ForzalavoroIl superlavoro post vacanze, la paura del discount e le cronache dalla piattaforma del reddito

Nella newsletter di questa settimana: il workaholism che ci rende più felici, le previsioni economiche al ribasso della Commissione Ue, la Siisl e gli annunci scaduti e il crollo dei consumi alimentari. Ma anche il boom dei gig worker, la vendemmia francese in mano automatizzata e i robot camerieri

(Unsplash)

PERCHÉ CI PIACE DIRE CHE LAVORIAMO TROPPO
C’è chi al ritorno dalle vacanze riprende a lavorare gradualmente, provando a godere ancora un po’ del ritmo estivo. E poi c’è chi rientra in ufficio passando direttamente dalle ferie al superlavoro, come se le vacanze non ci fossero mai state. Anzi, col senso di colpa di essere stati assenti e la foga di dover recuperare il tempo perso. Email non lette, clienti trascurati, scadenze che si avvicinano e si accavallano. Tanto da sentire pure qualcuno dire: «Meglio non andare in ferie».

Chiariamo un punto
Fare pause periodiche dal lavoro non è un lusso. È essenziale per avere prestazioni e crescita durature. Lo dicono svariati studi: proprio come gli atleti devono avere periodi regolari di riposo e recupero per dare il meglio di sé ed evitare infortuni, i lavoratori hanno bisogno di periodi di tempo lontani dal lavoro per recuperare energie fisiche e mentali.

Ferie arretrate Eppure sempre più spesso non usiamo tutti i giorni di riposo previsti dai contratti, accumulando giorni e giorni di ferie arretrate. Quasi la metà dei lavoratori americani non usa tutte le ferie a disposizione. Le principali ragioni del mancato riposo sono la pressione dei capi, la preoccupazione di restare indietro, il senso di colpa di dover lasciare maggiore carico ai colleghi in aziende sempre sotto organico. Ma c’è anche la paura che l’eccessivo tempo libero possa compromettere le possibilità di carriera o addirittura aumentare il rischio di perdere il lavoro.

Siamo sinceri Quello che però non ammettiamo a noi stessi – dice la Harvard Business Review – è che spesso preferiamo sentirci troppo occupati, o addirittura sopraffatti, dal lavoro anziché non esserlo abbastanza. Sentiamo di dare valore alle nostre giornate quando lavoriamo molto rispetto a quando non lo facciamo. Lavorare non è solo un modo per tenerci occupati, ma anche per dimostrare il nostro valore, agli altri e a noi stessi.

Collusi con i capi L’immersione nel lavoro a molti di noi serve a tenere a bada i sentimenti di inadeguatezza, ansia, solitudine, tristezza e vuoto che possono sorgere quando abbiamo del tempo libero. Perché abbiamo paura di annoiarci. E anche se non ci piace o non ci appassiona particolarmente il lavoro che svolgiamo, spesso lo consideriamo meno ansiogeno rispetto alle alternative. Il risultato è che, nonostante ci lamentiamo con amici e familiari, siamo in realtà silenziosamente collusi con i datori di lavoro che ci incoraggiano a lavorare troppo.

  • Si parla di workaholism, dipendenza dal lavoro, proprio perché è una forma di auto-anestesia. Che la droga sia il lavoro, l’alcol o Internet, il punto è fuggire dai sentimenti che vogliamo evitare. Quello che distingue il maniaco del lavoro da altre forme di dipendenza è che non è solo socialmente accettabile, ma anche economicamente e socialmente glorificato.

Effetto boomerang Il paradosso però è che dedicare lunghe ore e pensare costantemente al lavoro rende in realtà più difficile essere pienamente assorbiti e coinvolti nel nostro lavoro. Nel corso del tempo, questo porta a una diminuzione della produttività, a tassi più elevati di burnout e persino a una maggiore probabilità di mortalità.

State già progettando le ferie di Natale, vero?

L’ANGOLO DEL GIUSLAVORISTA
Parliamo del Tfr Se è vero che il livello delle retribuzioni in Italia è basso, il Trattamento di fine rapporto, Tfr, rappresenta un’ancora di salvezza quantomeno per chi ha avuto la fortuna di instaurare un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Labour Weekly di questa settimana ci aiuta a capire come funziona, dove si può accantonare e perché il Tfr denota una certa sfiducia del legislatore nelle nostre capacità di risparmio.

 

MANOVRA STRETTA
Virano al ribasso gli aggiornamenti delle previsioni economiche estive della Commissione europea. Nel 2023, il nostro Pil crescerà dello 0,9 per cento, mentre nel 2024 si fermerà allo 0,8 per cento. La contrazione della crescita è linea con quanto accadrà, in media, nel resto dell’Ue e dell’Eurozona. Eppure in Italia ci sono punti critici da tenere d’occhio, oltre al debito alto ovviamente.

Highlights:

  • Gli esperti di Bruxelles muovono una critica sugli stipendi bassi. Se i salari non crescono, secondo la Commissione, la ragione va cercata anche nella lunga durata degli accordi e delle negoziazioni salariali. Un passaggio che sembra criticare le dinamiche della contrattazione collettiva, appoggiando quindi chi sostiene la necessità di introdurre il salario minimo. Inoltre, dicono, l’indicizzazione dei salari nel nostro Paese fa riferimento a un tasso di inflazione più basso rispetto a quello reale, perché non tiene conto dell’effetto degli aumenti di prezzo dell’energia importata.
  • La Commissione prevede che i tassi di partecipazione al lavoro si stabilizzeranno dopo la robusta crescita registrata fino alla metà del 2023. La riduzione della platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza, che avrebbe dovuto aumentare la partecipazione al mercato del lavoro, non sembra quindi avere per il momento effetti positivi.

Un altro segno meno La produzione industriale torna in negativo. L’Istat stima per luglio un calo dello 0,7 per cento. L’indice complessivo diminuisce del 2,1 per cento in un anno.

Nota bene Questi numeri negativi, ovviamente, non aiutano in vista della legge di bilancio e delle trattative per il nuovo Patto di stabilità. La premier Meloni, dal G20 in India, se l’è presa con la Commissione Ue per il mancato via libera dell’Antitrust di Bruxelles sull’accordo tra Ita e Lufthansa. Per giunta una settimana complessa, con la riunione di politica monetaria della Bce (giovedì), l’Eurogruppo e l’Ecofin (venerdì e sabato). Nel corso della riunione dei ministri dell’Economia, si affronterà pure in modo ufficiale la questione della mancata ratifica della riforma del Mes da parte del Parlamento italiano.

In agenda Partono le audizioni sulla tassa sugli extraprofitti delle banche. Nei giorni scorsi i tecnici del Senato hanno sollevato dubbi su possibili rischi di incostituzionalità.

CRONACHE DALLA PIATTAFORMA
Stiamo imparando a conoscere la Siisl, Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa, ovvero la piattaforma che dovrebbe inserire al lavoro i percettori del reddito di cittadinanza.

  • Abbiamo scoperto che ci sono annunci già scaduti, che si tratta soprattutto di offerte di lavoro temporaneo e che quasi mai viene indicata la retribuzione.
  • Il paradosso è che i centri per l’impiego non possono accedere alla piattaforma. Solo i patronati hanno l’accesso per supportare i percettori nella compilazione della domanda. Ma nessuno ha fatto formazione sulla piattaforma agli operatori dei patronati e gli uffici in alcuni casi stanno rinviando gli appuntamenti ai beneficiari per imparare prima a capire come funziona la macchina. Il problema è che più tardi si compila la domanda, più tardi arriveranno 350 euro mensili.

NUMERI & FATTI
La paura del discount Per capire dove sta andando l’economia italiana, più che seguire gli zero virgola del Pil, è il caso di guardare ai movimenti negli scaffali dei supermercati italiani. L’anteprima del Rapporto Coop 2023 dice che, a fronte di stipendi che non crescono e prezzi che salgono, gli italiani stanno riducendo quantità e qualità del cibo che comprano. Spaventa la virata verso i discount, tanto che il governo ha firmato un accordo per un “trimestre anti-inflazione” per calmierare i prezzi di alcuni prodotti.

Non è una notizia Riprende l’anno scolastico e si torna a parlare dei precari della scuola.

Operai digitali Secondo un rapporto della Banca Mondiale, il gig work online sta crescendo a livello globale, con un +41 per cento tra 2016 e 2023, creando un’importante fonte di occupazione per donne e giovani nei Paesi più poveri. Questa spinta, tuttavia, sta generando preoccupazione per la mancanza di tutele dei lavoratori.

Arrivano i robot Se manca la manodopera, arrivano le macchine. Accade in Francia, dove – in vista della vendemmia – due terzi dei viticoltori sono ancora a corto di braccianti e solo un decimo dei 750mila ettari di vigneto ormai è vendemmiato manualmente. Situazione simile in Corea del Sud dove, tra carenza di personale e aumento dei salari, i ristoratori stanno ricorrendo sempre più ai camerieri robot fabbricati in Cina.

Per oggi è tutto.

 

Buona settimana!

Lidia Baratta

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