenti. In questo quadro, l’instabilità politica della Libia ha giocato un ruolo fondamentale. 

«Early Earnings for All»
Come dichiarato da Petteri Taalas, «la tragedia evidenzia la filosofia alla base dell’iniziativa Early Warnings for All». Si tratta di un progetto dell’Onu nato per garantire a tutti gli abitanti della Terra una protezione da eventi meteorologici, idrici o climatici estremi attraverso sistemi di allerta precoce salvavita, in modo da scongiurare o limitare il rischio di vittime e danni materiali. Il piano era stato annunciato dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres nel corso della Cop27, tenutasi lo scorso novembre in Egitto. 

È una proposta ambiziosa, che prevede investimenti fino al 2027. La spesa da sostenere per dotare ogni Paese di questi sistemi è bassa: poco più di tre miliardi di dollari in totale, circa cinquanta centesimi per ogni individuo nel mondo. Durante la conferenza di Sharm el-Sheikh, Guterres ne aveva sottolineato non solo i benefici umanitari ma anche quelli economici, in un’ottica di salvaguardia dei siti produttivi, così da stimolare una partecipazione anche del settore privato. 

In occasione del vertice delle Nazioni unite sull’ambizione climatica a New York, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp) ha annunciato una collaborazione su larga scala per istituire sistemi di allerta precoce in alcuni dei Paesi più vulnerabili alla crisi climatica. Attualmente, infatti, un terzo della popolazione globale non è “coperto” da early warning systems: si tratta principalmente di realtà povere e politicamente instabili, come la Libia.

Durante il vertice, Selwin Hart – consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per l’Azione per il clima e la Transizione giusta – ha sottolineato il problema senza usare mezzi termini: «I sistemi di allerta precoce sono strumenti efficaci e comprovati per salvare vite umane e proteggere i mezzi di sussistenza di coloro che sono in prima linea nella crisi climatica. Eppure, quelli che hanno contribuito meno alla crisi climatica non sono coperti. Sei persone su dieci in Africa non sono tutelate […]. Rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci al lavoro. Una vita persa per la mancanza di accesso a un sistema di allerta precoce è una vita persa di troppo».  

Il funzionamento dei sistemi di allerta precoce
La domanda è: ce la faremo davvero a dotare tutto il mondo di questi sistemi entro il 2027? Difficile dare una risposta netta: per capire la portata degli sforzi necessari a dotare un singolo Paese di un’infrastruttura early warning, bisogna innanzitutto capirne il funzionamento. Il segnale di notifica che sta facendo squillare i telefoni degli italiani (primo test italiano del nuovo sistema di allarme pubblico IT-Alert, gestito dalla Protezione civile nazionale) è l’esempio perfetto di uno strumento che avrebbe potuto evitare – o quantomeno limitare – il disastro libico. Ma facciamo un passo indietro. 

Un sistema di allerta precoce completo ed efficiente prevede quattro funzioni fondamentali: la valutazione del rischio, il monitoraggio e l’emissione di allarmi, la comunicazione e la capacità di risposta. Per quanto riguarda la terza funzione, gli operatori delle telecomunicazioni giocano un ruolo essenziale nel garantire un’efficace comunicazione e una diffusione tempestiva degli allarmi, assicurando che essi raggiungano il maggior numero di persone possibile.

Negli ultimi due decenni, la disponibilità di banda larga e l’utilizzo capillare degli smartphone con accesso a Internet hanno trasformato la rete mobile nel canale principale per la diffusione di allarmi di massa. Nel 2006, l’European telecommunications standards institute ha risposto al crescente interesse per questa categoria di sistemi (alimentato dopo lo tsunami nell’Oceano Indiano del 2004 e l’uragano Katrina del 2005) con un rapporto chiave, che ha gettato le basi per i moderni servizi di allerta precoce basati su dispositivi mobili. Tra i requisiti vi erano il raggiungimento di almeno il novantasette per cento della popolazione in tempo reale, la gestione di grandi volumi di comunicazioni su reti congestionate, la garanzia di sicurezza e privacy e il mantenimento di un’elevata copertura geografica.

Il documento dell’Etsi concludeva che le tecnologie più appropriate erano la trasmissione cellulare e il servizio di Sms. Il primo, ovvero il cell broadcasting (basato sulla trasmissione per celle telefoniche), è il migliore: non richiede la preregistrazione dei numeri o la manutenzione di database per preservare la privacy degli utenti, a differenza dell’approccio one-to-one degli Sms. È il caso dell’IT-Alert in fase di sperimentazione in Italia: questa modalità consente l’accesso all’invio dell’avviso solo al personale autorizzato e può visualizzare i messaggi in più lingue con segnali acustici automatici. Ciò lo rende più efficiente e sicuro. Inoltre, un canale dedicato elimina i rischi di congestione della rete in situazioni di messaggistica di massa. 

Il contenuto testuale degli allarmi è di esclusiva responsabilità delle autorità governative e di emergenza, mentre gli operatori di telecomunicazioni forniscono l’infrastruttura di rete e si limitano a trasmettere. La disponibilità di reti affidabili e di qualità è dunque essenziale per allertare la popolazione in situazioni di emergenza. In un Paese dove tale disponibilità è limitata e l’autorità governativa è messa in discussione, il sistema risulta più difficile da realizzare. Il caso della Libia è diverso: stando alle parole di Taalas, l’arretratezza del centro meteorologico (che si occupa della valutazione del rischio e del monitoraggio) ha compromesso l’intero processo fin dall’inizio.

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Gli early warning systems sono quindi meccanismi che, solo se ben oliati in ogni loro singolo ingranaggio, permettono una prevenzione davvero utile. Per accelerare la diffusione di questi sistemi, la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato degli operatori di telefonia mobile svolge un ruolo cardine. Ancor prima, però, è fondamentale disporre di un’infrastruttura meteorologica all’altezza e tenere conto della diffusione di device mobili tra la popolazione.

Infine, anche l’esistenza di quadri normativi è fondamentale: l’approccio europeo, ad esempio, si è dimostrato efficace per accelerare l’adozione progressiva di questi sistemi. In questo senso, il sostegno economico di carattere internazionale è importante, ma non basta: serve che i singoli Stati si convincano a seguire le indicazioni prospettate dall’Onu, attuando profonde riforme. Mai come ora c’è bisogno di standard tecnologici, telecomunicativi e di sicurezza utili per affrontare un pianeta e un clima sempre più imprevedibili.