
È stata la prima leader politica a visitare l’Ucraina dopo l’invasione russa, ha incontrato Volodymyr Zelensky a Kyjiv il primo aprile 2022, in una capitale ancora sotto coprifuoco e circondata da carri armati: le immagini di quell’incontro sono già una simbolo della politica europea. Roberta Metsola non si è mai risparmiata, ha pesato ogni singolo gesto, ogni parola, quando si trattava di sostenere l’Ucraina contro la Russia e il suo ingresso nell’Unione europea. Oggi, in un’intervista pubblicata dal Guardian, la più giovane presidente di sempre del Parlamento europeo dice di aspettarsi che gli Stati membri avviino negoziati formali per l’ingresso dell’Ucraina già a dicembre.
Nel dialogo con Juliette Garside a Bruxelles, Metsola parla del palese antagonismo di alcuni Stati europei nei confronti di Kyjiv, delle prospettive lunghe della guerra, delle criticità sull’allargamento dell’Unione europea – parla anche dell’ingresso di Albania e Moldavia – e del peso economico del sostegno a Kyjiv, che richiede lo sforzo massimo a tutti i governi.
«L’Unione europea ha bisogno di accelerare l’accesso all’Ucraina e agli Stati balcanici che hanno già fatto domanda di ingresso per frenare il rischio di interferenza russa in questi territori», dice Metsola. «Tirare la corda sull’allargamento non farà altro che alimentare il nazionalismo e l’estrema destra: aumenta gli estremi, l’euroscetticismo, e crea nelle campagne elettorali dei Paesi candidati battaglia che si vincono o si perdono sulla base del sogno e della speranza dell’ingresso nell’Ue».
Metsola vorrebbe iniziare i colloqui formali per l’ingresso di Kyjiv prima di Natale, ma la decisione spetta ai ministri dell’Unione che si incontreranno formalmente a dicembre. Prima, a ottobre, ci sarà un vertice per valutare i progressi dell’Ucraina sulla riforma del sistema giudiziario, sul contenimento della corruzione e l’apertura dei suoi mercati. «Mi aspetto un risultato concreto in questi appuntamenti perché dare l’impressione di aver stabilito obiettivi e scadenze che non possiamo rispettare sarebbe il segnale peggiore», dice la presidente del Parlamento europeo.
È chiaro però che, come si dice ormai da tempo nei corridoi di Bruxelles, l’Ucraina – così come gli altri Paesi canditati – non può entrare nell’Unione senza una riorganizzazione dell’Unione stessa. In primo luogo perché le istituzioni di Bruxelles non sono pensate per così tanti Stati membri. «Naturalmente il modello che abbiamo oggi non sopravviverebbe con trentadue o trentatré membri, anche a livello economico, ma dobbiamo discuterne ora», dice Metsola.
Prima dello scoppio della guerra l’Ucraina aveva una popolazione di quarantaquattro milioni di abitanti, un vasto settore agricolo e danni di guerra stimati in quattrocentoundici miliardi di dollari anche prima della devastazione causata dalla distruzione della diga di Kakhovka. In più l’Ucraina commercia già liberamente all’interno dell’Unione. «La preadesione significa anche accesso ai fondi, accesso alle università, accesso per gli studenti, possibilità di attingere al mercato interno, se applichiamo tariffe di importazione ed esportazione. Abbiamo detto per anni che l’Ucraina non poteva essere collegata alla rete elettrica europea. Ci sono voluti solo pochi giorni per farlo una volta iniziata la guerra. Alla fine è sempre stata una questione di volontà politica», conclude la presidente del Parlamento europeo.