Una piccola nubeIl paradosso economico dell’Irlanda

Dublino ha un Pil in crescita, il surplus del budget e il tasso di occupati al massimo storico. Ma la popolazione non gode i benefici di questo ciclo positivo a causa degli alti costi del settore immobiliare e la carenza dei servizi pubblici

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L’economia irlandese gode di ottima salute e sta attraversando una fase di espansione dopo il collasso sperimentato durante la pandemia. A dimostrarlo sono i dati macroeconomici come il tasso di occupati al massimo storico, il Prodotto Interno Lordo in crescita del tre per cento nel 2023 e un surplus del budget previsto sia per questo che per i prossimi anni grazie agli effetti di una tassa imposta alle multinazionali.

Non tutto, però, sta andando per il verso giusto e il discorso cambia quando si passa dall’ottimismo dei dati macroeconomici alle preoccupanti condizioni di vita di una parte della popolazione. Gli alti costi del settore immobiliare e le carenze dei servizi pubblici impediscono a molti di godere dei benefici della crescita provocando frustrazione e disincanto nei confronti dell’esecutivo al potere. 

Dublino, nel tentativo di limitare i danni, ha  previsto l’erogazione di sussidi energetici e un aumento del sei per cento della spesa pubblica suscitando però le critiche dell’Irish Fiscal Advisory Council (IFAC), un ente che si occupa di monitorare lo stato di salute delle finanze pubbliche. L’IFAC ha reso noto che la spesa pubblica dovrebbe crescere al massimo del cinque per cento l’anno e che i maggiori investimenti dovrebbero essere finanziari dall’aumento delle tasse e da tagli mirati in altri ambiti. L’esecutivo ha respinto le critiche al mittente e ha rivendicato libertà di azione.

Il governo, che vede la partecipazione dei centristi del Fianna Fail, dei conservatori del Finne Gael e dei Verdi, è stato formato dopo le elezioni del 2020 che si erano concluse con la vittoria di misura del Sinn Fein. Il successo dei nazionalisti di sinistra, già braccio politico dell’IRA, aveva spinto gli arcirivali del Fianna Fail e Finne Gael scendere a patti e formare un esecutivo di coalizione.

Un recente sondaggio, realizzato da Ireland Thinks per il Sunday Independent, ha evidenziato come il Sinn Fein goda del sostegno del trentatré per cento degli elettori mentre il Fianna Fail e il Fine Gael sono fermi, rispettivamente, al diciotto e al ventuno per cento dei voti. Quarto posto per i Socialdemocratici, con il sei per cento dei voti mentre i Verdi non superano il due per cento e rischiano di sparire.

Si tratta di una tendenza preoccupante per la coalizione di governo che, ora, dovrà cambiare le cose per provare a riguadagnare consensi e porre rimedio ad alcuni problemi cronici del Paese. Evidentemente mai risolti perché l’incoraggiante performance macroeconomica non ha prodotto benefici per tutti.

Tra questi problemi spicca la crisi abitativa irlandese che, come ricordato da Euronews, ha provocato un raddoppio dei prezzi degli immobili e degli affitti negli ultimi dieci anni costringendo molti giovani a lasciare il Paese oppure a tornare a vivere con i propri genitori. L’emergenza si è aggravata dopo il crollo del mercato azionario del 2008 e oggi, nonostante gli alti tassi di occupazione, il tasso dei senza fissa dimora è ai massimi storici e supera le cifre della Grande Carestia del XIX secolo. 

A essere colpiti dalla crisi sono soprattutto i più giovani, che dieci anni fa erano troppo piccoli per acquistare oppure affittare una casa quando i prezzi erano ai minimi storici e oggi non hanno un reddito sufficiente per poter condurre una vita dignitosa.

Nel 2013 il sessanta per cento delle persone con un età compresa tra i venticinque e i trentaquattro anni era proprietario di un immobile mentre oggi questa percentuale si è abbassata al ventisette per cento. Non potersi permettere un’abitazione significa, per molti, anche l’assenza di una prospettiva di vita familiare e data l’ampiezza del fenomeno una possibile crisi demografica per il Paese.

L’insicurezza abitativa riguarda anche chi vive in affitto perché in Irlanda gli inquilini godono di poche tutele e i proprietari delle abitazioni possono ricorrere agli sfratti con facilità. Il governo, riconoscendo questa problematica come meritevole di attenzione, aveva introdotto un bando temporaneo agli sfratti il 28 ottobre del 2022 ma l’intervento ha avuto una durata temporale limitata e il provvedimento è scaduto all’inizio dello scorso aprile. 

L’ex Tanaisté (Primo Ministro) Micheál Martin aveva giustificato la scelta dell’esecutivo dichiarando, come riportato dall’Irish Times, che un bando dalla durata «indefinita» avrebbe aggravato la crisi abitativa perché avrebbe indotto molti proprietari di abitazioni a uscire dal mercato immobiliare riducendo così l’offerta. 

Una relazione  del dipartimento dell’Edilizia Abitativa ha certificato come gli sfratti siano stati, nel periodo compreso tra aprile e ottobre 2023, la seconda causa più frequente che ha spinto le famiglie a diventare senzatetto. Mike Allen, che ricopre un ruolo esecutivo nell’associazione Focus Ireland, ha riferito all’Irish Examiner che è «terribile» che il numero di famiglie prive di una casa sia aumentato del trenta per cento in un anno ed ha aggiunto che «non si tratta però di una situazione inevitabile e bisognerebbe iniziare ad agire per aiutare queste famiglie e i loro figli».

Allen ritiene che nuovi provvedimenti legislativi dovrebbero costringere gli enti locali a fornire alloggi dignitosi e sicuri a queste famiglie offrendo loro, al tempo stesso, sicurezza e protezione.

Il settore dei servizi, come quello della sanità pubblica, rappresenta un altro punto debole per lo Stato irlandese. Il Tanaisté Leo Varadkar ha riconosciuto, pur affermando che il sistema ha anche aspetti positivi, la presenza di lunghe liste d’attesa e del cronico sovraffollamento dei reparti di emergenza negli ospedali del Paese. I problemi, come evidenziato da dichiarazioni dell’Irish Medical Organization del marzo 2022, sono il risultato dell’incapacità governativa di erogare fondi sufficienti al settore sanitario. 

La mancanza di investimenti per potenziare la forza lavoro,  l’infrastruttura  ospedaliera e incrementare il numero di posti letto è dannosa perché non soddisfa le necessità di una popolazione che è sempre più anziana e bisognosa di cure. Gli interventi dell’esecutivo, come chiarito dalle ammissioni dello stesso Varadkar, non sono ancora  riusciti a far rientrare la situazione nella normalità ed è probabile che si debba andare più in profondità per affrontare quanto sta accadendo.

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